Gabbani a Bergamo: «In Summer Funk canto 10 anni di vita in musica»

LIVE. Il cantautore Gabbani il 12 giugno porta il suo concerto antologico alla ChorusLife Arena. «Senza troppi fronzoli e lingue di fuoco, darò spazio alle canzoni».

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«Magico, italico, romantico» nei versi di «Summer Funk», Francesco Gabbani ama le canzoni dalla «leggerezza profonda». Nella scrittura usa immagini pop, tira sempre in ballo i simboli della società consumistica, riferisce agli schemi culturali imperanti, non senza ironia. Nell’ultimo singolo conosciuto, racconta una generazione sospesa tra ambizione, smarrimento, voglia di levità. «Summer Funk» è un pezzo brillante e contemporaneo, ironico quanto basta a trasformare il ritmo dell’estate in una riflessione sul nostro tempo. È anche il motivo dominante della prossima tournée estiva che parte proprio da Bergamo, il 12 giugno con un concerto antologico al ChorusLife Arena (inizio ore 21; biglietti disponibili).

Tra immediatezza e profondità anche stavolta Gabbani ha scritto un inno alla libertà interiore, con un messaggio neppure troppo sottinteso: resistere ai tempi che corrono, con intelligenza e sensibilità. Sembra dire: desiderare tutto non porta all’appagamento di nulla. Lo stile è inconfondibile, per via di quella chiave ironica che porta a ragionare su tutto senza drammatizzazioni di sorta.

«Nello stile mi riconosco, altrimenti non continuerei su quella strada - spiega Francesco. - È una sorta di cifra “gabbaniana”. Non potrei fare a meno di questi “up tempo” che di base sono spensierati, tendono a farti muovere e ballare. Però mi piace suggerire spunti, momenti di riflessione a chi ascolta. Credo di non aver mai composto una canzone che non abbia tale caratteristica. Mai pensato ad un pezzo che parlasse di amori, spiaggia, ombrelloni. Magari ho messo anche quelle immagini, ma al servizio di un discorso altro. È il mio modo di fare musica. Lo stile è aperto e pop: sono sempre più convinto di non darmi dei limiti. Da una parte mi sento un cantautore e un po’ soffro se non vengo recepito come tale. In realtà sono multiforme, faccio cose stilisticamente diverse che esulano dal classicismo cantautorale, sebbene tenga ai contenuti».

Del resto artisti come Dalla e Rino Gaetano su quella strada hanno dato indicazioni imperdibili.

«Lucio è strettamente collegato alla scuola cantautorale, ma ha fatto cose come “Attenti a lupo” o “Ciao”, pezzi pop che leggono la società in modo profondo. E questo vale anche per Rino. All’inizio nessuno lo considerava più di tanto, ma la sua analisi sociale era dritta, carica di una ficcante ironia».

Il tour parte all’insegna di «Summer Funk», come l’ha pensato?

«È l’occasione per ripercorrere dieci anni di attività e vita , un tempo di cui non mi sono neppure accorto. Ripasso l’avventura attraverso le canzoni che il pubblico ha conosciuto ed amato, ma mi leverò anche lo sfizio di mettere in scaletta qualche pezzo meno noto. Ci saranno anche chicche estrapolate dagli album che sono usciti in questo lasso di tempo: da “Eternamente ora”, a “Magellano”, “Viceversa”, “Dalla tua parte”. Il concerto sarà senza troppi fronzoli, non per sminuirlo. Mi piace l’idea di portare sul palco la band per dare spazio alle canzoni. Gli artifici non mi interessano».

Dal vivo sa il fatto suo, non deve imparare niente da nessuno.

«Non tutti immaginano quella che è la mia dimensione live, molti sono legati solo alle canzoni di successo. Sul palco mi muovo con naturalezza, vengo dalla gavetta, ho suonato per anni nei locali, sulle piazze, alle sagre, di paese. So cosa vuol dire reggere il palco con gli strumenti che hai a disposizione. Continuo ad avere la convinzione che dal vivo si debba andare al succo della questione, magari con un bell’impianto, anche dal punto di vista illuminotecnico. Non punto sulle lingue di fuoco. Ho un approccio “old style”, tradizionale».

Al di là dei successi, quali pensa che siano le canzoni che la rappresentano meglio?

«La domanda è appassionante e complicata. Ho difficoltà a scegliere per mia natura, ma ci provo. Ne dico tre. Sicuramente “Occidentali’s Karma”, “Viceversa”, ma anche “La mira” una delle mie canzoni che prediligo. Un pezzo minore di estrazione cantautorale. In concerto la suonerò nella fase acustica. Me la godo nella dimensione più intima: pianoforte e voce».

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