«C» come Carrara: la nuova identità visiva dell’Accademia

IL MUSEO. Presentato il nuovo logo dello studio Tomo Tomo, che richiama la pianta dell’edificio ed è accompagnato dalla frase: «Non hai ancora visto tutto». Pacelli e Bonaldi: raccontiamo una realtà che si rinnova mantenendo un legame profondo con la propria storia.

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Bergamo

Il mistero è svelato: il nuovo segno dell’Accademia Carrara è una «C». Dopo la campagna di teaser che nei giorni scorsi aveva acceso la curiosità sui social, il museo presenta la sua nuova identità visiva, progettata da Tomo Tomo in stretta collaborazione con il team dell’istituzione. Una lettera che diventa marchio, ma anche cornice, lente, strumento per mettere a fuoco particolari delle opere. E che racchiude più di un rimando: Carrara, naturalmente, ma anche collezione e collezionismo, parole che appartengono alla storia del museo. La geometria del segno richiama la pianta neoclassica dell’edificio, gli archi della facciata e quelli presenti nei dipinti. Può accompagnare il nome del museo, cambiare proporzioni, inquadrare un volto o isolare un dettaglio.

Rosso e bronzo

Il nome storico resta Accademia Carrara, affiancato nel logo dalle parole «Museo» e «Bergamo». Una scelta, quest’ultima, particolarmente felice: Carrara e Bergamo sono nomi inscindibili per la storia dell’istituzione, nata dalla generosità di un collezionista e cresciuta nel tessuto culturale della città. Esplicitare questo legame significa riconoscerne le radici, oltre a renderlo più leggibile anche fuori dai confini italiani. Al tradizionale rosso Carrara, poi, si aggiunge il bronzo, tonalità calda e luminosa.

Il Cantiere Museo

Il nuovo marchio, insomma, non cancella il passato, ma prova a reinterpretarlo e il primo banco di prova sarà «Federico Zeri. Un diario personale», la mostra che dal 12 novembre inaugura «Cantiere Museo», il nuovo percorso espositivo dedicato ai lavori in corso sul patrimonio del museo.

Il dialogo dell’arte

Il marchio precedente, legato alla riapertura del 2015, traduceva lo stemma araldico del fondatore Giacomo Carrara in un simbolo astratto ed essenziale. Ora, al riferimento allo stemma subentra la capacità di trasformarsi e di interagire con le immagini: «Cercavamo un segno forte e riconoscibile - spiega Davide Di Gennaro dello studio milanese Tomo Tomo – e la C ci è sembrata particolarmente efficace non soltanto perché richiama il nome e l’architettura del museo, ma anche per la sua forma aperta, che suggerisce un’istituzione pronta ad accogliere la città. Abbiamo voluto, inoltre, scegliere forme e caratteri tipografici essenziali, puliti e contemporanei. Un contrasto voluto con il patrimonio della Carrara, per sottolineare che un museo di arte antica può essere, nel dialogare con il pubblico, profondamente contemporaneo».

Un segno ricco di possibilità

Non è, dunque, solo una questione estetica: cambiare identità visiva significa scegliere come un’istituzione desidera essere riconosciuta, quali aspetti della propria storia mettere in primo piano e quale relazione instaurare con il pubblico. La sfida, per un museo, è aggiornare il linguaggio senza inseguire semplicemente la novità: «Con la nuova identità visiva vogliamo raccontare la Carrara di oggi, un museo che si rinnova mantenendo un legame profondo con la propria storia e le proprie collezioni. - spiegano la direttrice Maria Luisa Pacelli e il general manager Gianpietro Bonaldi - Il progetto ha risposto a queste esigenze attraverso un segno semplice, ricco di possibilità, che richiama il nostro nome e la nostra storia, ma può anche diventare una cornice attraverso cui osservare le opere. Questa capacità di orientare lo sguardo esprime un aspetto importante della nostra identità. È in questo senso che il nuovo progetto visivo è accompagnato dalla frase “Non hai ancora visto tutto”: un invito a guardare e riguardare, perché ogni opera ha sempre qualcosa di inaspettato da rivelare».

Elegante e versatile

La vera differenza è tra un marchio che si fa guardare e un marchio che insegna a guardare. Il primo conquista l’attenzione per sé; il secondo la restituisce alle opere, alle storie e alle persone che le incontrano

È proprio qui che lo slogan che accompagna il nuovo marchio, «Non hai ancora visto tutto», assume il suo significato più interessante. In un museo, guardare non equivale semplicemente a vedere: significa fermarsi, tornare su un’opera, scoprire una relazione, cogliere un particolare prima sfuggito. La nuova C promette di accompagnare questo esercizio di attenzione, ma la sua efficacia non si misurerà soltanto nella riconoscibilità su manifesti, schermi e cataloghi. Un segno può essere elegante, versatile, memorabile, e restare comunque un involucro. La vera differenza è tra un marchio che si fa guardare e un marchio che insegna a guardare. Il primo conquista l’attenzione per sé; il secondo la restituisce alle opere, alle storie e alle persone che le incontrano. È su questo terreno, più che sulla riuscita grafica, che la nuova identità della Carrara sarà chiamata a dimostrare il proprio valore.

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