Pesca alla sarda, è la fine di un’era? Pochi agoni e niente folla sulle rive
SUL SEBINO. Delusi i pescatori dilettanti: «Anni fa una trentina per sera, ora se va bene dieci». Male anche l’inverno dei professionisti. Dopo le limitazioni, si pensa a un «piano» contro i siluri.
Lettura 2 min.Nel vedere che non abboccano, anche i più irriducibili stanno mollando la presa, o sarebbe meglio dire la lenza. Tanto che fa quasi specie passare lungo la litoranea e non vedere quell’infilata di canne da pesca che storicamente facevano su e giù, per poi sollevare dall’acqua un agone dietro l’altro. Tempi di magra per i pescatori di sardine sul lago d’Iseo. Anche i limiti imposti da Regione Lombardia – quest’anno è la prima volta, per gli agoni – per ora non sembra stiano sortendo l’effetto sperato, con la delusione degli appassionati.
Drastica diminuzione
Ma la «drastica diminuzione» delle sarde di lago, come la definisce anche Lorenzo Archetti, giovane pescatore di professione di Monte Isola e uno dei quattro produttori di sarde essiccate sott’olio (le sue, insieme a quelle di un altro isolano, sono le uniche a marchio Slow Food), non è cosa nuova, purtroppo. «La stagione peggiore è stata quella tra novembre 2023 e marzo 2024», spiega Archetti. L’agone che viene essiccato, infatti, è quello che i professionisti possono catturare in inverno, calando le reti in mezzo al lago. «Anche l’ultimo inverno non è stato buono, ma è andato leggermente meglio rispetto all’anno prima». Le sarde non spariranno dalle tavole, insomma. «Ma certamente ce ne sono meno», conclude Archetti, che resta ottimista: «Il pesce è ciclico, staremo a vedere».
Anche Raffaele Barbieri, altro giovane pescatore di professione, di casa a Clusane d’Iseo, conferma: «In giro si sono viste pochissime sardine. Considerata la situazione, le restrizioni regionali introdotte quest’anno a scopo di tutela devono, a mio giudizio, essere confermate anche per i prossimi anni. Le sardine non devono scomparire come le alborelle».
I limiti fino al 1° luglio
Per tutelare la riproduzione delle sarde (la «frega»), che si avvicinano alle rive per deporre le uova tra maggio e giugno, gli addetti ai lavori hanno consigliato di introdurre delle limitazioni: inizialmente la richiesta avanzata a Regione sembra sia stata quella di una sospensione fino al 1° luglio. Per tutti. Poi si è deciso per i giorni alterni nello stesso periodo. Così dal 15 giugno, all’apertura della stagione, il mercoledì, il sabato e la domenica via libera ai dilettanti, mentre il martedì e il giovedì largo ai professionisti. Ma anche nei giorni consentiti, quest’anno non si è vista la folla che, per tradizione e non senza una nota di folklore, assiepava le rive, arrivando da ogni dove con parenti e amici al seguito, appostati con lenze e bilancelle, tavolini, seggiole e borse frigo per conservare le preziose sardine, pesce «povero» entrato a pieno titolo nei menù di ristoranti e sagre.
Siluri e non solo
«Anni fa ne pescavamo una trentina per sera, ora a malapena una decina, se va bene – ammette il tavernolese Giuseppe Foresti, da anni pescatore dilettante –. Delusi dai numeri, dopo ore e ore di tirar su e giù la lenza, tanti hanno desistito. I siluri, comunque sono sempre in agguato, ne ho visti tanti». Quello dei siluri che infestano le acque del Sebino, facendo man bassa dei pesci più piccoli è uno dei temi sul tavolo di Regione, che sta portando avanti azioni di contenimento con reti selettive a ridosso delle sponde. Ma si punta a strutturare un «piano straordinario» per il prossimo futuro. Il siluro, però, non è l’unico problema: anche le temperature e i livelli del lago possono influenzare il pesce e la pesca, così come la mucillagine dovuta alla fioritura algale, che sporca le maglie delle reti e non consente il lavoro dei professionisti.
Quali soluzioni? Oltre alle limitazioni e alle campagne di contenimento del siluro, c’è chi propone di incubarla, la sarda. Attualmente nella «nursery» di Clusane vengono allevati coregoni, lucci e tinche. Ma c’è chi dice che l’agone, date le sue dimensioni esigue, sia difficile da «spremere». E senza uova, niente avannotti. Al di là della delusione delle preoccupazioni, comunque, si spera nella stagione futura: «Questo fenomeno è già capitato – ricorda Lodovico Bettoni, dilettante dal 1974 –. Poi le sarde sono ricomparse».
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