Un «Cantico» e «Il barone rampante» in scena tra boschi, fiumi e sugli alberi
MOTOTEATRO. Il 3 luglio a Camisano e il 5 a Misano Gera d’Adda i due spettacoli del progetto «Natura e cultura». Il primo fra canto, danza e lettura. Il secondo ispirato al romanzo di Calvino.
Lettura 2 min.Il desiderio più grande in questo torrido inizio di estate è quello di concedersi una pausa che doni refrigerio al corpo e alla mente, per recuperare il proprio benessere fisico e mentale a diretto contatto con la natura. In un momento storico in cui si discute di cambiamenti climatici e di iperconnessione, il progetto «Natura e cultura. Il MotoTeatro nella Media Pianura Lombarda» sembra nato proprio per permettere di ripensare il rapporto con l’ambiente e con il mondo che ci circonda, attraverso una serie di spettacoli da vivere a diretto contatto con la natura, in location non convenzionali come il greto di un fiume, un bosco, un fontanile in mezzo alla campagna.
La quinta edizione
Giunto ormai alla sua quinta edizione, questo progetto - ideato da Giacomo Poretti e inserito all’interno del deSidera Bergamo Festival, con la direzione artistica di Gabriele Allevi e Walter Spelgatti - permetterà agli spettatori di scoprire le comunità della nostra pianura e il ricchissimo eco-sistema naturale che le circonda. Si parte il 3 luglio alle ore 18 a Camisano presso il Parco Longara in via S. Croce 15 con lo spettacolo «Cantico della natura», una performance partecipata - frutto di un workshop organizzato da Miriam Gotti, Francesca Cecale e Marina Rossi della Compagnia Piccolo Canto - in cui si intrecciano la danza, il canto e la lettura di testi ispirati al rapporto con la natura.
«Inizialmente avevamo pensato di proporre una performance basata sul canto intriso di poesia, poi ci siamo dette che la natura è bella da abitare e se siamo in tanti a farlo è come essere dei piccoli animali che scoprono il territorio - spiega Miriam Gotti - Abbiamo perciò ideato un laboratorio in cui abbiamo unito canto, danza e recitazione e al quale ha partecipato un gruppo di persone molto eterogeneo. Da molto tempo desideravo fare uno spettacolo in natura: la scenografia naturale non ha bisogno di nulla e tutto quello che abbiamo costruito con i corpi, con i canti e con le azioni è basato unicamente sull’interazione con l’ambiente che abbiamo esplorato, valorizzando gli angoli del territorio di Camisano».
«Un’esperienza sensoriale»
Più che un semplice spettacolo, si può parlare di una vera e propria esperienza, sia per chi ha partecipato al laboratorio teatrale che per gli spettatori, che verranno coinvolti nella performance e spinti a esplorare la natura circostante attraverso i sensi. «Si tratta di un’esperienza sensoriale guidata dalla drammaturgia - prosegue Gotti - È un modo per riavvicinarsi alla natura e imparare cose semplici, come maneggiare un ramo o stare con le mani su un tronco. Durante lo spettacolo racconteremo alcune storie vere di personaggi che hanno lottato per la salvaguardia della natura. La tecnologia ci ha depredato della capacità di sviluppare determinate connessioni neuronali, ma la terra ci fa riscoprire il nostro corpo, ci riporta a chi siamo, ci fa capire da dove veniamo e dove andiamo».
Il barone rampante
Domenica 5 luglio alle ore 18 Filippo Garlanda ci porterà invece sulla cima di un albero, dove trascorre la sua intera vita Cosimo Piovasco di Rondò, l’affascinante protagonista del romanzo di Italo Calvino che ha ispirato lo spettacolo «Il barone rampante. Racconto sospeso su un’altalena senza mai toccare terra». Le Risorgive Gaverine di Misano Gera d’Adda (Strada Consortile dei Musi su via Colombi) faranno da palcoscenico naturale allo spettacolo scritto e interpretato con ironia e passione da Garlanda, con le musiche al violoncello di Daniela Savoldi. È la storia - ambientata nel Settecento - di un giovane rampollo di una famiglia nobile, che in seguito a un litigio con i genitori per un piatto di lumache si arrampica sull’albero del giardino di casa per non scenderne mai più, pur continuando a partecipare alla vita familiare e sociale. Un’opera insolita, scritta tra il 1956 e il 1957 da un giovane Calvino, un libro che sfugge a ogni precisa definizione e che tratta temi tuttora attualissimi: la ricerca da parte dei giovani della propria indipendenza e identità, l’equilibrio tra autonomia e responsabilità sociale, ma anche la necessità di cambiare la prospettiva con cui guardiamo il mondo.
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