(Foto di Claudio Montanari)
L’APPUNTAMENTO. Roberto Mercadini, scrittore narratore, porta in scena il capolavoro di Melville in «Moby Dick - Sebbene molti abbiano tentato». «Oggi si avverte la necessità di capire, cerco di spiegare concerti complicati divertendo».
Nella prefazione alla prima traduzione italiana di «Moby Dick» - risalente al 1941 - Cesare Pavese definì il capolavoro di Melville come un «poema sacro», invitando i lettori ad avvicinarsi a quest’opera immensa, destinata a lasciare dietro di sé un alone di mistero quando si prova a riflettere sul senso più profondo della sua allegoria.
Roberto Mercadini - narratore, scrittore e divulgatore – è convinto che «Moby Dick» sia una delle opere più fraintese nella storia della letteratura mondiale e forse per questo motivo ha voluto lanciare una sfida: raccontarla sul palcoscenico, attraverso un’immersione nei suoi abissi simbolici, linguistici e filosofici. L’appuntamento è per venerdì 23 gennaio alle 21 al Cineteatro Gavazzeni di Seriate con lo spettacolo «Moby Dick - Sebbene molti abbiano tentato» (biglietti disponibili presso la biglietteria del teatro o sul sito TicketOne).
Originario di Cesena, Mercadini si esibisce in tutta Italia con i suoi monologhi, che spaziano dalle Sacre Scritture all’origine della filosofia, dalla letteratura ai temi sociali. Il suo libro «Bomba atomica» (edito da Rizzoli) è risultato miglior libro del 2020 secondo i lettori di «Robinson», l’inserto culturale di «Repubblica». Mercadini è molto noto anche al pubblico televisivo, grazie alla sua presenza come ospite alla trasmissione di Rai 3 «Splendida cornice» condotta da Geppy Cucciari.
«Non è un amore nato sui banchi di scuola, ma è arrivato grazie a una commissione. Io scrivevo monologhi su commissione, un po’ come facevano gli artisti nel Rinascimento. Mi era stato chiesto di scegliere tra un monologo su un racconto di Conrad e un monologo su “Moby Dick”. All’inizio ho pensato che fosse troppo complesso, quasi impossibile, fare un monologo su “Moby Dick”. Ma ero in una fase della vita in cui avvertivo il desiderio di superare i miei limiti e sfidare me stesso. Ho scelto di fare la cosa più difficile e ho deciso per il monologo su “Moby Dick”. In realtà non l’avevo mai letto, perciò mi sono immerso in quest’opera e ho scoperto qualcosa che non mi aspettavo: non si tratta semplicemente di un libro di avventura, ma di un’opera sperimentale, in cui l’autore cambia stile in ogni capitolo, diventando di volta in volta comico, epico, filosofico, tecnico. Sembra che voglia mostrare al lettore tutto quello che si può fare con le parole. Alla fine me ne sono innamorato».
«Per due motivi. Prima di tutto molti pensano che sia un libro di avventura e quindi un libro epico: complice di questo fraintendimento è stato anche il bellissimo film del 1956 interpretato da Gregory Peck. In realtà il narratore - Ismaele - non è un personaggio epico: è un marinaio imbranato e spiantato, che risulta spesso comico. Il testo è scritto in molti stili diversi ed è ricco di digressioni, spesso tecniche o comiche: anche per questo amo definirlo un “libro-mondo”, un testo che sembra tentare di comprendere tutto lo scibile umano. Inoltre molti pensano che “Moby Dick” sia un libro per ragazzi, forse perché per molto tempo sono state pubblicate delle riduzioni pensate per l’infanzia. Niente di più lontano dalla realtà: “Moby Dick” non è un libro per ragazzi, è un’opera sperimentale, una sorta di “Ulisse” di Joyce dell’Ottocento».
«Penso che in questo momento storico ci sia un grande bisogno di capire, di fare chiarezza. In passato si erano diffusi lo sperimentalismo e l’avanguardia, forse perché c’era voglia di infrangere le regole. Oggi invece si avverte soprattutto la necessità di capire e di chiarire. Io provo a fare proprio questo: spiegare concetti complicati nel modo più chiaro e accessibile possibile, trasmettendo al pubblico entusiasmo e divertimento. Al termine di questo spettacolo, spesso gli spettatori mi si avvicinano per dirmi che hanno voglia di leggere il libro: questa è la mia vittoria più grande».
«È esattamente così. Fare semplificazione significa secondo me prendere una cosa complessa e fingere che sia semplice. Le cose complesse sono fatte di molte cose semplici interconnesse tra loro. Ma servono cura e pazienza per smontare un concetto complesso, dividerlo in tante parti semplici e poi spiegarle singolarmente».
«La mia vera identità si rivela quando sto sul palco e quando scrivo. Le altre attività servono a portare più persone a teatro e a risvegliare in loro la voglia di leggere i miei libri».
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