Nuovi spazi Caritas: «Il dormitorio è come una luce nella notte che fa rifiorire la dignità»

ACCOGLIENZA. Il Vescovo all’inaugurazione dei due nuovi spazi di Caritas. La sindaca: «Un dono alla città». Gafforelli: «Per una società più inclusiva»

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«Il dormitorio è una luce nella notte». Il Vescovo Francesco Beschi ha scelto e sottolineato questa immagine, forse più di altre, per descrivere il senso «di una delle infinite opere che la Chiesa e la Caritas di Bergamo mettono in campo».

E l’ultima di queste opere, quasi un coronamento nel 50° della Caritas diocesana, è stata l’inaugurazione di ieri pomeriggio, doppia: il nuovo dormitorio femminile di via Maglio del Lotto, già pronto con i suoi 14 posti , dove il Vescovo ha impartito la sua prima benedizione e le autorità istituzionali hanno tenuto i loro interventi; e il nuovo dormitorio maschile di via del Conventino, 15 posti più due per i volontari , dove si è ripetuto un momento di raccoglimento e di benedizione. La prima struttura, intitolata a Madre Teresa di Calcutta, ha 14 posti più due per i volontari in servizio di notte, è collocato all’ultimo piano dell’edificio che ospitava l’istituto delle suore adoratrici e sostituirà da lunedì lo storico dormitorietto presso le suore della Palazzolo, che aveva solo nove posti; perché la seconda struttura, intitolata alla biblica Zabulon come lo sono le adiacenti docce, accolga i primi ospiti occorrerà ancora qualche giorno per terminare l’allestimento.

Caritas, inaugurati due nuovi dormitori a Bergamo

Yuri Colleoni

La riflessione

Don Roberto Trussardi, direttore di Caritas diocesana, ha ricordato la corsa alla generosità che ha coinvolto privati cittadini, enti, parrocchie, fondazioni, aziende (citata, in particolare, la realtà «fuori diocesi» della Banca di credito coopertivo di Carate e Treviglio) e che ha permesso, finora, di raccogliere ben oltre 600mila euro: «Ma tutto è accompagnato dal volontariato, che è nel nostro Dna e in cui crediamo tanto. C’è qualcuno tra voi – ha detto rivolgendosi alla piccola folla in via Maglio del Lotto – che voglia impegnarsi? Stare con i poveri può essere faticoso, ma è bello. Il tema della disuguaglianza è lì, parliamone in modo chiaro. Tutti hanno il diritto di avere una casa, del cibo, dei vestiti».

Ha aperto, così, la strada alla riflessione del Vescovo: «Noi diamo risposte – ha detto monsignor Beschi – alle conseguenze di un sistema, di un modo di vivere e di politiche del nostro Paese e non solo, ma è assolutamente necessario lavorare sulle cause che alimentano la povertà». Chi ne è colpito va ringraziato «perché ci ricorda il Vangelo e Gesù, ci interpella a nome dell’umanità». Il Vescovo ha ricordato il messaggio del Papa per la prossima Giornata dei poveri, il cui titolo richiama il Salmo «Il Signore è il rifugio dei poveri».

Ecco, «il dormitorio è un rifugio, come quello illuminato che capita di vedere in montagna, quando è sceso il buio. Il dormitorio è un rifugio nella notte, come i rifugi di guerra». Ha fatto ricorso a un ricordo personale: «Per otto anni, il dormitorio della mia città è stato a pochi metri dal mio oratorio. I miei ragazzi non avevano paura dei poveri. Nelle sere d’inverno c’era un minestrone che per me era il più buono del mondo. Ricordo le Messe di Natale al dormitorio: un ospite suonava “Astro del ciel” facendo vibrare la foglie di vite tra le labbra. Lacrime incontenibili». Il dormitorio dice «accoglienza, protezione, condivisione e affidamento reciproco». Un affidamento in cui, come ha ricordato il Papa, «rifiorisce il senso della propria dignità».

La collaborazione

La sindaca Elena Carnevali ha definito le due strutture «un segno decisivo, visibile e potente», «un dono alla città», ma anche «una scelta etica che risponde a un bisogno di dignità umana, a una strategia condivisa con l’amministrazione. Tutti abbiamo letto con preoccupazione l’ultimo rapporto della Caritas. La povertà assume una connotazione di “normalità stabile”. Ha il profilo delle persone anziane o quello meno visibile delle donne, assume le forme dei percorsi più diversi». Il tentativo, ha aggiunto, «non è solo quello di dare una risposta alla “bassa soglia”, ma di costruire una progettualità, condizioni che permettano di uscire dalla povertà. Ma questo è il segno distintivo di una città e di un territorio.

Con il sostengo delle reti forse non riusciremo a essere invincibili (parafrasando il libro del cinquantenario “Non siamo stati invincibili. Ma ce l’abbiamo messa tutta”, ndr), ma più umani sì». Per il presidente della Provincia, Gianfranco Gafforelli, i due nuovi dormitori «non significano solo accoglienza, sono anche segni concreti di attenzione verso chi versa in condizioni di fragilità. La Caritas svolge da decenni un ruolo insostituibile. Grazie alla collaborazione tra istituzioni e realtà del terzo settore, volontari e cittadini, possiamo costruire una società più inclusiva e attenta alle esigenze di tutti».

Il piano dell’accoglienza

Quello che è già pronto, invece, è il «piano» dell’accoglienza. Spiega Riccardo Radaelli, coordinatore degli educatori, che «nel dormitorio femminile le volontarie presenti di notte saranno due, non più solo una: ne abbiamo già pronte una ventina, mentre per il maschile abbiamo una decina di candidature che contiamo di aumentare e di formare in vista di una utenza diversa rispetto a quella del Galgario: si tratterà di persone in là con gli anni, con qualche fragilità». A dar conto del livello del bisogno, anche per i nuovi dormitori (che offriranno un riparo temporaneo, da pochi giorni a pochi mesi, prima del successivo inserimento in altri progetti di accoglienza) ci sono già liste d’attesa.

Le testimonianze

Non poteva mancare, ieri, la voce di chi nei dormitori lavora, o è ospitato. L’esperta operatrice Elena Ravasio ha dedicato un pensiero al dormitorietto della Palazzolo, «alle poltroncine, ai letti, alle pareti che riportano tutte le storie di vita, le risate e le urlate che ci siamo fatte: ora auguro a questo nuovo, bel dormitorio, di diventare ancora più bello, di riempirsi delle storie e delle emozioni delle donne che accoglieremo da lunedì». La volontaria Ester Vanotti ha ricordato quando «noi crocerossine chiedemmo a Caritas, undici anni fa, se la nostra esperienza potesse essere utile. Ci furono aperte le braccia e le porte delle Palazzolo. Ho conosciuto il mondo della strada, ogni donna lo porta con sé, nelle borse, nello zaino. Noi le accogliamo, e chiediamo loro soltanto il nome, nel luogo del pulito, della tregua, del riposo. È un’esperienza di inclusione e di accoglienza reciproca». Sharon, 27 anni, ivoriana, ospite: «Ci sono persone che quando ti parlano ti fanno rilassare. È come una famiglia. È la prima volta che mi fido, che provo ad avere delle amicizie. Il dormitorio mi ha dato la speranza e la perseveranza. Non ho avuto una vita facile, ma ora sta cambiando tutto».

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