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CALCIO. Al centro sportivo di Zingonia la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore nerazzurro.
Lettura 3 min.Zingonia
A Zingonia è il giorno della conferenza stampa di presentazione di Maurizio Sarri, nuovo allenatore dell’Atalanta, accompagnato dal direttore sportivo Cristiano Giuntoli. Proprio Giuntoli ha preso la parola per primo: «È doveroso ringraziare la proprietà, Antonio Percassi e Stephen Pagliuca, e la dirigenza guidata da Luca Percassi, per la presenza». Poi una battuta, riferendosi a Sarri: «È timido, quindi andateci piano...», lasciando la parola all’allenatore.
In apertura, Sarri ci ha tenuto a ringraziare «tutta la società per essere qui. Sono qui anche per la determinazione con cui mi hanno cercato e la stima che ho io per questa famiglia, per questa società. Stima che non viene da un breve periodo, ma da lontano. Quanto fatto mi ha sempre colpito molto, come il clima dentro lo stadio, la sensazione di una società basata sul lavoro è uno dei motivi per cui sono qui molto volentieri».
Poi sulla sua filosofia di calcio, definita «completamente differente, vedremo cosa potrò tenere e cosa sarò costretto a cambiare, perché devo trasmettere un calcio che sento dentro. L’importante è vedere una buona Atalanta, con le caratteristiche mentali viste negli ultimi anni. Una squadra bella, determinata, che lotta in ogni partita. Spero si rivedano queste caratteristiche».
Sul mercato in entrata: «Il direttore sa benissimo qual è il mio modo di pensare calcio, non ho bisogno di indicare dei nomi, sa che tipo di giocatore mi piace allenare. L’Atalanta ha una propria filosofia che io non posso mettere in dubbio, le scelte della società in uscita e in entrata sono chiare e a me va bene così. Per valutare bene la rosa aspettiamo il rientro di chi ha giocato il Mondiale, ma di chi si sta già allenando sono contento».
Gli obiettivi e le richieste della società: «Mi ha chiesto di lavorare, credo sia una delle poche cose che so fare bene, insieme al miliardo di difetti che ho. Penso che questo sarà apprezzato». Sui primi giorni di lavoro all’Atalanta: «Ho trovato un buon ambiente, un centro sportivo di ottimo livello, gente che lavora con grande disponibilità. È il momento per cui ho scelto subito quando mi hanno contattato».
Sarri sta lavorando con una rosa abituata a un calcio diverso: «Stiamo provando Samardzic e Zalewski come interni di centrocampo. Raspadori è un calciatore forte, lo seguo da anni, è una fortuna poterlo finalmente allenare. Ma non bisogna dimenticare che abbiamo due centravanti di valore come Scamacca e Krstovic, che l’hanno scorso hanno giocato pochissimo in contemporanea ma hanno fatto più di venti gol in due. In questo momento, quindi, Raspadori lo stiamo utilizzando come esterno, poi vedremo quale potrà essere la soluzione definitiva».
Il primo acquisto è stato Gianluca Gaetano, arrivato dal Cagliari: «Un’idea del direttore (Giuntoli, ndr), gli ho detto che in quel ruolo (regista, ndr) l’ho visto poco, ma l’ho visto bene. Una scelta condivisa, che però non toglie ad altri giocatori la possibilità di giocare lì. E poi spero che la stagione sia lunga, faticosa e piena di partite, quindi ci sarà bisogno di più soluzioni, come un 4-2-3-1 alternativo al 4-3-3».
Sull’Atalanta che ha raccolto: «L’ultima stagione può essere stata un po’ sotto tono, ma è successo anche in passato, ricordo un ottavo posto, ma veniva da risultati di alto livello e subito dopo sono arrivati nuovi risultati di alto livello. Sono stagioni da mettere in conto, ogni tanto succedono».
Poi nello specifico su Scamacca e sul tridente con De Ketelaere e Raspadori: «Ce l’ho in mente, sono tre giocatori importanti. Considero Scamacca un attaccante forte che molto probabilmente nella sua carriera ha fatto meno delle sue potenzialità, una sensazione che credo sia generalizzata. La grande sfida è portarlo al cento per cento, stiamo lavorando con un programma molto personalizzato per evitare problemi fisici in questo periodo, che lo rallenterebbero. E speriamo molto nella sua collaborazione».
Sulla difesa a quattro e l’impiego di Scalvini: «In questo momento sta provando come centrale, sia a destra sia a sinistra. Penso lo possa fare». Sulla fascia sinistra, invece: «Kolasinac sarà un giocatore importante, come Bernasconi, come Ahanor, vediamo se lo specializzeremo da centrale o esterno. Kolasinac ha giocato in quel ruolo in nazionale, ma anche all’Arsenal».
Obiettivi e prospettive: «In questo momento l’obiettivo è costruire la squadra, una squadra che sposi un nuovo modo di pensare. Ci saranno sicuramente difficoltà: a Empoli dopo otto partite ero ultimo, poi siamo andati ai playoff e l’anno dopo in Serie A. A Napoli dopo tre partite avevamo due punti, anche lì l’inizio è stato sofferto. So che ci sarà da soffrire, da fare fatica, subire critiche, sarà inevitabile. Poi valuteremo il prodotto finito». Sulla società: «Spero di non fargli finire la pazienza (ride, ndr). L’impressione è di essere una grande famiglia, la stessa impressione che ho avuto da fuori. Da dentro ne ho la conferma».
La permanenza di Ederson: «Sono scelte della società. Sarà un pilastro di questa squadra. L’unica mia paura era data dai retropensieri con cui il ragazzo potrebbe rimanere, invece il direttore mi sta confermando che lo fa molto volentieri e sta chiedendo di rientrare qualche giorno prima rispetto a quanto concesso».
Sui tanti ragazzi aggregati dal settore giovanile, durante il ritiro: «Vediamo numericamente come saremo a fine mercato. Ho la netta sensazione che tra 2007, 2008 e 2009 ci siano quattro giocatori che staranno sicuramente in Serie A». Sui tifosi: «Ho parlato del clima allo stadio, i protagonisti sono i tifosi. Un tifo che vedi raramente, cento minuti di continuità ininterrotta. Un bell’ambiente».
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