L’arte di mantenere uno «sguardo bambino»
TENDENZE. «Il bambino a colori» è il libro più intimo e necessario dell’artista francese, che in questi giorni inizia a Bologna il tour «Chiacchiere a colori», con una tappa a Milano il 17 maggio.
«Bambino, per tutti i bambini. Quando penso a loro, mi vengono in mente queste parole: speranza, futuro, crescere». Bastano queste parole, poste all’inizio de «Il bambino a colori» (Il Saggiatore) per capire chi è Hervé Tullet: un uomo che ha tracciato un percorso pieno di fantasia, luce, creatività.
«Il bambino a colori» è il libro più intimo e necessario dell’artista francese, che in questi giorni inizia a Bologna il tour «Chiacchiere a colori», con una tappa a Milano il 17 maggio. Nel saggio si trovano aneddoti personali, in un racconto che avanza come i disegni dei bambini sulla pagina, dal caos alla bellezza. Tullet racconta un’infanzia vissuta con la sensazione di non essere visto. Eppure, da quel «bambino trasparente» è nato uno degli autori più amati della letteratura per l’infanzia. A dargli slancio l’incontro importante con un insegnante che lo ha avviato all’arte. Nel tempo ha avuto la capacità di mantenere uno «sguardo bambino», sempre pronto a stupirsi. La scrittura segue i suoi capisaldi: punto, linea, macchia, scarabocchio. Un lessico che è insieme stile e dichiarazione d’amore.
La stessa energia attraversa «Un curriculum per la creatività» (Erickson), scritto con Virgil de Voldère: un «librone» con tanti spunti pratici, che porta l’esperienza dei laboratori Tullet dentro le aule scolastiche. Più giocoso e immediato, «Battaglie di colori» (Franco Cosimo Panini), tradotto da Federica Previati, è un libro-arena per bambini dai 4 anni, adatto anche per giocare insieme, in famiglia o in gruppo, parlando di pace attraverso tante battaglie che si combattono con pastelli e pennarelli: scarabocchi, sfide grafiche, tornei. Pura gioia delle mani.
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