Con il freddo cala la sete
non il fabbisogno di acqua

Durante i mesi più caldi risulta più facile bere, mentre diventa difficile farlo in inverno. Ma il nostro bisogno di acqua resta sempre costante.

È facile associare la disidratazione alle temperature estive, calde e umide, quando la sensazione di sete è più evidente, ma anche il freddo può accelerare questo fenomeno in modo meno visibile ma non meno rischioso. In inverno, la perdita di liquidi corporei può essere elevata tanto quanto quella che si manifesta nel periodo estivo, anche perché, in questa stagione, è più facile abbassare la guardia e sottovalutare il fenomeno in questione: ci si disidrata attraverso la respirazione e la sudorazione che, anche se meno percepita, è favorita dall’utilizzo di un abbigliamento più pesante e dall’eccessiva climatizzazione che riduce il tasso di umidità degli ambienti.

Si stima che respirare aria fredda e secca può in un’ora aumentare la perdita di fluidi corporei attraverso la respirazione di circa 5 ml , una misura che può apparire trascurabile per brevi periodi, ma che diviene significativa quando abitualmente si vive in ambienti freddi per molte ore al giorno. Durante i mesi più caldi, risulta più facile bere la quantità d’acqua consigliata – 8-10 bicchieri - mentre diventa difficile farlo in inverno. La sete rappresenta un sintomo fondamentale di disidratazione, che però durante i mesi più freddi si riduce fino al 40% , anche se il fabbisogno di acqua del nostro corpo non si modifica nel corso dell’anno.

«Spesso - afferma il professor Alessandro Zanasi, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e docente dell’Università di Bologna - sottovalutiamo, che proprio nella stagione invernale il corpo umano può essere maggiormente esposto al rischio di incorrere in un deficit idrico. Il motivo è da ricondurre ad una minor sensibilità del nostro organismo allo stimolo della sete, dovuta in primo luogo al meccanismo della “vasocostrizione”, messo in atto dal nostro corpo in risposta alle basse temperature esterne».

Questo meccanismo rappresenta una contrazione di vene e arterie che tende a ridurre la circolazione del sangue nelle zone periferiche e più esterne del nostro corpo: in questo modo il nostro organismo conserva il calore al proprio interno e mantiene costante la temperatura degli organi interni. Un effetto collaterale è però quello di ridurre la reattività del nostro cervello ai segnali inviati dall’organismo, fra cui in particolare lo stimolo della sete. «Il senso della sete - conclude il professor Zanasi - è certamente un campanello di allarme importante, utilizzato dal nostro corpo per ricordarci che è arrivato il momento di bere, ma è al tempo stesso già un rilevante segnale di disidratazione e in quanto tale andrebbe addirittura anticipato. Una corretta idratazione parte proprio dalla buona abitudine di bere spesso e in maniera costante durante la giornata, anche nelle situazioni in cui la perdita di liquidi non è apparentemente significativa».

Vi sono poi altri fattori che interagiscono - come il livello di attività, la dieta e le condizioni di salute che possono influenzare la velocità con cui il corpo perde fluidi. Questo è il motivo per cui è comunque necessario bere maggiormente quando si fa esercizio o si lavora all’aperto.

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