L’impresa di Gatti, barista scalatore sul tetto d’Europa

LA SPEDIZIONE. Raggiunta la vetta del monte Elbrus, riconosciuta come vetta più alta del Vecchio continente, nel Caucaso russo.

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Dopo essere giunto in vetta, con la bandiera italiana fra le mani, confessa di essersi lasciato scappare due lacrime. Quelle di chi si arrampica sul tetto d’Europa e, scrutando l’orizzonte, ricorda quanti sacrifici ci siano voluti per arrivare fin lì. L’alpinista-barista bergamasco Pietro Gatti pochi giorni fa è tornato da una spedizione che l’ha visto conquistare i 5.642 metri del Monte Elbrus (riconosciuta come vetta più alta del Vecchio continente), nel Caucaso russo.

La spedizione

La spedizione individuale di Pietro (ad accompagnarlo c’era solo la guida obbligatoria) è cominciata il 24 giugno da Mineralnye Vody, città termale della Russia meridionale, da cui è partito il trasferimento verso i campi base dell’Elbrus. Il giorno seguente è iniziata l’ascesa: «Tra giornate di acclimatamento e pratica, siamo passati da duemila metri all’ultimo step, in attesa di individuare la finestra giusta per raggiungere la vetta», spiega Gatti.

La scalata

Alle 2,30 del 4 luglio, la partenza per coprire l’ultimo tratto della scalata alla regina d’Europa. Un muro da mille metri di dislivello al 40% di pendenza, che l’ha portato sulla sommità alle 8,30 del mattino. «Sono stato fortunato perché nel primo pomeriggio è arrivata la bufera: la principale insidia sul Monte Elbrus che nel 2021 è costata la vita a cinque alpinisti», ricorda lo scalatore.

La preparazione

Il traguardo appena raggiunto è frutto di una dura preparazione iniziata due mesi prima della partenza. L’avvicinamento alla spedizione ha visto Gatti impegnato ogni settimana in «escursioni sul ghiacciaio del Monte Rosa, uscite in bicicletta da 150 chilometri e diverse ore di spinning domestico». Tanto impegno e tanta fatica, con un’incognita: «Mi sono allenato due mesi senza nemmeno sapere se sarei riuscito a partire. Il visto per la Russia me l’hanno concesso solo tre giorni prima della partenza».

Ma gli impacci burocratici, le notti al gelo e i lenti e faticosi passi verso la vetta sono valsi l’attesa. Una volta sulla cima, con il mondo ai piedi , le emozioni ti investono e «ogni traguardo ti dona suggestioni nuove», spiega Gatti. L’Elbrus, per il titolare del bar «Check-in» di Oriocenter, è solo l’ultima bandierina piantata lungo un percorso d’amore senza confini per la montagna, che nel 2022 l’ha portato sulla vetta del Denali in Alaska e sull’Island Peak nel 2023.

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