Produttività, la sfida dei salari passa da lì

ITALIA. Le attività industriali, quando inserite in territori evoluti come quello bergamasco, creano impatti economici e sociali articolati e complessi. È difficile comprenderli e valutarli se ci si affida a stereotipi culturali, pregiudizi, situazioni contingenti o specifiche.

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Occorre ragionare su dati concreti e dinamiche generali, per identificare in modo attendibile trend, criticità, opportunità e possibili sviluppi. L’industria a Bergamo crea occupazione e distribuisce redditi. Oltre 11.000 le nuove assunzioni nel primo trimestre, in aumento del 4% su base annua. Il 2025 evidenzia un risultato marginalmente positivo, nonostante le criticità di mercato, approvvigionamenti e costi energetici. Ma è lo stock occupazionale a rilevare maggiormente: circa 140.000 addetti, su un totale di poco meno di 400.000 lavoratori dipendenti del settore privato, afferiscono ad aziende manifatturiere.

La sfida per le imprese industriali

E le retribuzioni? Gli ultimi dati diffusi da Confindustria hanno evidenziato che il 94% dei sei milioni di lavoratori coperti dai CCNL del sistema confindustriale fruiscono di contrattazione pienamente in vigore e non scaduta. Le analisi associative evidenziano che la contrattazione collettiva aziendale in provincia di Bergamo copre il 74% delle aziende industriali con più di 100 dipendenti. Se si considerano anche i trattamenti variabili individuali la copertura sale al 90%, includendo tutte le aziende manifatturiere risulta dell’82%. Ci sono poi i trattamenti individuali non variabili, le progressioni dell’inquadramento, il welfare aziendale. La media retributiva nelle imprese di ogni dimensione, come risulta dalle indagini del sistema Confindustria, è significativamente superiore ai minimi tabellari. I differenziali retributivi internazionali negativi si riscontrano rispetto ai Paesi UE con livelli di competitività, evidenziati dal CLUP, migliori del nostro. La sfida per le imprese industriali - anche bergamasche - che vogliono ridurre questo gap si basa quindi principalmente sulla crescita della produttività e coinvolge anche la normativa, per costi e agevolazioni, e la contrattazione collettiva, per la flessibilità gestionale. Responsabilizza quindi il legislatore e le parti sociali, non solo le imprese.

Imprese più competitive

La crescita retributiva non può seguire solo le dinamiche, in parte strutturali ed in parte contingenti, del mercato del lavoro. È condizionata dai costi di produzione e deve rispettare logiche di equità redistributiva, per evitare disparità, malcontento e contenziosi. Se si vogliono distribuire maggiori redditi, con modalità ordinate e strutturali, occorrono imprese più competitive, quindi più produttive. Questo sillogismo incide anche sull’inserimento dei giovani e sull’ageing, ovvero la gestione del personale a fine carriera. La tendenziale rigidità del turnover, con un tasso di cessazione non volontaria a Bergamo fermo al 2,6%, si correla alla trattenuta in servizio dei lavoratori prossimi al pensionamento. Questa dinamica non riflette tanto la volontà datoriale di valorizzare il personale anziano, mediamente meno formato ma più esperto, rispetto al personale giovane, quanto la scarsità di candidati all’assunzione e gli effetti delle riforme sull’età pensionabile.

Ridurre la tassazione sui redditi dei giovani

In questo quadro, è da accogliere con favore l’ipotesi, per la prossima Legge di Bilancio, di ridurre la tassazione sui redditi dei giovani. Le opzioni allo studio vanno da aliquote differenziate sull’intero reddito fino a un’aliquota del 5% sui soli aumenti retributivi. La misura dovrà però essere stabile: la programmazione delle assunzioni e delle politiche retributive richiede una prospettiva di lungo periodo.

La leva fiscale può quindi favorire l’ingresso dei giovani, ma non risolve da sola il problema. Retribuzione, welfare e progressione professionale restano strumenti importanti, che devono però inserirsi in una strategia più ampia. La condizione di fondo è rafforzare la capacità delle imprese di competere, crescere e generare redditività da redistribuire - ai giovani come agli altri lavoratori, che devono essere inseriti, trattenuti, valorizzati perché contribuiscano efficacemente al nostro fare impresa - con modalità sostenibili, equilibrate ed efficaci.

*Presidente di Confindustria Bergamo

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