Digerire bene anche in estate: ecco come fare

L’INTERVISTA. Il cambio di stagione porta quasi sempre anche un cambio nel regime alimentare, con conseguenze dirette sulla digestione. Ne parliamo con Nicola Gaffuri.

Lettura 1 min.

Ne parliamo con Nicola Gaffuri, responsabile dell’Unità di Endoscopia Digestiva e Gastroenterologia di Humanitas a Bergamo.

D’estate aumenta il consumo di frutta e verdura, spesso con bevande fredde. Cosa comporta per chi soffre già di reflusso o gastrite?

«Proprio in questi pazienti bisogna fare attenzione: alcuni frutti tipicamente estivi, soprattutto quelli con la buccia, aumentano l’acidità gastrica e risultano più difficili da digerire, aggravando reflusso e gastrite. Attenzione anche al fruttosio nei diabetici, da dosare senza eliminarlo, privilegiando semmai le fibre delle verdure. Ma anche qui serve equilibrio: in chi

soffre di colon irritabile, troppe fibre stimolano la peristalsi e possono aumentare gonfiore e dolore addominale».

Quando è opportuno rivolgersi a un nutrizionista, e con quale percorso?

«Consiglio sempre una valutazione nutrizionistica quando cambia il regime alimentare stagionale, ma non solo. In Humanitas Gavazzeni abbiamo attivato un percorso di GastroCare che associa la visita gastroenterologica a quella nutrizionistica: il paziente viene prima da noi, poi passa dal nutrizionista, che calibra la dieta sulle patologie specifiche, non solo sul peso. Spesso, con un regime alimentare ben studiato, si possono ridurre o sospendere alcune terapie farmacologiche».

L’alimentazione può davvero incidere su valori come colesterolo, glicemia e pressione?

«È la prima forma di prevenzione. In presenza di dislipidemia, ipertensione o glicemia che tende a salire, un intervento nutrizionale corretto spesso normalizza questi valori senza dover ricorrere a statine o farmaci ipoglicemizzanti. Anche la chirurgia bariatrica, come la sleeve gastrectomy nei pazienti obesi, lo conferma: perdendo peso con un’alimentazione controllata, diabete, ipertensione e colesterolo spesso si normalizzano insieme».

Sempre più persone eliminano glutine o lattosio senza una vera diagnosi. Cosa cambia rispetto a una reale intolleranza?

«Nella celiachia il glutine va eliminato completamente: è tossico per l’intestino, provoca atrofia dei villi intestinali, malassorbimento e riduzione delle difese immunitarie. La diagnosi si basa sull’anticorpo anti-transglutaminasi nel sangue e, negli adulti, sulla gastroscopia con biopsie duodenali. Il lattosio è diverso: chi non ha una vera intolleranza, magari legata a un’alterazione del microbiota e della permeabilità intestinale che riduce l’attività della lattasi, non deve eliminarlo del tutto. Le evidenze più recenti indicano anzi di reintrodurlo gradualmente insieme a probiotici mirati, che ristabiliscono microbiota e permeabilità intestinale, permettendo alla lattasi di tornare a funzionare meglio».

Un messaggio conclusivo per affrontare l’estate con serenità?

«Non eliminare, ma variare. Il nostro apparato digestivo si abitua a un certo regime alimentare, e ogni eliminazione drastica, poi ripresa, può creare più problemi di quanti ne risolva. Meglio un’alimentazione varia, guidata se necessario da uno specialista, che garantisca una buona digestione tutto l’anno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA