«La mia Odessa, da sempre al centro della storia, tra arte e guerra»

L’intervista Ugo Poletti vive e lavora da anni nella città ucraina. Nel suo ultimo libro l’orgoglio e il patriottismo degli abitanti che si difendono dall’invasione russa.

Mark Twain la paragonò a una metropoli americana e l’appellò come «California del Mar Nero», ma oggi che su Odessa è puntato l’obiettivo dei russi, la cosmopolita città dell’Ucraina specchio di inusitate bellezze artistiche e paesaggistiche nel cui passato glorioso respirano le memorie d’uomini di diverso ingegno e nazionalità, il suo destino oscilla al centro di una guerra impensabile e tragica. «Il suo valore strategico è geopolitico sotto un certo profilo per i russi è ancora più importante di Kiev», premette lo scrittore e giornalista Ugo Poletti che si occupa anche di formazione professionale. Da anni risiede a

Odessa dove ha fondato il giornale on line «Odessa Journal» in lingua inglese e ha appena pubblicato un saggio di sconcertante attualità e di interessanti cognizioni storiche: «Nel cuore di Odessa - L’orgoglio di una città al centro della storia» (Rizzoli, 208 pagine, 17,50 € - ebook 9,99 €). «Una potenza come la Russia grazie al supporto della Crimea e di Sebastopoli, occupando Odessa avrebbe di fatto il controllo del Mar Nero. A livello geostrategico questo la farebbe salire di rango e ciò per la Russia è importante nell’ottica di una sua posizione preminente di potenza mondiale».

Quali altri valori strategici rendono Odessa appetibile per i russi?

«Il primo è quello economico. La città è il cancello delle esportazioni della grande ricchezza delle produzioni agricole ucraine che sfamano con il loro grano, mais, olio di girasole e altri cerali, 400 milioni di persone nel mondo. Molti paesi dipendono dall’Ucraina per la loro alimentazione. Egitto, il Nord Africa e il Medio Oriente, ma anche India e Cina sono grossi importatori dei beni alimentari ucraini. Chi ha le chiavi del cancello, ovvero il porto di Odessa, gestisce la ricchezza di un intero Paese. Conquistare Odessa per la Russia sarebbe una vittoria clamorosa. Ma questa vittoria adesso appare molto lontana. Odessa, grazie alla sua

«Conquistare Odessa per la Russia sarebbe una vittoria clamorosa. Ma questa vittoria adesso appare molto lontana»

geografia è una città protetta dal mare e la marina russa ora non sembra più un pericolo dopo che sono state affondate 14 navi. Da terra i russi si sono ritirati, quindi è molto difficile che Odessa sia ancora minacciata e possa soccombere. Questa guerra che registra tante atrocità e dei veri e propri crimini, finirà sul campo di battaglia. La diplomazia non ha potere fino quando i russi penseranno che ogni giorno di guerra in più è un vantaggio per loro. Ma questo vantaggio gli va tolto e ciò significa che gli ucraini dovranno difendersi sempre meglio sbarrando la strada ai russi. Ma ho l’impressione - e questa è una mia modesta, ottimistica previsione - che entrambi i contendenti siano stanchi, fra qualche mese non ce la faranno più e dovranno fermarsi per forza».

La guerra del grano che rischia di affamare 400 milioni di persone è un ricatto più che una strategia bellica?

«I russi sono dei giocatori di scacchi, e sicuramente avevano messo in conto anche questa possibilità, così come avevano previsto le sanzioni delle quali avevano calcolato il rischio. Il blocco del grano è il grande ricatto che la Russia può esercitare sul mondo. Se domani gli egiziani, i siriani, i libanesi o altri popoli non potessero più mangiare, si riverserebbero sulle coste dell’Italia e in altre parti dell’Europa per cercare cibo. È una minaccia abilissima e terribile dei russi, che grazie a questa situazione stanno vendendo il grano che anche loro producono, olio di girasole e mais a buon prezzo ai paesi amici in cambio del loro appoggio diplomatico».

«È scattata una gara di generosità per sostenere l’Ucraina nella guerra. Questo è lo spirito vibrante della mia città che ha un’urbanistica molto francese, ortogonale, come la città di Torino»

Come sono gli odessiti e qual è oggi a Odessa il polso reale della situazione?

«Gli odessiti sono ucraini che parlano il russo, la lingua più diffusa in Ucraina, la lingua franca che tutti hanno studiato fino a pochi anni fa. Ciò nonostante si è dimostrata una città patriottica: per le leadership, gli imprenditori, i manager e la maggioranza della popolazione l’invasione russa è un oltraggio e una vergogna e hanno deciso di difendere la città e il loro status. Ed è scattata una gara di generosità per sostenere l’Ucraina in questo sforzo. Questo è lo spirito vibrante della mia città che ha un’urbanistica molto francese, ortogonale, come la città di Torino. Fu fondata da francesi, tedeschi, greci, molti ebrei, e da architetti italiani come il sardo Francesco Boffo. Dall’Italia, arrivavano frequentemente ad Odessa artisti, musicisti, poeti di ogni tipo. “ ‘O sole mio “, fu scritta a Odessa da Eduardo di Capua e Giovanni Capurro, poi vinse un concorso a Napoli e quando Caruso la registrò divenne un successo internazionale: ma il mare non era quello di Napoli».

Lei scrive che le guerre non sono frutto di follia ma si basano su calcoli precisi: su quali risultati puntano i calcoli dei russi?

«Credo che i russi ormai abbiano svelato il loro intento: non sono interessati a conquistare un pezzo di Ucraina o di Donbass che sono terre sottosviluppate con una importanza limitata (a parte Odessa) ma sancire una sorta di proclama: noi siamo ancora la maggiore potenza e vogliamo essere rispettati; l’Ucraina è il giardino di casa nostra, gli ucraini non sono un popolo indipendente, sono nostri sudditi, nostri sottoposti. Così i russi vogliono dimostrare al mondo che possono fare ciò che gli pare all’interno dei confini che vogliono e il mondo lo deve accettare. In qualche modo la Russia sta sfidando l’ordine internazionale per avere un riconoscimento di potenza e recuperare l’influenza persa. Questo è l’obiettivo finale, non solo un pezzo di Ucraina (anche se la vorrebbero tutta)».

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