«Sono romantico con punte di ironia e nostalgia, come Jannacci». Questa sera Ducoli a Ranica

LO SPETTACOLO. Alessandro Ducoli il 10 maggio presenta al Druso il suo album «Romanticismo approssimativo». «Credo sia importante, anche nel lavoro, nell’attitudine ad amare quello che fai, non solo le persone».

Ranica

A dispetto del titolo, «Romanticismo approssimativo», l’ultimo album di Alessandro Ducoli raccoglie un pugno di canzoni decisamente romantiche. L’immagine dell’artista camuno è forte: la sorella dice che ha il fisico dell’incolpabile, ma in realtà ha il cuore palpitante da poeta naïf, perso nel rovello dei sentimenti. Le canzoni le ha scritte Ducoli insieme a Valerio Gaffurini pianista. I due, con Alberto Pavesi e Giulio Corini (la ritmica), presentano l’album dal vivo il 10 maggio al «Druso» di Ranica (inizio more 18; ingresso 10 euro, 15 in cassa). Si parte dalle fine, ma lo spettacolo è antologico e risale fino agli album del passato: «Malaspina», «Brumantica», «Sandropiteco», «Diavoli e contrari». E’ il viaggio a ritroso di un artista che nell’arco degli anni ha suonato un po’ di tutto, dal blues, al rock’n’roll, al jazz-rock, alla canzone d’autore. Dentro tale inquietudine musicale il Ducoli cela uno stile cantautorale che rende omaggio ai nostri grandi scrittori di canzoni, Piero Ciampi in testa.

Concerto e corto

«Nel mio peregrinare devo fare un disco di blues e un disco di rock all’anno», spiega il Ducoli. «Con Valerio (ndr.: Gaffurini) abbiamo consolidato il rapporto con il teatro-canzone, la canzone d’autore. La mia avventura solistica gira attorno al nome Ducoli, per campanilismo anagrafico. L’ultimo disco è uscito l’anno scorso, ma l’abbiamo suonato poco. Il concerto del Druso per noi è importante: è come suonare al “Fillmore”, fatte le debite proporzioni. Per questo oltre al concerto, presentiamo per la prima volta un corto che abbiamo realizzato in Irlanda. Eravamo andati a seguire un concerto di Gavin Friday e un regista nostro amico ha girato questo filmato in omaggio a Béla Tarr che se n’è andato recentemente. Il videoclip di “Shamrock”, dall’album “Diavoli e contrari, dura soltanto sette minuti ed è piuttosto minimalista. E’ una sorta di mini documentario con l’Irlanda sullo sfondo».

«Volevo raccontare cose in modalità tragicomica, forse mi sentivo inadeguato a una narrazione seria. Volevamo minimizzare sul romanticismo, ma alla fine ci siamo riusciti solo nel titolo»

Pensieri come aquiloni

Nell’ultimo disco il romanticismo non è poi così approssimativo. Il Ducoli appare come un romanticone. Ne «Gli alberi diventano disegni» i pensieri diventano aquiloni, ne «La bella malattia» parla di solitudine, sogni che diventano trucchi di magia, in «Rosa di sale» lo spleen è uno splendido disegno di pensieri. «L’obiettivo era quello di essere romantico, ma alla maniera di Jannacci, con la necessaria punta d’ironia e di malinconia, anche. Volevo raccontare cose in modalità tragicomica, forse mi sentivo inadeguato a una narrazione seria. Volevamo minimizzare sul romanticismo, ma alla fine ci siamo riusciti solo nel titolo».

Ma come si sente nei panni del romantico?

«Gli stilemi della canzone d’amore li ho sempre utilizzati. Li sento miei. Quanto al romanticismo, credo sia importante, anche nel lavoro, nell’attitudine ad amare quello che fai, non solo le persone. C’è un ché di romantico anche quando falci l’erba. Mi occupo di foreste e non credo ci sia ambiente più appropriato di quello per vivere una passione romantica, da estendere alla natura tutta».

Vive in Camunia, una sorta di terra di mezzo. Ha mai pensato di scrivere canzoni in dialetto?

«Ho fatto solo un album in gergo Gaì, dialetto parlato dai pastori bergamaschi e bresciani, usato in Val Seriana e in Val Camonica. . Un disco folk che è anche piaciuto. Ho usato gli stilemi di un linguaggio che va dai Pirenei fino ai Carpazi; un gergo mutevole».

Quando non scrive canzoni romantiche, suona jazz, rock e blues. Ha inciso dischi anche con l’ottimo batterista Arki Buelli.

«Arki mi ha raccolto sulle rive del lago, con un gesto quasi biblico. Verso la fine degli anni Novanta ho attraversato una crisi esistenziale e lui mi ha accolto, è diventato una figura d’ordine nella mia vita. Insieme abbiamo fondato la Banda del Ducoli e inciso sei album. È un batterista davvero munifico».

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