Se siamo quello che mangiamo, dobbiamo preoccuparci
ALIMENTAZIONE. La Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (Sige) ha fatto il punto sull’impatto dei cibi ultra-processati sulla salute dell’apparato digerente, in occasione di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.
Lettura 1 min.Le evidenze presentate confluiranno in un «position paper» della Società, la cui pubblicazione è prevista entro la fine dell’anno. Piatti pronti, carni lavorate, bevande zuccherate e snack confezionati occupano una porzione sempre più ampia delle diete occidentali: in molti Paesi ad alto reddito gli alimenti ultra-processati contribuiscono ormai fino al 50-60% dell’apporto energetico giornaliero totale. Un fenomeno che riguarda da vicino anche l’Italia, dove la transizione verso abitudini più occidentalizzate si accompagna a un progressivo allontanamento dai modelli alimentari tradizionali, e in particolare dalla dieta mediterranea, storicamente associata a benefici metabolici e anti-infiammatori.
Definiti dalla classificazione «Nova» come formulazioni industriali composte prevalentemente da sostanze estratte dagli alimenti e combinate con additivi (emulsionanti, conservanti, dolcificanti e coloranti), con poco o nessun alimento intero residuo, gli ultra-processati sono progettati per massimizzare appetibilità, praticità e durata di conservazione. Nel novero rientrano gli snack dolci e salati, i prodotti confezionati e persino lo yogurt alla frutta.
«L’antico adagio “Siamo quello che mangiamo” non è mai stato così attuale e scientificamente fondato come oggi - ha spiegato il professor Edoardo Giannini, presidente di Sige, direttore della Clinica Gastroenterologica dell’Università degli Studi di Genova e Irccs Aom Policlinico San Martino - . La salute del nostro organismo, a partire dall’apparato digerente, si costruisce a tavola attraverso scelte alimentari informate e consapevoli. Valutare e controllare ciò che immettiamo nel nostro organismo è il primo e più potente atto di prevenzione che abbiamo a disposizione, e ben si allinea con le più moderne raccomandazioni sanitarie a livello europeo che indicano come sia essenziale una transizione dalla terapia agli atti preventivi».
© RIPRODUZIONE RISERVATA