È morto il sociologo francese Edgar Morin: nel 2002 la laurea honoris causa a Bergamo

IL LUTTO. Il sociologo e filosofo Edgar Morin, figura di spicco della vita intellettuale francese, è morto a 104 anni.

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Il sociologo e filosofo Edgar Morin, figura di spicco della vita intellettuale francese, è morto il 29 maggio all’età di 104 anni. Lo ha appreso sabato 30 maggio l’Afp dalla moglie. Gigante del pensiero con forti inclinazioni politiche di sinistra, è stato autore di un’opera variegata, nota ben oltre i confini francesi, che si contrapponeva alla sociologia tradizionale, presentandosi come una riflessione sull’umanità basata su dati scientifici.

«Fino ai suoi ultimi giorni, Edgar Morin è rimasto attento al mondo, agli altri e alle grandi sfide umane che hanno nutrito il suo pensiero», ha dichiarato la moglie Sabah Abouessalam Morin in una nota all’Afp. «Oggi il vuoto che lascia è immenso. Ma il suo coraggio, la sua fedeltà alle persone e alle idee, il suo rigore morale e la sua speranza continuano a guidarci», ha aggiunto.

La laurea Honoris Causa in Scienze dell’educazione a Bergamo

A lui l’Università degli Studi di Bergamo aveva conferito la laurea Honoris Causa in Scienze dell’educazione durante l’anno accademico 2002-2003 sotto il rettorato di Alberto Castoldi. «Con la laurea ad honorem a Morin - aveva spiegato il rettore in quell’occasione - vogliamo suggellare in maniera significativa i legami che da tempo esistono tra il filosofo francese e la nostra città, un legame iniziato nel 1986 quando partecipò ad un importante convegno organizzato dalla nostra Università». Morin era anche componente del Comitato scientifico del Centro di ricerca sull’antropologia e l’epistemologia della complessità ideato dal professor Ceruti.

Nonostante l’età avanzata, Edgar Morin è rimasto una figura di spicco e influente nel dibattito intellettuale. Le sue riflessioni sulla natura mutevole dei nostri stili di vita, con l’accelerazione della globalizzazione, rivelano molto sul nostro tempo. Insignito di lauree honoris causa da 38 università straniere, è stato autore di circa 40 libri, molti dei quali tradotti. L’originalità di questo ebreo laico, che si considerava un «predatore di conoscenza», risiedeva nel suo rifiuto della frammentazione del sapere, a favore di una visione culturale e scientifica multidisciplinare. Storico, filosofo e scienziato, ha cercato di abbattere i confini tra le discipline.

Nel quinto volume della sua opera magna in sei volumi, «Il Metodo», scrisse: «Più sappiamo dell’umanità, meno la comprendiamo. Le divisioni tra le discipline la frammentano, la svuotano di vita, di sostanza, di complessità, e alcune scienze che si definiscono umane arrivano persino a prosciugare la nozione stessa di umanità».

Edgar Nahoum nacque figlio unico l’8 luglio 1921 a Parigi, in una famiglia ebrea originaria di Salonicco, in Grecia, emigrata a Parigi. Nel 1941 si iscrisse al Partito Comunista e si unì alla Resistenza con lo pseudonimo di Morin. La sua opera ebbe un forte impatto con la pubblicazione, nel 1959, di «Autocritica», in cui racconta la sua espulsione dal Partito Comunista Francese (Pcf), di cui era stato una figura di spicco, e la sua cecità nei confronti dello stalinismo. In quel periodo fu anche uno dei fondatori del comitato di intellettuali contro la guerra d’Algeria.

La laurea che gli verrà consegnata domani rappresenta ovviamente anche un riconoscimento alla sua autorevolezza di un sociologo che ha saputo dare grande impulso allo sviluppo della Sociologia moderna». «Morin - spiega Castoldi - fa già parte della nostra Università, come componente del comitato scientifico del Centro di ricerca sull’antropologia e l’epistemologia delle complessità creato dal preside della Facoltà di Lettere, Mauro Ceruti, che peraltro si considera allievo di Morin e con il quale ha un rapporto preciso. Il nostro vuole essere un riconoscimento alla sua autorevolezza di sociologo, capace di dare notevoli impulsi allo sviluppo della Sociologia moderna».

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