Macchie solari, come proteggersi e quando affidarsi al laser

DERMATOLOGIA. Non tutte le lesioni pigmentate sono innocue: solo un controllo specialistico permette di distinguerle.

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Il sole d’estate lascia sulla pelle molto più di un’abbronzatura. Con il passare degli anni, su mani, viso e décolleté possono comparire macchie brune, piatte, dai contorni irregolari: le cosiddette macchie solari, o lentigo solari. Un fenomeno comune, che riguarda soprattutto chi ha superato i 40-50 anni, ma che oggi si può prevenire e, quando serve, trattare con soluzioni efficaci.

«Le macchie solari sono la conseguenza diretta dell’esposizione ai raggi ultravioletti nel tempo - spiega la dottoressa Mariagiulia Orlando, medico chirurgo presso Humanitas Medical Care Bergamo. - Si formano nelle zone del corpo più esposte al sole: il dorso delle mani, il collo, il viso, in particolare su zigomi e fronte. La causa principale è il fotoinvecchiamento, il deterioramento cutaneo provocato dai raggi UV, che si somma al naturale passare degli anni. Anche alcuni farmaci, come gli estroprogestinici, possono favorirne la comparsa».

Chi ha la pelle chiara, i capelli chiari e gli occhi azzurri, i cosiddetti fototipi I e II, corre un rischio maggiore ed è bene che presti attenzione fin da giovane.

«Il primo alleato resta la crema solare, da usare ogni giorno e non solo in vacanza - continua la dottoressa Orlando. - È importante scegliere un filtro adeguato al proprio fototipo ed evitare l’esposizione diretta nelle ore centrali, tra le 11 e le 16. Anche indumenti leggeri, cappelli e occhiali da sole aiutano a proteggere la pelle dai danni cumulativi dei raggi ultravioletti. Un piccolo gesto quotidiano che, ripetuto negli anni, fa la differenza».

Quando le macchie sono già comparse, la prima cosa da fare è una visita dermatologica. Non tutte le lesioni pigmentate sono innocue: solo un controllo specialistico, con il dermatoscopio, permette di distinguere una semplice lentigo solare da forme che meritano più attenzione.

La dottoressa ricorda che: «nei casi in cui la macchia sia benigna, il laser rappresenta oggi un trattamento mirato ed efficace. Il laser Q-switched a picosecondi, lo stesso utilizzato per la rimozione dei tatuaggi, agisce sulla melanina responsabile della colorazione scura della macchia, in una o due sedute a distanza di circa un mese, con risultati estetici soddisfacenti per qualsiasi tipo e colore di pelle. Le lesioni sospette o di natura maligna, invece, non vanno mai trattate con il laser. Richiedono l’asportazione chirurgica seguita dall’esame istologico».

Un discorso a parte riguarda il melasma, altra forma di macchia cutanea legata a fattori ormonali più che al sole, per il quale il laser non è la scelta indicata: si preferiscono altri approcci terapeutici, da valutare caso per caso con lo specialista.

Prendersi cura della pelle, ricorda la specialista, è un’abitudine che vale la pena costruire fin da giovani, osservando la propria cute e sottoponendosi a controlli regolari: la prevenzione di oggi è la pelle sana di domani.

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