Prostata ingrossata? Le soluzioni non mancano
UROLOGIA. Luigi Da Pozzo: dai farmaci alla chirurgia, oggi esistono molte alternative per risolvere il problema.
Lettura 2 min.Convivere con il bisogno frequente di urinare, alzarsi più volte durante la notte o accorgersi che il getto urinario è cambiato non deve essere considerato un inevitabile effetto dell’età. L’aumento di volume della prostata è un fenomeno comune negli uomini dopo i 50 anni, ma oggi può essere affrontato con percorsi personalizzati e tecniche sempre meno invasive. Luigi Da Pozzo, direttore dell’Urologia dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo e professore ordinario dell’Università Milano-Bicocca, spiega quando è necessario intervenire e quali sono le nuove opportunità terapeutiche, dal laser al trattamento con vapore acqueo.
Professor Da Pozzo, partiamo da un equivoco molto diffuso: la prostata ingrossata è una malattia?
«No. L’ipertrofia prostatica benigna riguarda praticamente tutti gli uomini dopo i 50 anni e diventa più frequente con l’età. È un cambiamento fisiologico legato all’invecchiamento, non va considerato automaticamente una malattia. La prostata aumenta di volume e può ostacolare lo svuotamento della vescica».
Quando bisogna iniziare a preoccuparsi?
«Quando i disturbi compromettono la qualità della vita o quando gli esami mostrano che la vescica sta iniziando a soffrire. Non basta dire che la prostata è ingrossata: bisogna valutare quanto i sintomi incidono sulla quotidianità e se l’ostruzione sta provocando conseguenze sull’apparato urinario».
Quali sono i campanelli d’allarme?
«Il getto urinario che si indebolisce, la difficoltà a svuotare completamente la vescica, la necessità di urinare spesso, soprattutto di notte, oppure l’urgenza improvvisa di andare in bagno. Sono disturbi comuni, ma se limitano il sonno, il lavoro, i viaggi o la vita sociale è opportuno rivolgersi allo specialista».
Molti uomini tendono però a convivere con questi sintomi. È un errore?
«Dipende. Se i disturbi sono modesti e gli esami nella norma, spesso è sufficiente un controllo periodico. Diverso è il caso in cui non siano più tollerabili o quando l’ecografia evidenzi segni di sofferenza, come un importante residuo di urina nella vescica, diverticoli o calcoli. Anche infezioni prostatiche ricorrenti o il blocco urinario, cioè la ritenzione completa di urina, richiedono un intervento rapido».
La prima terapia è sempre quella farmacologica?
«Nella maggior parte dei casi sì, ma prima vengono stile di vita e prevenzione. Dimagrire, fare attività fisica e mantenersi attivi migliora i sintomi. Quando non basta utilizziamo farmaci efficaci e generalmente ben tollerati, come gli alfa-litici. È importante però spiegare che non eliminano l’ingrossamento della prostata: controllano i sintomi e vanno assunti nel tempo».
Quando entra in gioco la chirurgia?
«Quando c’è un blocco, segni evidenti di ostruzione o quando la terapia farmacologica non è più sufficiente. Oggi, nella maggior parte dei casi, interveniamo senza incisioni, attraverso l’uretra. Non si rimuove tutta la prostata, ma solo la parte interna che impedisce il passaggio dell’urina».
Qual è oggi l’intervento di riferimento?
«L’enucleazione con il laser dell’adenoma prostatico, conosciuta come HoLEP o TuLEP a seconda della tecnologia. È una procedura mini-invasiva che garantisce un’ottima disostruzione, una degenza generalmente di uno o due giorni e un recupero rapido. Dopo alcune settimane la maggior parte dei pazienti riferisce un miglioramento marcato della qualità della vita».
«Non bisogna rassegnarsi ai disturbi urinari pensando siano un prezzo inevitabile dell’età, ma nemmeno spaventarsi se un’ecografia descrive una prostata ingrossata. Oggi disponiamo di diagnosi accurate, terapie efficaci e tecniche chirurgiche sempre meno invasive. La cosa più importante è affidarsi allo specialista per individuare il trattamento più adatto»
Per chi è indicata la terapia con il vapore acqueo?
«La termovaporizzazione con vapore acqueo è una valida opzione per pazienti selezionati. È una procedura ancora meno invasiva che preserva la qualità della vita sessuale e permette, in molti casi, di evitare o sospendere la terapia farmacologica. Con i trend di invecchiamento della popolazione rappresenta uno strumento prezioso, ma non è la soluzione per tutti: la scelta deve essere sempre personalizzata».
C’è un altro falso mito da sfatare?
«Sì. L’ipertrofia prostatica benigna non ha nulla a che vedere con il tumore della prostata. Sono condizioni diverse: il tumore, nella maggior parte dei casi, non provoca sintomi urinari e non dipende dal volume della prostata. Per questo è fondamentale sottoporsi agli screening con visita specialistica e Psa. Anche il sangue nelle urine non va mai sottovalutato: richiede sempre una valutazione specialistica per individuarne la causa».
Un ultimo consiglio agli uomini over 50?
«Non bisogna rassegnarsi ai disturbi urinari pensando siano un prezzo inevitabile dell’età, ma nemmeno spaventarsi se un’ecografia descrive una prostata ingrossata. Oggi disponiamo di diagnosi accurate, terapie efficaci e tecniche chirurgiche sempre meno invasive. La cosa più importante è affidarsi allo specialista per individuare il trattamento più adatto».
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