Noduli benigni alla tiroide, Bergamo fa scuola

ASST «PAPA GIOVANNI». Introdotta una nuova tecnica per trattarli. Non è una procedura indicata per tutti.

È stata introdotta di recente all’ospedale Papa Giovanni XXIII una nuova tecnica per il trattamento dei noduli benigni della tiroide. Si tratta della termoablazione con microonde. Per i casi in cui è possibile farvi ricorso, questa innovativa procedura mini-invasiva punta a ridurre l’impatto estetico o i sintomi che derivano dalla compressione che i noduli esercitano sulle prime vie respiratorie o digerenti. I noduli possono essere ridotti del 50-80% rispetto al volume iniziale, nei sei mesi successivi alla procedura, con un singolo intervento. Questo trattamento permette così di migliorare la qualità di vita dei pazienti, che tornano ad avere una respirazione meno affannosa, oppure soffrono minor fastidio mentre mangiano, deglutiscono o in caso di attacchi di tosse.

È bene precisare che non si tratta di una procedura indicata in tutti i casi. Ogni singola ghiandola va valutata mediante ecografia ed esami del sangue per individuare quale paziente è idoneo al trattamento. In particolare, la termoablazione può applicarsi soprattutto per trattare voluminosi noduli benigni che causano danni estetici importanti, come la deformazione del collo, oppure in quei soggetti in cui la chirurgia ha un rischio elevato. Può essere valutato un ricorso alla termoablazione anche quando i noduli producono ormoni tiroidei in eccesso (adenoma di Plummer). Raramente la termoablazione può trovare applicazione per lesioni di tipo maligno, e in questi casi va sempre esclusa la possibilità di ricorso agli altri trattamenti tradizionali. Infine la procedura è del tutto controindicata in particolari condizioni, ad esempio quando il paziente ha un grave deficit della coagulazione.

Per i casi in cui si applica, il principale vantaggio di questa procedura, rispetto al classico trattamento di tipo chirurgico, è la minore invasività. È sufficiente una anestesia locale ed eventualmente una semplice sedazione. La procedura può inoltre essere realizzata in regime di Day Hospital, evitando così al paziente impegnative giornate di ricovero. Il paziente la sera stessa può tornare a casa e riprendere una vita pressoché normale. Anche il recupero dell’attività funzionale – si pensi all’alimentazione - è più rapida e meno soggetta a complicanze. Infine, la funzionalità della ghiandola viene preservata in toto, senza necessità di assumere farmaci sostitutivi dopo l’intervento.

I noduli della tiroide sono escrescenze benigne o maligne nella ghiandola tiroidea che si presentano in forma solida o liquida. Sono piuttosto frequenti ed aumentano comunemente con l’avanzare dell’età. Circa il 50% degli anziani ne è affetto, anche se oltre il 90% dei casi è rappresentato da forme benigne. Pur non presentando sintomi nella maggior parte dei casi, i noduli della tiroide talvolta possono provocare una compressione dei tessuti vicini alla ghiandola. Questo può causare al paziente difficoltà di respirazione o quando deglutisce.

La prima procedura è stata effettuata con successo a dicembre dal radiologo interventista Riccardo Muglia, in collaborazione con i medici endocrinologi Silvia Ippolito e Alessandro Rossini. Ma tutto il percorso terapeutico è stato messo a punto grazie alle competenze di diverse equipe, in uno sforzo comune e multidisciplinare. La procedura viene eseguite nella sezione di radiologia interventistica, di cui è responsabile Paolo Marra, che fa parte dell’Unità di Radiologia diagnostica per immagini ed interventistica, diretta da Sandro Sironi, Professore Ordinario di Radiodiagnostica all’Università Milano Bicocca. La selezione del paziente da proporre per questo tipo di trattamento si avvale delle competenze dell’Unità di Endocrine – Diabetologia, diretta da Roberto Trevisan, e della sua articolazione, l’Unità di Endocrinologia di cui è responsabile Giuseppe Lepore, con l’Otorinolaringoiatria diretta dal professor Giovanni Danesi.

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