A 55 anni l'ippopotama più anziana d'Europa partorisce il 15/o figlio
(ANSA) - VERONA, 01 SET - All'età record di quasi 55 anni "Camilla", l'ippopotama più anziana d'Europa, ha dato alla luce il suo 15/o figlio al parco Natura Viva di Bussolengo (Verona).
Vulnerabile di estinzione secondo la Lista Rossa Iucn, il piccolo è l'unico nato in Italia negli ultimi 5 anni.
A dieci giorni di vita, trascorre il suo tempo allattando sott'acqua e cimentandosi nei primi passi fuori dal laghetto, per seguire la madre. I due, circa 2.500 chilogrammi lei e 50 lui, vivono con la propria famiglia e con un gruppo di antilopi nyala, che ospita anch'esso due nuovi nati. A nessuno è permesso avvicinarsi al nuovo arrivato, né in acqua né fuori, e sarà così ancora per le prossime settimane.
«Camilla è arrivata al Parco Natura Viva nel 1976, appena 3 anni dopo l'apertura del primo safari - ricorda Camillo Sandri, direttore zoologico del Parco Natura Viva -. È con noi da cinquant'anni, ha seguito tutta l'evoluzione del parco dai primi anni della sua apertura ai giorni nostri e le abbiamo visto allevare già 14 piccoli. Ma a questa età, che è già oltre l'aspettativa di vita di un ippopotamo, nessuno avrebbe mai pensato che fosse addirittura ancora in grado di riprodursi.
Dopo 8 mesi di gravidanza, Camilla ha partorito autonomamente in acqua. Non si è mossa dal laghetto per i primi tre giorni di vita del piccolo e ha iniziato a uscire per mangiare solo quando lui è stato in grado di seguirla, nonostante l'andatura incerta e lo sforzo dei primi giorni di vita".
È l'acqua l'ambiente d'elezione dell'ippopotamo, che in natura è più sicuro della terraferma. E quando il piccolo è stanco, Camilla si immobilizza offrendogli il muso come appoggio, in modo che lui possa tenersi a galla senza fatica. I due restano immobili per molte ore, per proteggersi anche dal sole, rinfrescandosi.
Nei 39 Paesi africani in cui è ancora presente, l'ippopotamo continua a perdere terreno sotto la pressione dell'uomo: alla riduzione e frammentazione degli habitat d'acqua dolce si aggiungono l'inquinamento, le attività estrattive e la caccia per l'avorio dei grandi canini e incisivi. Un commercio, quest'ultimo, che ha acquistato ulteriore valore con le restrizioni imposte all'avorio di elefante, facendo dei denti dell'ippopotamo una delle principali alternative presenti sui mercati internazionali. Tra il 2009 e il 2018, il commercio internazionale registrato dalla Cites ha riguardato parti e derivati riconducibili a circa 13.900 ippopotami. (ANSA).
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