Lazzaro, sul letto della seconda morte tutti i suoi ricordi: lo spettacolo di deSidera

Teatro. La memoria della resurrezione venerdì 2 settembre alle 21 presso la basilica di S. Alessandro in Colonna. Doninelli, l’autore del testo: «Racconto la sua storia e quella delle due sorelle».

Lazzaro è «l’unico essere umano della Storia che è morto due volte. La prima volta è stato resuscitato, ma poi è morto ancora». Sulla sua doppia morte, anzi sulla rievocazione della prima morte nel momento della seconda, è fondato il nuovo spettacolo teatrale scritto da Luca Doninelli, originale ripensamento del celeberrimo episodio evangelico: «Lazzaro o della memoria». Produzione firmata Teatro de Gli Incamminati e «deSidera», lo spettacolo, interpretato dall’attrice Anna Della Rosa, andrà in scena questa sera alle 21 presso la basilica di S. Alessandro in Colonna (via sant’Alessandro), nel calendario del deSidera Bergamo Festival. «È molto bella la storia di questi tre fratelli, Marta, Maria e Lazzaro», esordisce lo scrittore. «Ciascuno con il suo carattere. Lazzaro, nel Vangelo, non parla mai. Marta è un personaggio molto sanguigno, quando sono a cena con Gesù si arrabbia con sua sorella perché sta lì ad ascoltarlo e non fa niente per servire in tavola: poi i rapporti fra loro cambiano, cambia soprattutto Marta, che è poi santa Marta. L’amicizia con Gesù ha cambiato queste due sorelle, senza bisogno di troppi discorsi. Una storia molto interessante, molto bella, di un’amicizia così umana che è divina».

Venendo, più specificamente, al testo della rappresentazione: Lazzaro sta morendo una seconda volta, quella definitiva. Soggetto già, a nostra saputa, del tutto inedito. «Le due sorelle si danno il cambio al capezzale del fratello che se ne sta andando. È Marta, quella un po’ più vivace, meno contemplativa, che gli tiene la mano quando muore». Lazzaro, prima, non ha mai parlato della sua morte e resurrezione; al momento della sua seconda morte «gli si spalanca la mente, e comincia a raccontare com’è stata “per lui”, dal suo punto di vista, la sua resurrezione, che noi vediamo sempre da fuori: il sepolcro che si apre, lui che viene fuori tutto bendato».

E la vediamo così anche sulla scorta di un’iconografia infinita, quanto, perlopiù, topica. Lazzaro, insomma, «ha in dono una visione di qualcosa che aveva rimosso, dimenticato. Nel mio testo, Marta, appena morto Lazzaro, va dalla sorella e le racconta ciò che il fratello le ha raccontato. Mi sono ispirato molto a tante cose che ho letto sulla Sindone. È chiaro che nessuno l’ha dipinta. Per lasciare impressa traccia di un volto su un lenzuolo deve essersi sprigionata una grande energia. Risorgere dev’essere costato a Gesù un’enorme fatica fisica. In quel segno impresso sul lenzuolo c’è la traccia di un’enorme energia. Ero affascinato dall’idea di questa forza, di questa fatica».

Tra l’altro, nel testo, Lazzaro a un certo punto dice che «non aveva nessuna voglia di risorgere, che nel sepolcro stava bene. Secondo le sorelle c’erano gli scarafaggi, c’era cattivo odore, ma lui sentiva profumo». L’idea sottesa è, anche, che «i valori che affermiamo richiedono fatica, sforzo, sacrifici. Non bisogna aver paura del sacrificio. Per fare qualcosa di grande bisogna fare fatica. Quando Lui ti chiama non è che tu aleggi come uno spiritello. Questo è il racconto di un uomo fisicamente fragile, malaticcio, che riceve una chiamata. È il racconto della propria morte e resurrezione fatto da un uomo che sta morendo una seconda volta. Non dice com’è l’aldilà, non arriva sino a quel punto, ma l’idea è che nella morte si può star bene, poi Uno ti dice devi tornare fuori e c’è tutta la fatica di quel ritorno. Lazzaro obbedisce a Gesù ma non obbedisce senza far fatica, senza un impegno. Mi sono immaginato che Lazzaro abbia dovuto veramente reimpegnare la sua libertà, la sua volontà. Risorgere per lui è stato un impegno etico». Citando lo scrittore e regista Marcello Marchesi «bisogna che la morte ci trovi vivi: Gesù pretende questo: che lui sia vivo. Questo non avviene senza la risposta di Lazzaro. “Lazzaro vieni fuori!”, e Lazzaro viene fuori, ma non perché è un automa, un drone. Viene fuori come uomo».

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