L’ingegno della pietra orobica nel Cerchio
«sospeso» del Pizzigoni
L’OPERA. «Il Cerchio Magico» è stato realizzato su iniziativa della Camera di Commercio di Bergamo e darà lustro al Padiglione culturale 10 del Marmomac.
Lettura 3 min.Si intitola «Il Cerchio Magico» l’opera proposta dall’architetto Attilio Pizzigoni per la mostra Marmomac Meets Academies 2026 a Verona, curata dall’architetto Giuseppe Fallacara, docente del Politecnico di Bari. Un’opera che si definisce nell’incanto strutturale di un cerchio fatto di conci marmorei (di provenienza bergamasca) tutti uguali che si autosostengono senza catene e contrafforti e senza armature, la cui prima idea va attribuita all’architetto bergamasco Giuseppe (Pino) Pizzigoni (1901-67), padre di Attilio. «Il Cerchio Magico» è stato realizzato su iniziativa della Camera di Commercio di Bergamo e darà lustro al Padiglione culturale 10 del Marmomac, nel quale l’ente camerale presenta la qualità del marchio collettivo «Pietre originali della Bergamasca».
L’opera è il traguardo di un percorso integrato iniziato nel 2026 con la fabbricazione dell’ossatura metallica presso il Dipartimento di Architettura, Costruzione e Design del Politecnico di Bari sotto la guida del professor Giuseppe Fallacara, proseguito con l’assemblaggio robotico digitale al centro Indexlab (diretto e fondato da Pierpaolo Ruttico) del Politecnico di Milano nella sede di Lecco, e completato sul territorio bergamasco dall’azienda Remuzzi e lo sponsor tecnico di Mapei.
Giovanni Zambonelli, presidente della Camera di commercio di Bergamo dichiara: «La Camera di commercio partecipa da ormai un ventennio a Marmomac con le imprese del marchio collettivo che abbiamo istituito per valorizzare i materiali lapidei bergamaschi. Quest’anno l’opera “Il Cerchio Magico” vuole essere la dimostrazione di un uso artistico, ma anche tecnologico, di materiali unici estratti dal nostro sottosuolo. Sono pietre che hanno costruito l’identità visiva dei nostri centri abitati, ma ora li presentiamo anche come materiali del futuro, parte di un artefatto che è frutto delle competenze di una filiera ad alto valore aggiunto in cui la tradizione artigianale dialoga con l’industria 4.0 e la robotica».
«Il Cerchio Magico» è l’omaggio all’idea di una speciale copertura ad arco progettata per una chiesa interamente in granito, mai realizzata da Pizzigoni padre, ma pubblicata nella rivista «Stile» di Gio Ponti, del 1944 e presentata al concorso per la chiesa del QT8 alla Ottava Triennale del 1946/47, e che fu anche oggetto di un brevetto. Per quel progetto Pino Pizzigoni disegnò una volta a botte in grado di coprire l’intera aula liturgica attraverso la sequenza parallela di archi autosostenuti in reciproco appoggio. La travatura ad arco non si comporta come un tradizionale arco di conci compressi e spingenti alla rive, ma raggiunge l’equilibrio per l’azione dei singoli conci che si connettono tra loro in mutuo e reciproco contrasto stabilizzante senza innescare forze di flessione nè spinte orizzontali agli appoggi.
Il riferimento concettuale va alla famosa struttura disegnata da Leonardo da Vinci (1452-1519) per un ponte in legno con travi reciprocamente appoggiate tra loro e indirettamente può anche ricordare le capriate di Philibert de l’Orme (1514-1570) realizzate con travi corte sfalsate e congiunte tra loro da chiavi lignee.
L’opera proposta per il Marmomac è quindi solo formalmente riferita alla geometria dell’arco e prende tale configurazione per contenere al suo interno la linea di spinta delle forze strutturali trasmesse dai conci che devono accavallarsi tra loro e quindi assumere la piega di un arco. I singoli conci, tutti uguali fra di loro, hanno per questo una struttura di acciaio inox che fa tutt’uno con le lastre incollate e imbullonate su tale anima meccanica. Tale precauzione è stata adottata per rispettare l’idea originaria leonardiana nella versione del progetto di Pizzigoni, e garantendo al contempo la sicurezza statica.
Le 13 pietre scelte per l’intero cerchio provengono da cave diverse ma tutte esistenti nel territorio delle Prealpi di Bergamo e sono state fornite da diversi cavatori per enfatizzare le molteplici caratteristiche dei materiali lapidei di cui è ricco il territorio bergamasco. Esse valorizzano la diffusa presenza di un lavoro tradizionale come quello dei cavatori, antico e moderno ad un tempo, sensibile ai problemi della sostenibilità ecologica e altrettanto aperto alle innovazioni del futuro .
L’opera installata vuole anche rappresentare la sezione esemplare di un sistema ideale complesso che si può immaginare nella ripetizione in parallelo di una serie lineare di strutture analoghe in grado di dare corpo a spazi coperti continui, a navate abitabili e realizzabili anche da una ingegneria del futuro. La proiezione tra passato e futuro, da Leonardo da Vinci a Pizzigoni e oltre, si manifesta oggi con particolare evidenza nella convergenza tra cultura costruttiva e ricerca algoritmica applicata alla fabbricazione.
Mercoledì 23 settembre alle 14,30 si terrà l’inaugurazione dell’opera, al termine dell’evento il Cerchio verrà smontata per essere rimontato alla Fiera di Bergamo, con l’intento di posizionarla nella galleria centrale, diventando una testimonianza permanente dell’ingegno e della pietra orobica.
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