Cancro e trombosi: le linee guida sono
corrette ed efficaci
LO STUDIO. I dati di un’indagine presentata a Parigi, alla vigilia del congresso della Società internazionale di emostasi e trombosi - Isth.
Lettura 1 min.Il 93% della comunità medica internazionale approva le linee guida per la prevenzione e il trattamento della trombosi associata al cancro. Il 96% è favorevole al lancio di un’iniziativa internazionale coordinata per la prevenzione della trombosi. C’è però un divario tra la conoscenza teorica e la reale applicazione pratica sul campo: è del 60% la percentuale di medici a conoscenza delle raccomandazioni e del 54% quelli che le applicano nell’attività clinica. Questi i dati di un’indagine presentata a Parigi, alla vigilia del congresso della Società internazionale di emostasi e trombosi - Isth, in un workshop al Centre de Recherche Saint-Antoine dell’Università Sorbona.
L’indagine
La trombosi associata al cancro è una delle complicanze più comuni e gravi in oncologia ed è una delle principali cause di mortalità nei pazienti con tumore. Negli ultimi anni, sono state sviluppate linee guida di pratica clinica per la sua prevenzione e trattamento. L’obiettivo
principale dell’indagine è stato comprendere come queste vengano concretamente applicate nell’attività quotidiana negli ospedali e capire come trasformarle in un beneficio concreto per i pazienti. Allo studio hanno partecipato esperti di 18 Paesi.
Il workshop è stato sostenuto da Isth, CaVite dell’Università Sorbona di Parigi e Icthic - International conference on thrombosis and hemostasis issues in cancer di Bergamo. Ha introdotto i lavori la prof.ssa Anna Falanga, socia Isth, presidente di Icthic e direttore scientifico di Fondazione Artet. La dott.ssa Marina Marchetti, dell’Immunoematologia di Bergamo, socia Isth e membro del Comitato ccientifico di Fondazione Artet, ha presentato i risultati dell’indagine, guidata dai professori Grigoris Gerotziafas, direttore CaVite e Anna Falanga. Ai lavori hanno partecipato esperti internazionali per analizzare i risultati dallo studio, condividere le esperienze dei diversi Paesi e individuare strategie pratiche per migliorare l’implementazione delle linee guida.
L’importanza della tecnologia
Ci sono ancora discrepanze tra le linee guida e la loro applicazione. La variabilità dei sistemi sanitari, la limitata conoscenza delle raccomandazioni, le barriere organizzative e la complessità dei percorsi assistenziali oncologici contribuiscono a un’adozione non ottimale delle strategie basate sulle evidenze. Una barriera importante è la mancanza di automazione digitale. L’assenza di strumenti di valutazione del rischio di trombosi integrati direttamente nella cartella clinica elettronica costringe il medico a calcoli manuali, con rischi di errore. Pesano anche lacune informative tra i medici di specialità diverse: chirurghi, cardiologi, medici di base. Inoltre solo il 26,9% dei centri dispone attualmente di un percorso multidisciplinare formalizzato per la gestione del paziente oncologico a rischio di trombosi. E solo il 7,7% dei medici riesce a valutare sistematicamente l’impatto psicologico e l’ansia legati alla diagnosi e alle terapie.
Lo studio indica che le recenti linee guida sono corrette ed efficaci. Sottolinea però l’urgenza di superare le barriere burocratiche, digitali e formative. L’obiettivo emerso dal workshop è trasformare la conoscenza scientifica in prassi quotidiane accessibili e uniformi in ogni ospedale perché ogni paziente possa beneficiare dei migliori protocolli di prevenzione e cura disponibili.
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