Argentina-Brasile: l’export orobico cresce a doppia cifra

L’ANALISI. Tra 2021 e 2025 vendite verso Buenos Aires aumentate del 23%, quelle verso Brasilia del 10%. A fare da traino, prodotti in metalli e macchinari.

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Rotta decisa verso il Sudamerica. I dati Istat parlano chiaro: nel 2025 l’export italiano verso l’area Mercosur ha raggiunto i 7,5 miliardi, con una crescita media annua del 7% verso l’Argentina e del 6% verso il Brasile nel periodo 2021-2025. Bergamo ha fatto anche meglio: negli stessi anni il valore totale dell’export provinciale verso l’Argentina è passato da 48,8 a oltre 60 milioni di euro, segnando un incremento del 23%, mentre il mercato brasiliano è cresciuto del 10%, toccando nel 2025 quota 146,9 milioni.

Non a caso è verso queste due destinazioni che il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, guiderà una missione imprenditoriale il 7 e 8 settembre: oltre 100 imprese italiane approderanno a Buenos Aires, San Paolo e Brasilia per una serie di incontri B2B mirati a generare centinaia di nuove partnership, con settori focus che riflettono perfettamente il Dna bergamasco: agroindustria, meccanica, farmaceutica, tecnologie digitali e infrastrutture energetiche.

Il «techno made in Italy» da traino

A guidare l’avanzata dell’export orobico in Argentina è il cosiddetto «techno made in Italy»: il comparto dei metalli di base e prodotti in metallo è balzato dai 10,7 milioni del 2021 ai 23,4 milioni del 2025, seguito da macchinari e apparecchi, quasi raddoppiati a quota 23,7 milioni.

Claudio Farabola, segretario generale della Camera di commercio italiana a Buenos Aires, conferma: «L’Argentina importa tutto ciò che serve per produrre e circa il 70% dell’export italiano verso il Paese è composto da beni strumentali e intermedi, come macchine per il packaging, valvolame, componentistica, settori in cui Bergamo eccelle».

Se l’Argentina è la terra delle opportunità emergenti, il Brasile rappresenta per Bergamo un mercato maturo e ramificato. Qui, la crescita media annua dell’11,49% registrata nel periodo 2021-2025 è il frutto di un legame che parte da lontano. Graziano Messana, presidente della Camera di commercio italiana di San Paolo, sottolinea un dato fondamentale: «Censiamo ormai circa 50 aziende bergamasche presenti direttamente nel Paese, con una concentrazione significativa nel settore dei macchinari e della tecnologia industriale».

Esiste una corrispondenza forte tra ciò che Bergamo sa fare e ciò di cui il Brasile ha bisogno: automazione, efficientamento energetico e transizione verso l’agroindustria avanzata

Per Messana, il successo orobico risiede nella capacità di rispondere alle sfide della modernizzazione brasiliana: «Esiste una corrispondenza forte tra ciò che Bergamo sa fare e ciò di cui il Brasile ha bisogno: automazione, efficientamento energetico e transizione verso l’agroindustria avanzata». Il consiglio di Messana agli imprenditori bergamaschi è netto: «Non pensare al Brasile semplicemente come a un mercato di esportazione, ma come a un mercato nel quale costruire una presenza. Il cliente vuole tecnologia, ma vuole anche sapere chi risponderà al telefono per l’assistenza».

Il libero scambio con Mercosur

Entrambi i Paesi fanno parte del Mercosur, il mercato comune dell’America del Sud (che comprende anche Paraguay e Uruguay) con il quale l’Unione europea ha siglato un accordo di libero scambio operativo dal 1o maggio di quest’anno. Gli effetti si sono visti subito: nel solo primo mese di vigenza, l’export italiano verso l’area è cresciuto del 21% rispetto a maggio 2025, ma secondo le stime potrebbe raggiungere i 14 miliardi.

«Il Sud America diventerà il mercato di riferimento per l’Europa», fa presente Farabola, che indica energia (oil & gas), settore minerario e aerospazio come «i tre pilastri della crescita futura dell’Argentina». Allo stesso modo, in Brasile «le direttrici sulle quali scommettere per i prossimi tre anni sono automazione e produttività industriale, agroindustria e transizione energetica», secondo Messana. Che dà un consiglio agli imprenditori italiani: «Non aspettare», perché il mercato sudamericano «sarà più facile da approcciare, ma proprio per questo sarà anche molto più affollato. Chi costruisce la propria posizione oggi parte con un vantaggio».

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