Loredana Bertè domenica al Lazzaretto: «Porto sul palco il mio rock e la mia libertà»

L’INTERVISTA. «Conservo la stessa curiosità degli inizi e continuo a cercare le canzoni giuste. Penso a un album di cover».

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Regina incontrastata del rock italiano, decenni di carriera alle spalle, Loredana Bertè torna in città, domenica 28 giugno, al festival «Lazzaretto Estate 2026» (inizio ore 21.30; biglietti disponibili). Lontana dall’immagine classica della cantante italiana, è una «bad girl» che ha dato anima e corpo a una discografia esemplare, nata dalla fruttuosa collaborazione con autori importanti, da Fossati a Pino Daniele in grande spaccata. Dalle hit degli anni Settanta, sino ai recenti successi sanremesi, la qualità artistica della Bertè si è affermata nella volontà di attraversare tutte le musiche, dal beat in poi, passando per la «trilogia Fossati» che a tutt’oggi resta il punto più alto della sua carriera. Sempre al pezzo, sempre in cerca delle canzoni che parlano la sua lingua.

«Ho conservato la stessa curiosità degli inizi e continuo a cercare», spiega Loredana. «Ogni volta per buttarmi in un nuovo progetto devo convincermi al cento per cento. Sto ascoltando tanti pezzi per uscire con un nuovo album, ne abbiamo sentiti molti e selezionati pochi. È un processo creativo impegnativo. Uscirò con un altro disco solo quando sarò pronta».

Quasi trent’anni fa in un pezzo come «Rap di fine secolo», cantava: «Guerre e guerre di religione / E genocidi di popolazioni / Fame, peste e carestia / E l’America per polizia». Si sarebbe immaginata che questa canzone mantenesse una così stretta attualità?

«Mi hanno fatto notare tante volte la tremenda attualità di questa canzone. Stiamo vivendo anni veramente terribili, per questo dobbiamo mantenere l’attenzione sempre alta e continuare a combattere contro le ingiustizie. Oggi è tutto un casino. Il mondo sembra sia stato rovesciato».

Cosa ha comportato «essere rock», andare sempre in direzione ostinata e contraria, sovvertendo spesso le regole?

«Essere scomodi non è stato per niente semplice, ma se questo è il prezzo da pagare per la libertà, va bene così. Ricordo sempre ai giovani che avere personalità significa essere unici».

Il tema del femminile è una costante nella sua vita, nel percorso artistico. A che punto sono le donne?

«Purtroppo oggi vedo che tante conquiste del passato sono di nuovo messe in discussione, si vuole ancora dire alle donne cosa devono pensare, come si devono vestire, si è tornati ad imporre chi devono amare. Non è accettabile che oggi ci sia qualcuno che vuole rimetterci dietro ai fornelli, toglierci la possibilità di votare».

«Essere scomodi non è stato per niente semplice, ma se questo è il prezzo da pagare per la libertà, va bene così. Ricordo sempre ai giovani che avere personalità significa essere unici»

Che idea s’è fatta dei giovani? A suo vedere c’è ancora spazio per una sana ribellione?

«Ai miei concerti vedo tanta bella gioventù, questo mi dà speranza, vedo che ragionano con la propria testa, anche se stanno facendo di tutto per farli vivere nel torpore».

«C’è un album realizzato in Brasile tra il 1984 e il 1985 che la mia casa discografica non comprese. Lo amo moltissimo, s’intitola “Carioca”»

Si è raccontata in tv senza reticenze, passando dalla carriera alla sfera privata. Cosa le piace di sé e cosa cambierebbe col senno di poi?

«Per la carriera non credo di dover dimostrare più niente a nessuno, nella sfera privata ho imparato ad accettarmi con i miei difetti. Nessuno è perfetto».

C’è una canzone che ama e non ha ottenuto la sperata attenzione?

«C’è un album realizzato in Brasile tra il 1984 e il 1985 che la mia casa discografica non comprese. Lo amo moltissimo, s’intitola “Carioca”».

Cosa le ha dato l’esperienza di «The Voice», grandi e piccoli?

«È una bella esperienza, vedere grandi e piccoli che si mettono in gioco con il loro talento, le loro passioni. Dà grande emozione».

Cosa vorrebbe che accadesse ancora nella sua carriera. Al film di un grande regista ha detto no, ma ha cucinato pasta per la Factory di Andy Warhol. Ha conosciuto e frequentato artisti straordinari. C’è ancora qualcosa che vorrebbe fare?

«Una cosa che ancora non ho fatto e che potrei realizzare in futuro potrebbe essere un album di cover. Come dicevo prima ho fatto veramente tutto quello che desideravo, sono riuscita anche a doppiare “La famiglia Addams”, vediamo se riesco a fare un film con Tim Burton!».

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