Guerra in Iran, bruciati 2,2 miliardi di export italiano. Bergamo la provincia che soffre di più

COMMERCIO. Con -27,5% la nostra è la provincia più colpita dal crollo dell’export.

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Bergamo

Le imprese italiane stanno pagando il conto più salato della crisi in Medio Oriente. Nel periodo compreso tra marzo e giugno 2026 l’Italia ha visto andare in fumo ben 2,2 miliardi di euro di export diretto verso l’area mediorientale, mettendo a segno una drastica flessione del 22,7% su base annua. E’ la fotografia scattata Confartigianato sull’impatto del conflitto Usa-Iran sulle nostre aziende.

Si tratta di un bilancio pesantissimo che posiziona il nostro Paese al vertice delle perdite europee. I dati mostrano come la contrazione italiana corrisponda addirittura al 46,1% dei 4,7 miliardi di minori esportazioni registrate complessivamente dall’Unione Europea nella regione, pari al - 8,7%.

I comparti più colpiti

Il contraccolpo colpisce con forza la struttura produttiva del Paese, in particolare i comparti a forte concentrazione di micro e piccole imprese: il settore della moda registra un preoccupante calo del 33,7%, mentre Il settore dei macchinari, principale voce dell’export italiano nell’area, registra una flessione delle vendite del 18,6. Ma soffrono anche la gioielleria e l’arredamento.

A livello territoriale, il Veneto guida la classifica delle regioni più danneggiate con una contrazione del 26,3%, seguito da Emilia-Romagna (-12,9%), Lombardia (-9,1%) e Toscana (-3,0%).

A livello provinciale, le maggiori perdite si concentrano a Bergamo (-27,5%), Vicenza (-25,9%), Milano (-15,5%) e Firenze (-6,5%).

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