L’addio a Eugenio Gritti: «Custodiva la bellezza riportandola al suo splendore originario»
I FUNERALI. Nella mattinata di venerdì 7 agosto l’ultimo saluto al noto restauratore 91enne.
Lettura 1 min.Bergamo
La cura che Eugenio Gritti metteva in ogni piccolo gesto da restauratore non era solo un esercizio di stile fine a sé stesso, ma la riaffermazione di un principio più alto. Un manifesto di vita.
Nella chiesa di Sant’Alessandro in Colonna a Bergamo, nella mattinata di venerdì 7 agosto, in tanti hanno voluto dire addio al 91enne restauratore, scomparso mercoledì mattina. Titolare della storica bottega di via don Luigi Palazzolo, Gritti ha portato la sua attività a diventare una delle più apprezzate d’Italia nel settore dell’arte lignea, mettendo la sua firma su tante opere prestigiose in tutto il Paese. La sua maestria lo ha fatto avvicinare anche al grande artista bergamasco Giacomo Manzù, di cui è diventato anche amico.
Il ricordo di monsignor Carzaniga
«Quando pensiamo a Eugenio, pensiamo al suo lavoro, alla sua famiglia, ai Gritti restauratori», sottolinea il parroco di Sant’Alessandro in Colonna, monsignor Giovanni Carzaniga. «Un lavoro tanto bello, intenso e unico che ci rimanda a uno dei termini più amati da Papa Giovanni XXIII: ristorare. Il restauro, come il ristoro, significa ridare vita, custodire la bellezza riportandola al suo splendore originario. Quella bellezza autentica che rianima le persone, restaura le esistenze e ridona speranza».
Le parole del figlio Luciano
La guida dell’attività di Eugenio, Bottega Gritti, ora passa al figlio Luciano, già suo collaboratore da molto tempo: «Mio padre ha vissuto un’infanzia piena e felice nonostante le difficoltà della guerra. Tanti ricordi che raccontava sempre con un sorriso. Oggi pensiamo al restauro come a un’arte fatta di poesia e fascino. Ma quando iniziò lui, la vita della bottega artigiana era severa e rigorosa, costellata di sacrifici. La scelta di dedicarsi a questo mestiere gli ha permesso di diventare un punto di riferimento nel Nord Italia».
Accanto alla vita professionale, c’è stata anche quella familiare. «Ha vissuto un matrimonio felice con la nostra mamma Angela, che si è presa cura di lui con un amore straordinario. Insieme hanno costruito una famiglia che continua nei suoi figli e nei sei nipoti. Come tutti, aveva anche dei difetti, ma sono proprio quei limiti a restituirci il ricordo di una persona vera e autentica».
(Foto di Bedolis)
Da ricordare anche il contributo e l’aiuto che Eugenio offrì, in veste di alpino, al popolo friulano, stremato dal sisma del 1976. «Era un uomo sorridente, educato e discreto. Sapeva misurare le parole sia nella qualità sia nella quantità». E, in un tempo in cui il mondo sembra andare nella direzione opposta, «mi auguro che i miei figli, i suoi nipoti, possano imparare da lui il valore del lavoro fatto bene, dell’umiltà, del rispetto per gli altri e della capacità di vivere con semplicità e dignità».
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