Rifugi, nella Bergamasca stagione ai nastri di partenza. «Non sono hotel, salite attrezzati»
IN MONTAGNA. Pronte all’accoglienza le 35 strutture ricettive in quota. Appello del Cai: «Serve un giusto equipaggiamento e una volta arrivati non fate richieste fuori luogo». Quelli «familiari» e intimi e quelli maxi in cerca di personale.
C’è chi ha già aperto, chi aprirà da maggio e chi solo quando la neve sarà quasi completamente sciolta. E c’è chi sarà ampliato o si prepara ad ampliarsi. Ancora chi, grazie ai numeri di fatto limitati, non ha problemi di personale e chi, al contrario - soprattutto le strutture più grandi - sono alle prese con la difficoltà di trovare personale. Ancora, chi potrà contare su gestori «storici», che magari hanno iniziato decenni fa, e chi, invece, inizia la propria avventura proprio quest’anno.
Nella Bergamasca sono 35
La stagione dei rifugi alpini ed escursionistici (35 sono quelli in terra bergamasca presenti ufficialmente sul sito rifugi.lombardia.it) è di fatto già iniziata con i primi weekend primaverili e quindi le prime aperture (anche se alcuni rifugi restano aperti tutto l’anno nei fine settimana, come il Capanna 2000 di Oltre il Colle).
«Non sono alberghi»
Sarà «assalto» come nel 2025? «Dopo l’anno del Covid - spiega Donato Musci, presidente della commissione rifugi del Cai di Bergamo - abbiamo assistito a un incremento notevole delle presenze in montagna. Con tutti i suoi pro e i suoi contro. Perché soprattutto nei rifugi più vicini è facile vedere chi arriva con equipaggiamento poco adeguato, oppure con richieste fuori luogo. Occorre ricordare che i rifugi non sono alberghi. Negli ultimi anni molte strutture hanno migliorato la qualità dei servizi offerti. Restano, comunque, pur sempre dei rifugi e come tali devono essere avvicinati. Pensare di poter arrivare con un trolley in un rifugio, come qualcuno ha chiesto, non è pensabile».
«Le strutture più grandi, come avviene purtroppo nella ristorazione, fanno fatica a trovare personale»
«Anche in questo - continua Musci - il compito dei rifugisti non sempre è facile. Occorre saper mediare tra quelle che sono le richieste dei clienti e le reali possibilità del rifugio stesso». Rifugi che restano presìdi fondamentali per chi frequenta la montagna, per molti un traguardo dell’escursione, per altri punto di partenza verso le cime, dopo un pernottamento. E il rifugista diventa così figura fondamentale a cui rivolgersi per conoscere itinerari e per la propria sicurezza.
Novità al «Fratelli Calvi»
Tra le novità di questa stagione la gestione di uno dei rifugi storici del Cai di Bergamo, il «Fratelli Calvi» di Carona, quartier generale lo scorso 12 aprile del trofeo Parravicini di scialpinismo. Dal 1° gennaio, a guidare la struttura, sono tre giovani dal Milanese e da Monza Brianza: Federico Pessina, 27 anni, di Paderno Dugnano, Matteo Corrain, 32 anni, di Bresso, e Luca Cattaneo, 24 anni, di Bovisio. Insieme gestiscono da alcuni anni il rifugio Chiavenna, in Valle Spluga (Sondrio). Così, dopo circa 70 anni, il rifugio Calvi non ha una gestione bergamasca. Negli anni passati, almeno dagli anni Cinquanta (il rifugio fu costruito nel 1935), è stato infatti sempre gestito da orobici, in particolare brembani e di Carona.
Si amplia il Benigni
Il 2026 sarà anche l’anno dell’ampliamento del rifugio Benigni di Ornica (proprietà della sezione Cai di Piazza Brembana): avrà una decina di posti letto in più. «Un piccolo rifugio - dice il neo presidente del Cai di Piazza, Paolo Piccinelli - ma che registra negli ultimi anni un grande afflusso. Per questo abbiamo pensato a un ampliamento degli spazi per il pernotto e della cucina». Rifugi che spesso diventano «nidi famigliari», con i figli che crescono in alta quota.
Da vent’anni a gestire il Benigni (vi arrivò quando aveva 19 anni) è Elisa Rodeghiero: qui sono cresciuti i figli, Caterina, ora 16 anni, e Francesca, di 13. Rifugio «di famiglia» anche il Longo di Carona, da cinque anni gestito da Mattia Monaci e Giulia Cattaneo, anche loro con il figlioletto di 7 anni sempre in quota durante l’estate.
Rifugi piccoli che non hanno problemi di personale. «Ma ci sono le strutture più grandi - spiega Musci - che purtroppo, come accade anche nella ristorazione - fanno fatica a trovare personale. Diverse strutture stanno cercando proprio in queste settimane». Per chi volesse trascorrere un’estate diversa vicino al cielo le porte sono aperte.
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