Cistiti ricorrenti, tutta colpa dei batteri

UROLOGIA. L’infezione si sviluppa quando «risalgono» dall’area intorno all’uretra fino alla vescica.

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Disidratazione, lunghi periodi con indosso il costume umido, cambiamenti delle abitudini. Sono diversi i fattori che in questa stagione possono favorire la comparsa della cistite, infezione urologica che colpisce in particolare le donne. Ma quali sono le cause? E quali sono le terapie possibili? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Gaia Colalillo, specialista in urologia dell’Unità di Urologia del Policlinico San Marco.

Cosa si intende per cistite?

«La cistite è un’infiammazione delle vie urinarie inferiori, in particolare della vescica, nella maggior parte dei casi dovuta a un’infezione batterica. Si tratta di uno dei disturbi urologici più frequenti, soprattutto nelle donne».

Quali sono i sintomi più comuni?

«Bruciore o dolore durante la minzione, urgenza minzionale, necessità di urinare più spesso del solito e una sensazione di peso o fastidio nella parte bassa dell’addome, in alcuni casi anche sangue nelle urine. Se oltre a ciò compaiono febbre, dolore lombare, brividi o vomito è importante non sottovalutarli perché potrebbe trattarsi non di una pielonefrite, condizione pericolosa in cui l’infezione dalla vescica risale fino al rene».

Ma perché viene la cistite? Quali sono le cause e i fattori di rischio?

«Nella maggior parte dei casi, soprattutto nelle forme non complicate, la cistite è causata da batteri, tra cui il principale responsabile è l’escherichia coli, un batterio normalmente presente

nell’intestino. L’infezione si sviluppa quando questi batteri risalgono dall’area intorno all’uretra fino alla vescica. I fattori che favoriscono gli episodi (soprattutto ricorrenti) di cistite sono l’attività sessuale e l’uso di spermicidi; la menopausa, poiché la carenza degli estrogeni a modifica il trofismo vaginale e il microbiota; disfunzioni dello svuotamento vescicale, stipsi importante, prolasso, calcoli, cateterismi. Nella stagione calda, poi, se ne aggiungono altri specifici tra cui la disidratazione, poiché si suda di più e, se si beve poco, l’urina diventa più concentrata e si urina meno frequentemente, facilitando la permanenza dei batteri nella vescica; indossare a lungo il costume bagnato, abitudine che favorisce un ambiente caldo-umido che può alterare l’equilibrio della flora batterica dell’area genitale; trattenere l’urina durante viaggi o giornate fuori casa, consentendo così ai batteri di rimanere più a lungo nella vescica».

Perché le donne sono più colpite?

«Per motivi anatomici e in particolare perché l’uretra è più corta, quindi i batteri raggiungono la vescica con maggiore facilità, ed è vicina all’ano, da cui provengono i batteri intestinali, in particolare l’escherichia coli. Inoltre anche le variazioni ormonali dovute alla menopausa o la gravidanza possono modificare la flora vaginale e ridurre le difese naturali contro le infezioni».

Come si cura la cistite?

«Le linee guida insistono su tre concetti chiave. Il primo è non trattare la cistite asintomatica; se non ci sono sintomi urinari infatti non serve una terapia con antibiotici (l’uso improprio di antibiotici favorisce forme di antibiotico-resistenza). Il secondo concetto chiave è usare antibiotici mirati e a durata breve in caso di cistite sintomatica non complicata. Nelle cistiti ricorrenti è importante, quando possibile, eseguire un esame delle urine (esame urine e urinocoltura con antibiogramma) prima di iniziare la terapia, per confermare diagnosi, guidare terapia e non medicalizzare sintomi “simili” ma non infettivi. Inoltre può essere utile valutare strategie preventive- così da limitare il ricorso agli antibiotici - come immunostimolanti orali derivati da lisati batterici di escherichia coli, che dai dati in letteratura, hanno dimostrato di ridurre le recidive. Ovviamente nel caso si verifichino cistiti ricorrenti è sempre necessario correggere i fattori predisponenti modificabili».

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