Stop ai concertoni, ma il Bepi fa 12: c’è il nuovo album

Stop ai concertoni, ma il Bepi fa 12: c’è il nuovo album

L’ha detto lui stesso, «senza tanto clamore». «All the Young Dudes», il 12° album del Bepi ha iniziato a far presa. Non è stato preceduto da fragoroso battage, né concertoni d’avvio o promozionali.

«Tèche a endìl e fine», esplicita l’artista di Rovetta dando notizia del prodotto: poca voglia di parlarne e di incontrare gente, giusto la soddisfazione di aver realizzato un lavoro impegnativo a 3 anni di distanza da «T11’ ossia Tön dés»». Il titolo è, come da tradizione, un arguto gioco di parole che, partendo dal brano dei Mott the Hoople del ’72 (inno generazionale scritto da David Bowie), esalta il termine «dudes» nella sua accezione dialettale: «dodici», ultimo in ordine cronologico, ma forse anche ultimo in senso letterale perché Tiziano Incani l’ha detto più volte: «Mi è passata la voglia di essere il Bepi che la gente voleva e vuole vedere da anni. Io andrò avanti, sempre più isolato, per la mia strada che comprendo probabilmente solo io e il mondo, come sempre accade, andrà avanti per la sua. Io nel frattempo cerco di capire cosa voglio fare da grande: probabilmente non il cantante».

Quanto al presente non si può certo dire che l’autore si sia risparmiato: 13 tracce all’insegna della sperimentazione, intuibile sin dai giorni del «Blüs dol rüt» e confermato con «Beagle», il «secondo folle brano, al confine della legalità», per usare la definizione data dal Bepi stesso: «Una canzone inedita realizzata senza suonare una sola nota, ma semplicemente acquistando e “spipottolando” i dischi degli altri come se fossero strumenti musicali».

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