Alti livelli di antiossidanti riducono il rischio di demenza

Lo studio Possono aiutare a preservare il nostro cervello dallo stress ossidativo a cui è sottoposto quotidianamente.

I livelli di alcuni antiossidanti nel sangue durante la mezza età possono ridurre notevolmente il rischio di sviluppare demenza da anziani. È quanto emerge da uno studio condotto dal National Institute on Aging americano e pubblicato su Neurology, rivista dell’American Academy of Neurology. Lo studio ha seguito per più di 15 anni 7.283 americani che, all’inizio della ricerca, avevano in media 45 anni e sono stati sottoposti a diverse analisi, tra cui la misurazione dei livelli di antiossidanti nel sangue. Tre in particolare: luteina e zeaxantina, di cui sono ricchi vegetali come spinaci, broccoli o radicchio rosso, e beta-criptoxantina, presente in abbondanza in zucca, cachi, mandarini, peperoni.

Le valutazioni compiute al termine dello studio hanno mostrato che le persone che anni prima avevano i più alti livelli di antiossidanti presentavano un rischio notevolmente più basso di sviluppare demenza. Nello specifico, per ogni aumento di 15,5 micromoli per litro di luteina e zeaxantina si registrava una riduzione del 7% del rischio di demenza, mentre per ogni aumento di 8,6 micromoli per litro di beta-criptoxantina la riduzione del rischio era del 14 per cento.

«Gli antiossidanti possono aiutare a proteggere il cervello dallo stress ossidativo, che può causare danni cellulari. Sono però necessari ulteriori studi per verificare se l’aggiunta di questi composti possa aiutare a proteggere il cervello dalla demenza», ha affermato una delle autrici dello studio, May A. Beydoun.

«Gli antiossidanti possono aiutare a proteggere il cervello dallo stress ossidativo, che può causare danni cellulari. Sono però necessari ulteriori studi per verificare se l’aggiunta di questi composti possa aiutare a proteggere il cervello dalla demenza», ha affermato una delle autrici dello studio, May A. Beydoun. La ricercatrice tuttavia invita alla cautela: anche se il loro ruolo fosse confermato, gli antiossidanti sono solo una delle componenti che contribuiscono a preservare la salute cognitiva. Lo studio ha infatti mostrato il loro effetto era influenzato da fattori come l’istruzione, il reddito o il livello di attività fisica svolto nel corso della vita.

Il problema delle demenze sta acquisendo sempre più una dimensione preponderante in termini di sanità pubblica sia perché un sempre maggior numero di famiglie ne sono drammaticamente coinvolte sia perché è necessaria una qualificata rete integrata di servizi sanitari e socio-assistenziali. Gli studi epidemiologici consentono di stimare nella fascia d’età superiora a 65 anni una prevalenza del 6.4% per tutte le patologie dementigene ed una incidenza di 37.8 casi ogni anno ogni 1.000 persone.

Gli studi epidemiologici consentono di stimare nella fascia d’età superiora a 65 anni una prevalenza del 6.4% per tutte le patologie dementigene ed una incidenza di 37.8 casi ogni anno ogni 1.000 persone.

Fin dagli anni Sessanta, inoltre, si è tentato di definire una specifica categoria nosologica caratterizzata dalla presenza di un deficit cognitivo isolato in soggetti con età avanzata, per poter identificare una fase di transizione dall’invecchiamento fisiologico a quello patologico che potesse essere utile alla comprensione della fase precoce della storia naturale delle demenze. Sono state quindi proposte nel corso degli ultimi decenni diverse possibili categorie.

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