Brembo settima in Italia per brevetti: «Così anticipiamo la mobilità del futuro»
LA CLASSIFICA. La multinazionale bergamasca l’anno scorso ne ha depositati 95 solo nel nostro Paese. Riguardano le tecnologie più recenti, ma anche prodotti «storici», mentre sono 10 quelli dedicati al design.
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Brembo è la settima azienda in Italia per numero di brevetti depositati nel 2025. Lo certifica la classifica dell’Ufficio italiano brevetti e marchi (Uibm) del ministero delle Imprese e del made in Italy, che posiziona la società bergamasca - 95 i brevetti depositati l’anno scorso - davanti a colossi come Maserati (ottava), Leonardo (diciottesima) e Pirelli (ventitreesima).
«Il numero, in realtà, è ancora più alto, perché la classifica censisce solo i brevetti che
abbiamo depositato in Italia», precisa Paolo Rezzaghi, manager della proprietà intellettuale di Brembo, che aggiunge: «A livello globale, l’anno scorso abbiamo depositato 131 brevetti, di cui 10 di design. La nostra filosofia è quella di brevettare le idee nel Paese in cui nascono: per esempio, se un’innovazione viene sviluppata nei nostri siti in Cina, preferiamo depositare il brevetto direttamente lì».
L’importanza dell’R&D
Brembo - multinazionale da 3,7 miliardi di euro di fatturato e 39 sedi produttive e commerciali in 18 Paesi del mondo - conta 10 centri di ricerca e sviluppo e due «Inspiration Lab», uno nella Silicon Valley e uno a Shanghai. Oltre il 6% del fatturato viene destinato alle attività di R&D, che impegnano il 10% della forza lavoro del gruppo: in totale, si parla di circa 1.600 persone. «Per noi, l’innovazione è una leva fondamentale per migliorare i processi e anticipare le tendenze della mobilità del futuro, che vanno dalle vetture di nuova generazione alla transizione ai motori elettrici, passando per la guida autonoma», afferma Rezzaghi.
I più recenti
Negli ultimi anni, molti brevetti si sono concentrati su Sensify - la piattaforma proprietaria che gestisce l’intero ecosistema del gruppo ruota, ovvero l’insieme delle componenti che collegano lo pneumatico al telaio dell’auto - e su Alchemix, il prodotto di punta di Brembo Solutions, l’unità del gruppo che si occupa di intelligenza artificiale per l’industria, automobilistica e non solo. Alchemix è stato sviluppato proprio per accelerare i tempi di formulazione delle ricette e delle mescole dei materiali: inizialmente utilizzato per le pastiglie dei freni, oggi è sul mercato anche per altri settori, dalla chimica all’alimentare, fino alla cosmetica.
Accanto alle tecnologie più recenti, però, una parte di brevetti si concentra sui prodotti «storici» del gruppo: «Le famiglie brevettuali di lungo corso ci permettono di definire i nuovi standard nelle tecnologie frenanti - spiega il manager di Brembo - ma anche di far confluire l’esperienza maturata nel motorsport verso la produzione in serie. Pinze radiali e dischi in carbonio e carboceramico hanno visto grandi evoluzioni tecniche nel tempo». «Ma anche i dischi in carbonio sono cambiati - precisa Rezzaghi -: di recente abbiamo depositato molti brevetti sulla loro forma, sui sistemi di ventilazione e su quelli di raffreddamento, sia per le auto che per le moto».
Il ricorso ai brevetti cresce anche perché l’automotive è sempre più competitivo e tecnologicamente avanzato. «Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono imponenti. Ciò che vediamo oggi tra i brevetti è anche ciò che apparirà tra qualche anno sul mercato», commenta Rezzaghi. Per arrivare a un numero di depositi annuali così alto, Brembo ha adottato una strategia basata su team multidisciplinari che vengono messi al lavoro su problemi tecnici, esigenze dei clienti e tendenze di mercato. «Nei brevetti, chi arriva primo vince», ricorda il manager: per questo, i centri R&D dell’azienda hanno un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo dei prodotti, dei processi e delle tecnologie, fino a decidere se depositare un brevetto o proteggere il segreto industriale. Il brevetto, insomma, non serve (solo) a difendersi dalla contraffazione o dalla concorrenza.
Anzi: è anche una misura della capacità di innovare della multinazionale e un’attrattiva commerciale per i clienti. «I partner spesso vengono da noi e ci chiedono: “Cosa avete di nuovo? Cosa avete brevettato?” - ricorda Rezzaghi -. Depositare un buon numero di brevetti ogni anno ci permette di tenere alto l’interesse dei clienti sulle nostre innovazioni».
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