Da Treviolo a Monaco, Davide fa carriera in Germania con l’IA

LA STORIA. Davide Gualandris, a soli 29 anni coordina un team di 15 persone e ha ricevuto un prestigioso riconoscimento per il suo lavoro da Reply. «Bergamo? Mi mancano il cibo, gli affetti, lo stadio e i gelati in Città Alta».

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Monaco di Baviera

Da Treviolo a Monaco di Baviera, portando con sé tenacia e concretezza orobica. È la storia di Davide Gualandris, ventinovenne bergamasco che, dal 2023, lavora in Germania come Senior Cloud Architect & AI Engineer. «Mi sono diplomato presso l’Istituto tecnico industriale “Guglielmo Marconi” di Dalmine – racconta Davide Gualandris –, poi, dopo le superiori, mi sono iscritto all’università».

Davide studia Informatica alla Bicocca di Milano e, nel 2019, ha modo, grazie al Programma Erasmus, di fare un’esperienza all’estero. «Durante il primo anno di magistrale – spiega il giovane –, ho vissuto per sei mesi a Cracovia. Un momento molto significativo della mia vita che, da un punto di vista soprattutto umano, mi ha alquanto formato, permettendomi di immergermi in una realtà, seppur europea, piuttosto diversa rispetto a quella italiana».

Alla Reply a Torino

Finita l’università e laureatosi con 110 e lode, Davide, nel capoluogo lombardo, trova occupazione in un’azienda informatica. «Ho cominciato a lavorare nel 2020, per la Reply, che ha sede a Torino e che, quotata in Borsa, conta circa 17 mila dipendenti – dice Gualandris –. Ho iniziato come consulente e come sviluppatore informatico». Un bel traguardo che, nel 2023, subisce una sterzata verso un orizzonte nuovo. «Mi pentivo di aver svolto l’Erasmus una sola volta – afferma Davide –, desideravo mettermi ancora in gioco in un contesto differente rispetto a quello del mio quotidiano, conoscere luoghi in cui non ero mai stato. Fortunatamente, la Reply aveva e tuttora ha diverse filiali nel mondo e i suoi dipendenti hanno quindi la possibilità di spostarsi nelle varie sedi estere. Scelgo, con convinzione, Monaco di Baviera, città che, da sempre, mi incuriosiva».

Il trasferimento a Monaco

Una scelta che, con sé, porta anche inedite responsabilità. «Pian pianino, mi è stata data la possibilità di fare carriera – spiega Gualandris –. Oggi sono Team Leader, coordino un gruppo internazionale di una quindicina di persone e ricopro la carica di Senior Cloud Architect & AI Engineer. Sostanzialmente, in parole povere, attraverso l’intelligenza artificiale, mi occupo di automatizzare e ottimizzare i processi aziendali, facilitando i compiti dei nostri sviluppatori informatici. Ma, lavorativamente parlando, quel che più mi rappresenta è la condivisione della conoscenza. In questi anni, ho organizzato sette speech aziendali in presenza, trasmessi anche in streaming al resto dei colleghi. Quattro di questi li ho tenuti alla Reply Xchange, la conferenza di punta tedesca della nostra impresa, che si svolge ogni anno alla BMW Welt di Monaco: una giornata dove i migliori progetti vengono presentati davanti a migliaia di professionisti provenienti da tutta Europa. Ho organizzato anche diversi hackathon, in Germania e in Polonia». Uno zelo professionale che, recentemente, è stato premiato. Ai Reply Awards 2026, Gualandris ha ricevuto il Reply Knowledge Sharing Champion Award. Ma le difficoltà non sono mancate.

Il riconoscimento

«La lingua, soprattutto all’inizio, è stata un grosso ostacolo – dice Gualandris –. Prima, in Germania, c’era più flessibilità, ora è difficile trovare lavoro se non si padroneggia un buon livello di tedesco. Diciamo che il modo migliore per imparare la lingua è trovarsi una partner del luogo. Per fortuna non ce l’ho (ride, ndr): le ragazze qui, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, sono infatti molto dirette. Al primo appuntamento, pagano da bere e ti chiedono se vuoi figli e, nel caso, quanti ne vuoi. Ad ogni modo, nonostante ora abbia un buon livello di tedesco, con la mia squadra e con i nostri clienti mi relaziono in inglese». Ma gli shock culturali non finiscono qui.

«In Italia e, in generale, in Europa meridionale, diamo un valore diverso al cibo – afferma il giovane –, sia a livello qualitativo che simbolico. Mangiare significa stare assieme, significa condivisione. Qui no. E questa cosa, forse, si riflette anche nella ristorazione. I camerieri tedeschi non sono né ospitali né sorridenti e pretendono la mancia, come se stessero facendo un favore all’avventore: inconcepibile, per me. Il costo della vita, inoltre, è molto alto e un caffè lo si può pagare anche quattro euro. È anche vero, però, che pure gli stipendi sono più alti». Ma gli aspetti positivi non mancano.

Una metropoli tranquilla

«Monaco conta più abitanti di Milano eppure non pare una metropoli – spiega il bergamasco –. È decisamente più tranquilla e ogni quartiere sembra un piccolo paese. Insomma, è decisamente più vivibile. La Baviera, del resto, è piena di piste ciclabili, di pale eoliche e di pannelli solari. E poi c’è una sensibilità diversa. Alla domenica, per esempio, gli esercizi commerciali sono tutti chiusi. Lo trovo giusto: anche chi lavora al supermercato ha diritto, durante le festività, a stare con la propria famiglia. Gli orari di lavoro, inoltre, vengono rispettati. I tedeschi alle 17 staccano completamente e vanno a bere una birra con gli amici al parco o vicino al fiume. In Italia non funziona proprio così».

Già e l’Italia? «Dell’Italia mi manca tutto – afferma il ventinovenne –, cibo, cultura, affetti. Un bel gelato alla stracciatella in Città Alta, lo stadio, i concerti e i compleanni degli amici. In futuro, comunque, non nego che mi piacerebbe ritornarci, magari con la mia ragazza, che è spagnola. Ma il filo che mi unisce a casa non si è spezzato. Sono Cto di Twigo Music, un’etichetta musicale indipendente italiana che co-gestisco con Alessio, il mio socio: una realtà che punta a scoprire e a far crescere i nuovi talenti della scena urban, accompagnandoli in un percorso artistico e strategico completo». Ma nel cuore di Davide c’è ancora spazio per i sogni e la speranza. «Mi piacerebbe molto creare una famiglia tutta mia, un po’ come quella del Mulino Bianco (ride, ndr) – spiega Gualandris –, ma anche mettermi in proprio. Spero inoltre che l’Italia torni ai fasti di un tempo, se così si può dire, come era negli anni Novanta. Mi auguro che gli stipendi, fermi da oltre trent’anni, possano finalmente crescere e che si possano aprire maggiori possibilità per più persone, soprattutto per i giovani».

Bergamo senza confini

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

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