Chiamamifaro: «In testa ho tanta musica che cresce insieme a me»

L’INTERVISTA. La giovane cantautrice bergamasca il 25 luglio sarà protagonista con la band del concerto di chiusura della rassegna Lazzaretto Estate 2026. «Proporrò al pubblico anche una canzone nuova. Un piccolo assaggio di quello che sarà il nuovo progetto».

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Bergamo

Per la festa di chiusura del «Lazzaretto Estate 2026» va in scena il 25 luglio Angelica Gori, in arte Chiamamifaro. La giovane cantautrice suona con la band. A fine concerto si balla con la musica scelta dal deejay Stefano Federici di Radio Number One (inizio ore 21.30; ingresso libero). «Sono felice di suonare al Lazzaretto, spazio che ha ospitato icone della musica, anche internazionali. Mi sono esibita in tanti luoghi della città, ma questo mi mancava», spiega Chiamamifaro. «Sarà una grande festa a conclusione di una rassegna importante. Live full band: siamo in sei sul palco. Il set è costruito con cura, proporrò al pubblico anche una canzone nuova. È un piccolo assaggio di quello che sarà il nuovo progetto».

Che momento è questo, artisticamente parlando?

«Apparentemente silenzioso, per quanto riguarda la mia presenza in giro, in realtà pieno di musica dentro le pareti di casa e nella mia testa. Sono in fase super creativa e sono contenta. Sto scrivendo un disco di cui parleremo quando arriverà il momento giusto. È un lavoro che mi sta facendo scoprire un modo diverso di vedere, di scrivere la musica».

Alle spalle diversi singoli, un primo ep, l’album d’esordio, altri ep, come giudica il suo percorso?

«Mah, penso che rispecchi tutte quelle che sono state le tappe della mia carriera musicale e della mia vita privata. La musica è cresciuta insieme a me. Riguardando la mia discografia dall’inizio mi rendo conto che, strada facendo, ho acquisito consapevolezza, sicurezza. Oggi sono concentrata sul capitolo che verrà e c’è un’ulteriore presa di coscienza. È un disco che si discosta da quel che ho fatto in passato. Sono curiosa di vedere come verrà. Faccio di testa mia, senza paracadute».

Quanto entra il privato nelle sue canzoni?

«In realtà più di quello che si percepisca. Non amo scrivere canzoni strettamente autobiografiche, ma credo che in tante delle mie composizioni, vecchie e nuove, ci sia il mio punto di vista. Mi piace nascondermi dentro le storie che racconto».

«La musica è cresciuta insieme a me. Riguardando la mia discografia dall’inizio mi rendo conto che, strada facendo, ho acquisito consapevolezza, sicurezza. Oggi sono concentrata sul capitolo che verrà e c’è un’ulteriore presa di coscienza. È un disco che si discosta da quel che ho fatto in passato. Sono curiosa di vedere come verrà. Faccio di testa mia, senza paracadute»

Il disco che verrà in cosa si discosta dai lavori precedenti?

«Forse nel non rincorrere niente. Sto cercando di rimanere ancorata ad un punto, per raccontare meglio quello che mi circonda. La scrittura è cambiata, adotto un metodo molto artigianale».

Intende dire che non deve più dimostrare niente a nessuno?

«Credo di aver sempre fatto quel che volevo, ma quando inizi a fare il mestiere della musica sei giovane e giustamente ti lasci anche trasportare dalle correnti. Non è sempre facile trovare il proprio scoglio. Però vai avanti, lo cerchi».

«Sono una persona che sta sulle sue, abbastanza in controllo. Ho spesso avuto il timore di fare o di dire una cosa sbagliata. E in un contesto che va a sfogliare tutto quanto succede, scruta parola per parola, immagine su immagine, non è facile ambientarsi. Sei sempre filmato, microfonato. Devi cercare di essere naturale, sciolto, non è semplice. Però l’esperienza è interessante, ti obbliga a confrontarti con quel che sei, a lavorare sulla tua persona»

Il nuovo album sarà più acustico, meno elettronico, più suonato?

«Sì, molto suonato».

Parliamo di «Amici». Al di là di come sono andate le cose, dell’importanza dell’esperienza fatta, della crescita che ne può derivare, com’è stato stare per mesi sotto osservazione?

«È stato strano. Sono una persona che sta sulle sue, abbastanza in controllo. Ho spesso avuto il timore di fare o di dire una cosa sbagliata. E in un contesto che va a sfogliare tutto quanto succede, scruta parola per parola, immagine su immagine, non è facile ambientarsi. Sei sempre filmato, microfonato. Devi cercare di essere naturale, sciolto, non è semplice. Però l’esperienza è interessante, ti obbliga a confrontarti con quel che sei, a lavorare sulla tua persona».

A oggi quali sono le due canzoni che la rappresentano al meglio?

«Bello! Sceglierei “Casa mia”, l’ultima canzone dell’ep dell’anno scorso (“Lost & Found”, ndr), e “Valigia”, che è la prima dello stesso disco. Due lati della mia persona in conflitto tra loro: da una parte il viaggio, la valigia, l’irrequietezza che ho, dall’altra la casa, il luogo dove si sciolgono tutti i nodi, i sentimenti».

A proposito di canzoni, di giovani in ascesa, cosa ne pensa del fatto che a Sanremo abbiano cancellato la sezione «nuove proposte»?

«Mi dispiace. Negli anni passati ci sono state edizioni in cui i giovani sono stati valorizzati di più, altre meno, togliere del tutto uno spazio dedicato agli emergenti mi sembra un peccato. Spero che ci siano altri spazi, altre piattaforme per dare voce a quella musica giovane che tante volte non riesce ad affermarsi, a entrare nei canali mainstream».

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