Democrazie occidentali, crisi anche morale
MONDO. Le democrazie occidentali attraversano oggi una crisi che non è soltanto politica o istituzionale, ma profondamente morale. Viviamo una frattura che si insinua nel tessuto stesso dei valori che, almeno nominalmente, hanno sostenuto le democrazie liberali negli ultimi decenni: dignità umana, tutela dei diritti, universalismo.
Lettura 2 min.In questo nuovo scenario emblematiche sono le scelte e le posture politiche di Donald Trump, che rappresentano un acceleratore, forse il più evidente, di una trasformazione regressiva già in atto. Il punto non è soltanto rappresentato dal diffuso disimpegno dai programmi umanitari - ma ciò che questo disimpegno rende legittimo pensare. Quando leadership democratiche normalizzano politiche che colpiscono i più vulnerabili, producono un effetto culturale profondo: spostano il perimetro del dicibile e del tollerabile. Quanto sta avvenendo negli Usa è esemplare. La separazione dei nuclei familiari non è stata solo una misura amministrativa: è diventata un simbolo, anche iconografico, di autoritarismo esibito (i migranti incatenati e in fila come schiavi, rispediti a casa loro). Questo ha segnato il passaggio da una concezione del confine geografico come spazio di regolazione a una visione del confine geografico come strumento di deterrenza morale, dove la sofferenza è utilizzata deliberatamente come mezzo politico. In questa mutazione si consuma un lutto: la morte di un’idea di società convinta che esistessero limiti etici invalicabili anche nella gestione della sovranità.
Analogamente, la restrizione dei diritti - culminata nella progressiva erosione delle tutele sancite in precedenza - non è soltanto un tema di legislazione interna, ma un segnale globale che produce determina un’eco, cui stiamo assistendo, che produce e legittima involuzioni anche in Europa, offrendo un precedente ideologico, politico e culturale.
Ciò che rende questa fase particolarmente critica è la convergenza tra le decisioni politiche e il relativo storytelling. Le politiche restrittive non vengono semplicemente decise, vengono raccontate come necessarie, inevitabili. Il linguaggio si fa strumento di ridefinizione morale. I vulnerabili cessano di essere soggetti da proteggere e diventano problemi da gestire. Nell’epoca dei social e dell’intelligenza artificiale, non è vero ciò che oggettivamente, dati alla mano, lo è: è vero e conta solo il percepito dalle masse. Ciò che si riesce a fare passare come vero. È qui che la crisi si fa più insidiosa, perché investe non solo le istituzioni, ma la percezione collettiva del bene e del male.
L’Europa osserva e, in parte, riflette (anche troppo). Le tensioni interne al progetto europeo - dalla gestione dei flussi migratori alle politiche sociali - mostrano quanto questo slittamento non sia circoscritto. L’Occidente, più che un blocco compatto, appare oggi come uno spazio in cui si contendono due visioni: una, almeno fino ad ora, ancora ancorata all’universalismo dei diritti, l’altra orientata a una selettività che distingue tra vite degne di tutela e vite sacrificabili.
Parlare di «emergenza morale» non significa indulgere in retoriche apocalittiche, ma riconoscere un processo di erosione graduale. Le democrazie non crollano soltanto attraverso rotture improvvise; possono svuotarsi dall’interno, quando i principi che le fondano vengono reinterpretati fino a perdere la loro sostanza originaria.
L’Occidente, più che un blocco compatto, appare oggi come uno spazio in cui si contendono due visioni: una, almeno fino ad ora, ancora ancorata all’universalismo dei diritti, l’altra orientata a una selettività che distingue tra vite degne di tutela e vite sacrificabili
La vera posta in gioco, allora, non è solo il giudizio su un leader o su una stagione politica, ma la capacità dell’Occidente di riconoscere i segnali della propria trasformazione. Se la dignità umana diventa negoziabile, se i diritti diventano condizionati dall’appartenenza o dall’utilità, ciò che si incrina non è una singola politica, ma l’idea stessa di civiltà su cui l’Occidente ha costruito la propria identità e la propria storia di civiltà e inclusione
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