«Veniamo salvati dall’incontro con chi viene soccorso in mare»

PREMIO. Don Matteo Ferrari di «Mediterranea Saving Humans» ha ricevuto il riconoscimento «Costruttori di Ponti» per aver riaffermato che il salvataggio dei migranti in mare resta un simbolo della potenza della solidarietà.

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Bergamo

Nel 2018, all’inizio delle operazioni di soccorso in mare ai migranti condotte da «Mediterranea Saving Humans», i partecipanti avevano adottato il motto «Prima si salva, poi si discute»: «L’idea – racconta in un suo scritto don Mattia Ferrari, cappellano della missione – era di riaffermare con la pratica il primato del diritto, della dignità infinita di ogni persona, che deve precedere le discussioni politiche». Successivamente è stato coniato un secondo slogan, «Noi li soccorriamo, loro ci salvano»: «Che cosa vuol dire? I nostri giovani, dopo le prime missioni di soccorso, ci hanno insegnato – e lo fanno tuttora – che anche noi abbiamo bisogno di essere salvati: salvati da questa società dell’individualismo, dell’indifferenza, della prestazione, una società malata che si chiude su sé stessa e crea gabbie mentali che imprigionano e fanno stare male. Quando i giovani fanno l’esperienza del soccorso in mare – ma vale anche per l’accoglienza ai migranti sulla terraferma – ci dicono appunto che si sono sentiti “salvati”: salvati grazie all’incontro con queste persone, con cui hanno condiviso sguardi e abbracci». Il 13 ottobre sera a Bergamo, nella chiesa parrocchiale di Longuelo, è stato conferito a don Mattia Ferrari il premio «Costruttori di Ponti», promosso con cadenza annuale dalla rassegna delle Acli «Molte fedi sotto lo stesso cielo».

Denuncia coraggiosa

Davanti a un folto pubblico, la serata si è aperta con un’introduzione di Simone Pezzotta, a nome del comitato scientifico di «Molte fedi»; hanno quindi portato un saluto ai presenti Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli, e il commendatore Francesco Maffeis, presidente dell’azienda Fra.Mar, che ha sostenuto l’edizione 2026 del premio. A seguire, don Mattia Ferrari è stato intervistato dall’educatore e formatore Giovanni Ravasio. Nelle motivazioni dell’attribuzione del premio delle Acli al sacerdote modenese, nato a Formigine nel 1993, si ricorda la sua «denuncia profetica e coraggiosa delle politiche disumane di respingimento», nonché il suo impegno quotidiano nel testimoniare «che il Mediterraneo non è solo uno spazio di morte, ma anche un simbolo della potenza della solidarietà». Durante l’incontro, don Ferrari si è soffermato su quanto aveva potuto vedere la scorsa estate negli Stati Uniti, prendendo parte a una missione del «World Meeting of Popular Movements»: «In America, attualmente, si stanno manifestando in forma esasperata derive e tensioni che attraversano tutte le nostre società. Gli agenti dell’ICE arrestano gli immigrati mentre questi si recano al lavoro o a fare la spesa. A fronte di una diffusa indifferenza, molte comunità parrocchiali si sono invece mobilitate, offrendo un sostegno concreto alle persone più fragili ed esposte». «Noi cristiani – ha aggiunto don Ferrari - siamo chiamati a prendere le difese di queste persone, non in base a ragioni di opportunità o a un principio di realismo politico, ma perché Dio ci invita, in ogni situazione, a “sperare contro ogni speranza”».

Esperienza di fraternità

Don Mattia Ferrari ha anche sottolineato la necessità di resistere al fatalismo, non cedendo alla tentazione di pensare che gli assetti sociali dell’epoca presente siano immodificabili: «L’attuale primato della finanza sulla politica non è una sorta di dato di natura, un fatto ineluttabile. Dobbiamo agire insieme per cambiare le cose, liberandoci dalle costrizioni e dagli altri effetti perversi di meccanismi che, in effetti, noi stessi abbiamo costruito». Andando oltre le paure e le ossessioni securitarie, occorre perseguire l’obiettivo di una vera fraternità tra gli esseri umani: «Questo vale anche nel dialogo tra i seguaci di differenti religioni. È vero, ci sono zone del mondo in cui oggi i cristiani sono vittime di persecuzioni. Il vero rimedio contro queste azioni sataniche, però, è la capacità di stabilire con chi è diverso da noi relazioni positive. Il dialogo, a livello interreligioso e anche politico, non può basarsi solo sulle “idee”: di idee c’è bisogno, ma queste, a loro volta, devono essere sostenute e alimentate da un’autentica esperienza di fraternità».

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