Aritmie, ecco cosa fare quando il battito cardiaco si altera
ELETTROFISIOLOGIA. Palpitazioni, fiato corto e stanchezza possono essere segnali di aritmie. Il cardiologo Celentano spiega sintomi, diagnosi e terapie, dall’Holter all’ablazione.
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Palpitazioni, battiti irregolari, fiato corto o stanchezza insolita: le aritmie possono manifestarsi in modi diversi e incidere sulla vita quotidiana. Riconoscerne i segnali, capire quando rivolgersi al medico e individuare il trattamento più adatto sono passaggi fondamentali.
«Le aritmie sono alterazioni del ritmo cardiaco – spiega il dottor Eduardo Celentano, responsabile dell’Unità di Elettrofisiologia in Humanitas Gavazzeni –. Il cuore può battere troppo velocemente, troppo lentamente o in modo irregolare. Non sono tutte uguali: alcune sono innocue, altre richiedono controlli o trattamenti». Il sintomo più noto è la palpitazione, la sensazione che il cuore corra, batta forte o sembri perdere un colpo: «La sensazione di un battito mancato può dipendere da un’extrasistole, cioè da un battito anticipato. Nelle persone con un cuore sano spesso non è pericolosa, ma se è frequente o associata ad altri disturbi va valutata», osserva lo specialista.
Alcune manifestazioni richiedono assistenza urgente: «In presenza di palpitazioni associate a dolore toracico, difficoltà respiratoria, svenimento o sensazione di perdere conoscenza bisogna chiamare il 112 o il 118 e non mettersi alla guida – sottolinea Celentano –, avendo ben presente che non esiste un numero di battiti che, da solo, stabilisca se una situazione è pericolosa: contano i sintomi, la durata dell’episodio, il tipo di aritmia e le condizioni della persona».
La diagnosi parte dall’elettrocardiogramma, che registra però il ritmo solo per pochi secondi e può non rilevare un’aritmia intermittente. «In questi casi possiamo utilizzare un Holter o sistemi di monitoraggio più prolungato. In situazioni selezionate esistono anche piccoli registratori impiantabili», spiega il cardiologo. E a seconda dei casi possono essere necessari ulteriori esami, indicati dal medico.
Alcune manifestazioni richiedono assistenza urgente: «In presenza di palpitazioni associate a dolore toracico, difficoltà respiratoria, svenimento o sensazione di perdere conoscenza bisogna chiamare il 112 o il 118 e non mettersi alla guida – sottolinea Celentano –, avendo ben presente che non esiste un numero di battiti che, da solo, stabilisca se una situazione è pericolosa: contano i sintomi, la durata dell’episodio, il tipo di aritmia e le condizioni della persona»
Anche la terapia viene scelta in base al tipo di aritmia e alle caratteristiche del paziente. Alcune forme richiedono soltanto controlli, altre possono essere trattate con farmaci o ablazione. «L’ablazione transcatetere permette di trattare le aree responsabili dell’aritmia attraverso sottili cateteri introdotti in genere dai vasi sanguigni. In presenza di determinati disturbi del ritmo lento può essere invece indicato un pacemaker, mentre il defibrillatore impiantabile è riservato a pazienti selezionati a rischio di aritmie ventricolari pericolose», precisa Celentano.
Le tecnologie più recenti hanno reso le procedure sempre più precise ma, avverte lo specialista, «innovazione non significa automaticamente che una tecnologia più recente sia migliore per tutti. La scelta deve sempre e comunque considerare le caratteristiche del paziente, le evidenze scientifiche, l’esperienza dell’équipe e il beneficio atteso. È questo il significato della cura personalizzata: partire dalla persona, non soltanto dall’aritmia».
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