«Molte fedi», percorso in difesa dell’ambiente: il futuro si crea salvando le radici

LA RASSEGNA. Ospiti di prestigio, al centro la crisi climatica e il rapporto tra umanità e natura. Il 20 agosto a Vilminore Pino Petruzzelli. Il 14 settembre lo scrittore Ghosh.

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Chi pianta un ulivo lo fa per i figli dei suoi figli: una promessa che si impasta con la terra, che crea futuro attingendo alle proprie radici. Sarà proprio «La terra degli ulivi», uno spettacolo del drammaturgo e attore Pino Petruzzelli, ad inaugurare «Molte Fedi sotto lo stesso cielo», la rassegna culturale delle Acli di Bergamo, giovedì 20 agosto alle 16 a Vilminore di Scalve presso il parco di Villa Tagliaferri. Una scelta, quella della rassegna, che accende la luce su una delle questioni cruciali del nostro tempo: il mondo che lasciamo a chi verrà. In un luogo, quello della Val di Scalve, che crede nel territorio e nella sua profonda ricchezza.

La questione ambientale solcherà il percorso autunnale della rassegna con tagli e sguardi sempre differenti. Dopo l’ouverture poetica, infatti sarà la volta lunedì 14 settembre alle 20.45 presso l’Aula Magna di Sant’Agostino di una grande voce internazionale, Amitav Ghosh, scrittore indiano, che da sempre nei suoi romanzi cerca il punto di equilibrio perfetto tra materia romanzesca e critica ambientalista, dando vita a storie toccanti che affrontano magistralmente la brutale realtà senza rinunciare alla speranza. In «Occhio fantasma» lo scrittore intreccia infatti la storia di Varsha, bambina di Calcutta che racconta di aver avuto un’altra vita, a quella del narratore Dinu, che scava nei ricordi d’infanzia. Ma non solo. Da Brooklyn a Calcutta passando per le Sundarbans, la più grande foresta di mangrovie del mondo, Ghosh intreccia vite e ricerche dando vita ad un romanzo di idee. La rassegna lo ospiterà in dialogo con Paola Caridi, tessendo un filo tra narrazione, eco-critica, e promesse di futuro da disegnare.

Il rapporto con il cosmo

Come si può parlare di ambiente senza parlare di geografie? Una domanda che la rassegna affronterà venerdì 18 settembre alle 20.45 presso il Rifugio Mut de Nes a Monte di Nese con Matteo Meschiari, autore del libro «Terre che non sono la mia». L’autore ci condurrà in 110 mappe che ci presentano delle prospettive differenti dalla consueta geografia. Immaginiamo, per esempio, di guardare il mondo dal punto di vista di un oceanografo oppure dal punto di vista di un ghiacciaio.

Sarà un esercizio di straniamento e di disorientamento tramite punti di vista alternativi: mappe che diventano narrazioni, ambienti e luoghi che vengono descritti scardinando l’immaginario a cui tutte e tutti noi siamo abituati. L’ambiente che circonda e nel quale siamo immersi si sottopone ad un gioco di prospettive: nella storia ci sono molti modi diversi per abitare il mondo. Esplorarli potrebbe essere un buon modo per risignificare il nostro rapporto con il cosmo.

Venerdì 25 settembre alle 21 presso l’auditorium del Casinò di San Pellegrino Terme sarà invece la volta di Licia Colò, divulgatrice ambientale, che con «Le sfide di Eden. Costruiamo il mondo di domani» proverà a raccontare anche tramite le esperienze e i viaggi fatti in trent’anni di carriera l’importanza della biodiversità e del rapporto tra umanità e natura, invitando le nuove generazioni a essere parte di un cambiamento ancora possibile. Perché ignoriamo chi verrà dopo di noi? Perché posticipiamo l’inevitabile? Perché cambiare ci costa così tanto? Perché crediamo ancora nella crescita infinita? Perché neghiamo l’evidenza?

Questi interrogativi non sono solo un modo incisivo e originale per affrontare la crisi climatica ma sono decisivi per la promessa di un mondo più sostenibile. A parlarne sarà Matteo Motterlini, professore ordinario di Logica e Filosofia della Scienza all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e autore del libro «Scongeliamo i cervelli, non i ghiacciai», lunedì 19 ottobre alle 20.45 all’auditorium di Curno. Un appuntamento per disinnescare le trappole mentali che ci impediscono azioni efficaci contro la crisi climatica. Otto domande intriganti per mettere a tema una questione: il cambiamento climatico è anche un problema cognitivo, che ha a che fare con i pregiudizi e con la nostra percezione del rischio a lunga durata. Con una postura ben precisa: una dichiarazione di fiducia nei confronti delle giovani generazioni.

Crisi climatica

A chiudere il percorso sarà martedì 27 ottobre, alle 20.45, presso il Palamonti Serena Giacomin, meteorologa e climatologa, con l’incontro «Raccontare la crisi climatica» con due obiettivi: da un lato descrivere scientificamente i nuovi fenomeni legati al cambiamento climatico tra cui ondate di calore, nubifragi, scioglimento dei ghiacci dall’altro cercando di trovare la chiave narrativa per raccontare la questione ambientale. A interagire ci sarà l’assessora alla Transizione ecologica, all’ambiente e al verde del comune di Bergamo, Oriana Ruzzini, che dialogherà a partire dagli obiettivi della città di Bergamo, tra cui la neutralità climatica entro il 2030. Un’occasione per un focus con uno sguardo al contempo globale e locale.

Alex Langer scriveva: «Ci si dovrà sottoporre alla fatica dell’intreccio assai complicato tra aspetti e misure sociali, culturali, economici, legislativi, amministrativi, scientifici ed ambientali. Non esiste il colpo grosso, l’atto liberatorio tutto d’un pezzo che possa aprire la via verso la conversione ecologica: i passi dovranno essere molti, il lavoro di persuasione da compiere enorme e paziente». Esiste la promessa, che prende vita nel tempo, messa in crisi dai tradimenti. Esiste quella parola formulata. Sta solo a ciascuno e alla collettività farla durare.

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