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ITALIA. La Tv ha registrato un avvenimento storico: il sorpasso negli ascolti di Mediaset sulla Rai, di un polo privato su quello pubblico.
Lettura 1 min.Non era mai accaduto, nemmeno ai tempi di Silvio Berlusconi presidente del Consiglio, che indirettamente le controllava entrambe o quanto meno esercitava potere di veto (ricordate l’editto bulgaro?) e se da presidente del Consiglio proprio non favoriva Mediaset, di certo non la ostacolava. Dunque potremmo dire con una battuta che «TeleMeloni» è riuscita laddove non era stato capace nemmeno il Cavaliere. Ma ridurre tutto – come hanno fatto e faranno molti giornali - a considerazioni politiche è estremamente riduttivo. È vero: molti dei conduttori Rai graditi – diciamo così - al Centrodestra non brillano negli ascolti. Inoltre i vari editti bulgari silenziosi interni, oltre all’assalto ai palinsesti da parte dei piani alti di Viale Mazzini, hanno finito per generare un mini-esodo in altri lidi: a Mediaset, a La7 e a Nove prima di tutto. Ma la situazione politica non è l’unica causa.
La lottizzazione – o se vogliamo chiamarlo più elegantemente lo spoil system - in Rai è un dato di fatto, una tradizione, una consuetudine, verrebbe voglia di dire. I giri di vela nei confronti di giornalisti, conduttori, programmi, ospiti e scalette ci sono sempre stati con il cambiare del vento. Anche con il Centrosinistra al potere le cose non andavano diversamente in Viale Mazzini.
Quella che è cambiata è l’offerta esterna, molto più ricca e vivace, ovvero la possibilità di andarsene in altri lidi. Non solo a Mediaset, che dopo la morte del Cavaliere sembra essersi aperta pragmaticamente anche ad altre culture, come quella di sinistra, andando a pascolare in nuove praterie.
Non solo a La7, altra brillante emittente corsara rifiorita con Urbano Cairo. Soprattutto Nove, il canale dell’americana Warner Bros Discovery, è ultimamente protagonista di una campagna acquisti forsennata, da Crozza a Fazio, fino all’ultima preda Amadeus, la star pigliatutto di Sanremo di scuola «baudiana» e continua ad andare all’assalto di news, personaggi e pubblicità. Il suo amico Fiorello ha detto tra il serio e faceto che la Nove vorrebbe comprarsi in blocco tutta la divisione delle news di La7, da Floris a Mentana.
Tutto questo è estremamente sorprendente se si pensa che la Tv generalista, «lineare», veniva data per morta. In questi anni si è assistito a una frammentazione del pubblico, sempre più zampillante verso nuovi canali e nuove piattaforme streaming (come Netflix), con aggregatori video (come You Tube) social networks, abbonamenti personalizzati, fruibili da strumenti diversi, a cominciare dagli smartphone, che stanno soppiantando il vecchio televisore.
Una rivoluzione che sembrava aver messo in soffitta anche il vecchio duopolio Mediaset-Rai che ci trasciniamo dagli anni ’80. E invece… La Warner Bros Discovery, passata dal 2 al 10 per cento di share con Fabio Fazio, orientata a mettere in campo in autunno con Amadeus nuovi format ben collaudati, ne è la dimostrazione. Perché la televisione cosiddetta generalista vive di ascolti: è gratuita (a parte la Rai che ha il canone), e il suo business consiste nel convertire l’attenzione (le «teste» si dice in gergo) degli spettatori in investimenti pubblicitari. Insomma la Tv generalista è morta, viva la Tv generalista. Mai darla per spacciata.
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