Immagini più nitide per garantire diagnosi più accurate

TECNOLOGIA. La risonanza magnetica è una delle tecnologie più evolute della diagnostica per immagini.

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Grazie a campi magnetici e onde a radiofrequenza, permette di avere immagini dettagliate di organi e tessuti senza usare radiazioni ionizzanti, offrendo un supporto fondamentale nella diagnosi precoce e nella gestione di numerose patologie. Ne parliamo con il Dott. Alberto Castoldi, responsabile del Servizio di Radiologia del Policlinico San Pietro e radiologo di Smart Clinic Le Due Torri, dove è stata installata la nuova Magnetom Flow.Ace di Siemens Healthineers, una tecnologia di ultima generazione pensata per offrire esami più rapidi, diagnosi più accurate e un’esperienza più confortevole per i pazienti.

Quali sono i principali vantaggi della risonanza magnetica rispetto ad altre metodiche di imaging?

«Il principale punto di forza è la capacità di distinguere con grande precisione le diverse strutture anatomiche, consentendo di studiare cervello, colonna vertebrale, articolazioni, muscoli, cuore e numerosi organi interni a un livello di dettaglio elevatissimo. Le nuove risonanza magnetiche, inoltre, ci permettono di ottenere immagini più nitide, ridurre i tempi di acquisizione e, grazie ad algoritmi basati sull’intelligenza artificiale, limitare gli artefatti dovuti ai movimenti del paziente».

Perché una migliore qualità delle immagini può fare la differenza?

«Una maggiore qualità fa individuare alterazioni molto piccole spesso ancora asintomatiche, permettendo diagnosi più precoci, miglior definizione dell’estensione della malattia e scelte terapeutiche più mirate. È un vantaggio particolarmente importante in oncologia, neurologia e nell’ambito muscolo-scheletrico».

La riduzione dei tempi di acquisizione quali vantaggi offre?

«Per il paziente significa maggiore comfort e minore probabilità di dover ripetere alcune sequenze a causa dei movimenti involontari».

Quali sono gli ambiti in cui questa tecnologia esprime il massimo delle sue potenzialità?

«In neurologia permette di studiare con grande precisione il cervello e le malattie neurodegenerative; in ortopedia e medicina dello sport offre un’analisi dettagliata di cartilagini, tendini e legamenti; in oncologia riveste un ruolo centrale nella diagnosi e nel follow-up dei tumori».

La nuova tecnologia può contribuire anche a una diagnosi più precoce?

«Certamente. Pensiamo alle lesioni cerebrali iniziali della sclerosi multipla, ai danni cartilaginei negli sportivi, alle alterazioni della prostata o ai tumori del fegato e del pancreas».

Qual è il ruolo del radiologo all’interno di un percorso multidisciplinare?

«La radiologia è sempre più al centro di un lavoro di squadra. Le informazioni ottenute con la risonanza magnetica vengono condivise quotidianamente con neurologi, ortopedici, oncologi, cardiologi e chirurghi. Il radiologo non si limita solamente a interpretare le immagini, ma contribuisce attivamente alla definizione del percorso diagnostico e terapeutico del paziente».

Guardando al futuro, quale direzione sta prendendo la diagnostica per immagini?

«L’integrazione tra tecnologie sempre più performanti, intelligenza artificiale e competenze specialistiche consentirà di individuare le malattie in fasi sempre più precoci. La tecnologia, però, resta uno strumento: è l’esperienza del radiologo a trasformare le immagini in informazioni cliniche utili per il paziente».

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