Dai capi in vetrina alla Rinascente: Torri Lana diventa sinonimo di design
LA STORIA. Con il boom economico l’azienda di Gandino si focalizza sui tessuti per l’arredamento. Il connubio con i grandi architetti milanesi e i lavori alla Casa Bianca per gli Obama e per la regina Elisabetta.
Lettura 2 min.Quanto doveva sembrare lontana Milano a quell’azienda immersa nel verde e nel silenzio, rotto soltanto dallo scorrere del torrente Romna. Eppure un incrocio tra «fiuto» imprenditoriale, arte, talento e casualità fa incontrare il capoluogo lombardo e Gandino. Siamo negli anni del «boom economico» e i tre fratelli Torri, che guidano l’allora Lanificio Torri di Gandino, intuiscono che le coperte e i panni lana per l’abbigliamento femminile non possono essere il futuro. Le collezioni (anche) per la Rinascente - nel Dopoguerra i capi della realtà bergamasca sono esposti in vetrina accanto a quelli di Ermenegildo Zegna - hanno dato lustro al marchio della Val Seriana, ma il futuro è un altro. I copertifici della zona hanno chiuso o si appresteranno a farlo e la moda è inflazionata: serve una svolta. La svolta si presenta nella persona della designer tessile Jole Gandolini, che, valigia con i campioni di tessuti alla mano, ha conquistato nomi del calibro di Gio Ponti e Cesare Cassina. La donna è in cerca di una realtà che possa produrre le sue creazioni e il passaparola la conduce da Milano fino a Gandino, quando già è in corso il suo sodalizio professionale con l’architetto e designer padovano (di madre bergamasca e di adozione milanese) Gianfranco Frattini.
(Foto di Agazzi)
A riavvolgere il nastro dei ricordi non sono i fratelli Torri, ma gli attuali soci dell’azienda, Massimo Belotti e Luca Carrara, entrambi bergamaschi, entrambi periti tessili con un diploma al «Paleocapa». «Il mio primo giorno di lavoro è stato qui, nel 1986, 40 anni fa», racconta Belotti. La proposta che gli svolta la vita, invece, arriva nel 2010 quando i Torri gli chiedono se sia interessato a rilevare l’attività. «Mi si è attorcigliato lo stomaco - scherza -. “Ma come pensate che possa pagare tutto questo?”, gli ho risposto». I tre fratelli sanno di per certo un paio di cose: che vogliono andare in pensione e che non hanno nessuna intenzione di vendere l’azienda a chi non ha esperienza nel settore. Non avendo eredi che intendano proseguire l’attività, si rivolgono a Massimo, con la promessa che l’avrebbero aiutato.
E il passaggio di mano coincide anche con il cambio di nome, che diventa Torri Lana 1885. Non esattamente l’anno di nascita dell’azienda: fin dal Medioevo nella zona sono presenti delle follature, attività che lavorano la lana. Nel 1801 le tre realtà presenti sull’area dell’attuale stabilimento si uniscono dando vita a un unico nucleo produttivo. Da allora a oggi c’è che l’azienda, grazie alla reputazione che si è guadagnata tra architetti e designer, ha lavorato agli arredi della Casa Bianca, quando ad abitarla erano gli Obama, ma ha anche servito la Regina Elisabetta e rivestito sedute e divani di brand di fascia luxury tipo Poltrona Frau, Vitra, De Padova e Zanotta (anche la famosa Poltrona Sacco, protagonista di una memorabile scena del film «Fracchia la belva umana»).
Una «piccola» rivoluzione avviene nel 2018: «Studiocharlie di Rovato (vincitore proprio quell’anno del Compasso d’oro Adi) con Vittorio Turla, Carla Scorda e il bergamasco Gabriele Rigamonti, viste le potenzialità del nostro archivio, ha deciso di ricavarne un libro (“Archives and futures”, ndr) ed è stato il primo passo verso un sistema di catalogazione delle mazzette di tessuto conservate ma non archiviate», spiega Belotti. Per intenderci parliamo di 15mila mazzette solo per quanto riguarda l’arredamento. Tutto questo si è rivelato molto utile dal periodo del Covid in avanti, perché «non avendo la possibilità di partecipare a fiere di settore e di incontrare i clienti, dal cloud aziendale era possibile attingere a qualsiasi prodotto e, banalmente, visualizzarlo sullo smartphone», prosegue Belotti. Ma «il tessuto va toccato - aggiunge Carrara - così abbiamo ideato delle scatole che contengono il prodotto da inviare ai clienti e un Qr Code che offre tutte le informazioni del caso». La distanza con la clientela, in questo modo, si azzera. E per una società che deriva il 70% del fatturato (circa 3,5 milioni; 20 i dipendenti) dall’export (Nord Europa, Nord America, Giappone), non è poco.
Considerato che la fortuna dell’odierna Torri Lana 1885 viene dal passato, l’azienda ha deciso di allestire la mostra «Gianfranco Frattini, gli arredi e i tessuti» nella propria sede (visitabile fino al 15 giugno), per celebrare il genio creativo del grande architetto.
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