Nuovo polo subacqueo di Fincantieri: la bergamasca Remazel protagonista della sfida dei droni marini
L’OPERAZIONE. La società di Chiuduno entra nel primo operatore integrato per subacquea civile e difesa. Operazione da 600 milioni con otto aziende e ricavi attesi oltre 1,1 miliardi già nel 2026.
Lettura 2 min.Remazel farà parte del nuovo polo integrato per i droni marini e la subacquea civile e da difesa di Fincantieri. La realtà bergamasca, che conta complessivamente 200 dipendenti tra il quartier generale di Chiuduno e la sede a Trieste, è tra le quattro aziende «senior», già parte del gruppo, che, insieme ad altre quattro imprese innovative di cui Fincantieri acquisirà la maggioranza, costituiranno «il primo operatore verticalmente integrato della subacquea». Dopo l’annuncio dell’operazione, del valore complessivo di 600 milioni, lunedì 6 luglio il colosso della cantieristica navale ha chiuso con un rialzo dell’11,4% la seduta in Borsa.
La nuova realtà, spiegano in una nota, sarà in grado di orchestrare soluzioni che coprono l’intero processo, «dall’hardware al software e alle telecomunicazioni, dalla fornitura di mezzi subacquei all’erogazioni di servizi, beneficiando di cross-selling, sviluppo prodotti congiunto, economie di scala e di scopo, accelerando la strategia del segmento underwater indicata nel Piano industriale 2026-2030»
La nuova realtà, spiegano in una nota, sarà in grado di orchestrare soluzioni che coprono l’intero processo, «dall’hardware al software e alle telecomunicazioni, dalla fornitura di mezzi subacquei all’erogazioni di servizi, beneficiando di cross-selling, sviluppo prodotti congiunto, economie di scala e di scopo, accelerando la strategia del segmento underwater indicata nel Piano industriale 2026-2030».
Le acquisizioni di quote di maggioranza saranno finanziate con l’aumento di capitale da 500 milioni completato a febbraio e con altre fonti disponibili del gruppo, cosi da evitare impatti «sulla guidance di Posizione finanziaria netta/Ebitda per il 2026 e migliorando i target di Pfn/Ebitda per il 2028 e 2030 indicati nel Piano industriale 2026-2030», come spiegato in una nota.
Una Pmi e tre startup specializzate
Le quattro acquisizioni strategiche sono: Next Geosolutions, impresa con 12 anni di esperienza nella geoscienza marina e nei servizi di supporto alle costruzioni offshore; WSense, spin-off de La Sapienza di Roma impegnata nel settore delle comunicazioni subacquee e dell’Internet of underwater things (Iout); Graal Tech, spin-off dell’Università di Genova specializzato nella progettazione e costruzione di tecnologie robotiche subacquee modulari e customizzabili e Defcomm, startup attiva nella progettazione e costruzione di droni di superficie. Le quattro imprese strutturate che si uniranno al polo sono: Remazel, realtà di punta nelle piattaforme offshore, in Fincantieri da febbraio 2024; Wass, acquisita nel 2025 e specializzata nella progettazione e sviluppo di sistemi avanzati per la difesa subacquea con capacità avanzate di guida autonoma; Ids, società di ingegneria che offre ricerca, innovazione e prodotti nei settori dei sistemi robotici, dei radar, dell’elettromagnetismo e delle comunicazioni satellitari e Xtera, società con sede nel Regno Unito e negli Stati Uniti, specializzata nei sistemi di telecomunicazioni sottomarine.
Come queste realtà interagiranno tra loro è la stessa Fincantieri a spiegarlo, chiarendo che, ad esempio, potrà esserci «una piena integrazione delle attività di Next Geo con le navi da lavoro costruite da Vard (altra controllata del gruppo, ndr), caratterizzate da sistemi di lancio e recupero realizzati da Remazel per la gestione dei droni di Graal Tech, utilizzati per effettuare indagini sui fondali marini, che dialogano con i sistemi di comunicazione realizzati da WSense.
In rialzo le previsioni di fatturato
L’a.d. di Fincantieri Pierroberto Folgiero ha sottolineato che l’operazione «rappresenta una trasformazione industriale storica, che crea un campione internazionale dell’underwater», evidenziando quanto il settore sottomarino sia sempre più strategico. Nei fondali, infatti, si concentrano petrolio, gas naturale e terre rare, così come nuove opportunità per la produzione di cibo sostenibile (acquacoltura), con l’80% dei fondali e il 98% degli abissi che, ad oggi, risulta ancora inesplorato. Inoltre, le recenti crisi geopolitiche hanno dimostrato come sia sempre più necessario proteggere le infrastrutture per trasporti marittimi e come il 99% del traffico internet mondiale dipenda da 1,5 milioni di chilometri di cavi sottomarini per la comunicazione.
A livello economico il segmento underwater di Fincantieri, nel 2025 ha registrato ricavi per 667 milioni, pari al 6,7% del fatturato ed è destinato a crescere a ritmi significativi con ricavi pro-forma 2026, anche grazie alle acquisizioni, superiori a 1,1 miliardi ed Ebitda pari a circa 220 milioni, anticipando di quattro anni l’obiettivo di ricavi ed Ebitda underwater previsti al 2030 nel Piano industriale. L’operazione contribuisce inoltre all’utile di gruppo per oltre 60 milioni. I ricavi al 2028 raggiungeranno 1,4 miliardi per attestarsi a 1,8 miliardi al 2030.
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