Bergamo, risparmi cresciuti di 4,3 miliardi: si investe di più

IN UN ANNO. Cambiano le abitudini delle famiglie bergamasche. La Fabi: «Si riduce la quota di ricchezza sui conti correnti, erosi dall’inflazione: si opta per titoli e fondi (+12%)».

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Italiani (e bergamaschi) popolo di risparmiatori. Sì, vale ancora questa sintesi. Ma cambiano le modalità: si punta meno sulla liquidità, per non farsela erodere dall’inflazione, e più sugli investimenti, alla ricerca di quegli interessi che i conti bancari classici ormai non garantiscono quasi più. A tracciare il quadro dei movimenti nel patrimonio delle famiglie è un’indagine della Fabi, la Federazione autonoma dei bancari italiani, che ha attinto ai dati della Banca d’Italia.

Tra il 31 marzo 2025 e il 31 marzo 2026 (gli ultimi dati disponibili), il risparmio totale delle famiglie residenti in Bergamasca è passato da circa 52,7 a 57 miliardi di euro, con un incremento dell’8,1% (quasi +4,3 miliardi di euro). Ma sono cambiate le «abitudini»: i depositi, cioè i soldi semplicemente lasciati sul conto, sono aumentati appena del 2,2%, con un’espansione di «soli» 504 milioni di euro (da 22,844 a 23,348 miliardi). E allora, cosa traina la lievitazione dei gruzzoli privati? Le nuove scelte in materia di bilancio familiare si sono orientate su qualcosa di più redditizio: lo stock dei risparmi impegnati in fondi di investimento, azioni, polizze o titoli di Stato è salito dai 29,872 miliardi del 31 marzo 2025 ai 33,631 di un anno più in là: un balzo addirittura del 12,6%, che vale un rialzo di oltre 3,7 miliardi di euro.

Bergamo è la terza provincia lombarda per valore complessivo dei risparmi delle famiglie, alle spalle di Milano (255,2 miliardi di euro) e Brescia (oltre 63,2 miliardi di euro), ed è invece al quarto posto per il tasso di crescita nell’ultimo anno monitorato, dopo Sondrio (+11,1%), Monza e Brianza (+9,3%) e Lecco (+9,2%)

Le tendenze

Non è una tendenza solo locale, seppur Bergamo abbia un trend più dinamico del resto della Lombardia. Mediamente, infatti, in regione la mole dei risparmi delle famiglie ha registrato un +7,6% (quindi, Bergamo ha fatto meglio): per i depositi il «barometro» segna un +2,6%, per gli investimenti un +11,1%. In altri termini, in terra orobica c’è stato un maggior ricorso all’investimento. È il ritratto, qui come altrove, di quello che la Fabi definisce «un patrimonio più ampio e maggiormente diversificato». Lo testimonia un’altra prospettiva: al 31 marzo 2025, le giacenze costituivano il 43% del totale dei risparmi delle famiglie bergamasche; al 31 marzo 2026 l’incidenza è scesa al 41%, a riprova di questo «spostamento» delle logiche delle economie domestiche.

In Lombardia

Bergamo è la terza provincia lombarda per valore complessivo dei risparmi delle famiglie, alle spalle di Milano (255,2 miliardi di euro) e Brescia (oltre 63,2 miliardi di euro), ed è invece al quarto posto per il tasso di crescita nell’ultimo anno monitorato, dopo Sondrio (+11,1%), Monza e Brianza (+9,3%) e Lecco (+9,2%).

Tra garanzie e investimenti

Per Cristian Manzoni, segretario provinciale della Fabi, «emerge comunque ancora una forte componente di liquidità, seppur sia in proporzione minore rispetto alla massa totale di un anno fa». Avere denaro sul conto è comunque ancora un pilastro basilare delle scelte dei nuclei familiari: «Ha un effetto psicologico importante – specifica Manzoni –, come si evince anche dai sondaggi sulla propensione alla diversificazione degli investimenti in cerca di rendimento. I depositi sono uno zoccolo duro che ha un ruolo di garanzia, un salvadanaio da non toccare se non per le urgenze o le spese impreviste».

Il rafforzamento degli investimenti assicurativi indica, accanto alla ricerca di rendimento, attenzione verso la tutela del patrimonio e la pianificazione finanziaria

La stessa analisi nazionale della Fabi rimarca che, «nonostante la crescita più contenuta rispetto alle altre componenti del patrimonio», la liquidità «continua a rappresentare una quota rilevante della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. Conti correnti e depositi raggiungono complessivamente oltre 1.600 miliardi di euro, confermando come sicurezza e disponibilità immediata continuino a essere una priorità».

«Fuga» dall’inflazione

In tempi di inflazione, però, le somme «congelate» sul conto subiscono una sorta di svalutazione indiretta ma concreta: a causa della perdita del potere d’acquisto, è come se quei capitali valessero meno. Ecco perché, se il contratto non prevede interessi significativi, in molti decidono di destinare il proprio risparmio a qualcosa di più redditizio, come i titoli di Stato, o a qualcosa di allettante ma non privo di pericoli, come il mercato azionario: «La diversificazione – riprende Manzoni – è un effetto dell’inflazione: le famiglie hanno compreso che in uno scenario del genere i depositi e i conti correnti sono praticamente infruttiferi e non producono interessi. Le politiche restrittive della Bce hanno portato a un ritorno sul mercato obbligazionario, poi c’è l’effetto attrattivo che i rally dei mercati azionari hanno generato in questi ultimi anni, anche se va tenuta presente la propensione di rischio».

Le somme «congelate» sul conto corrente subiscono una sorta di svalutazione indiretta ma concreta: a causa della perdita del potere d’acquisto, è come se quei capitali valessero meno. Ecco perché, se il contratto non prevede interessi significativi, in molti decidono di destinare il proprio risparmio a qualcosa di più redditizio, come i titoli di Stato

La Fabi segnala anche un altro segmento decisamente appetibile: «La crescita delle polizze assume un significato particolare perché riguarda strumenti che, oltre a rappresentare una forma di investimento, svolgono una funzione di protezione del capitale e garanzia sul futuro. Il rafforzamento degli investimenti assicurativi indica dunque, accanto alla ricerca di rendimento, attenzione verso la tutela del patrimonio e la pianificazione finanziaria. Due esigenze che sembrano convivere sempre più spesso nelle scelte dei risparmiatori italiani».

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