«TC» e «imaging». Vedere (bene) il cuore
per curare meglio
L’INTERVISTA. L’imaging è sempre più centrale nello studio e nel trattamento delle aritmie: TC, risonanza ed ecocardiografia aiutano a conoscere anatomia e tessuti del cuore, guidando diagnosi e ablazione.
Lettura 1 min.Nel trattamento delle aritmie non basta sapere come batte il cuore. È importante anche conoscere com’è fatto e le caratteristiche del tessuto cardiaco. Per questo l’imaging sta assumendo un ruolo sempre più centrale anche nell’elettrofisiologia, branca della cardiologia che si occupa dei disturbi del ritmo cardiaco. TC, risonanza magnetica ed ecocardiografia forniscono informazioni diverse ma complementari, utili per comprendere meglio l’aritmia e, quando indicato, pianificarne il trattamento. Ne parliamo con il dottor Maurizio Tespili, Coordinatore dell’Area Cardiologica degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi (Policlinico San Pietro e Policlinico San Marco) e Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia Ospedaliera dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio.
Dottor Tespili, qual è il vantaggio di utilizzare esami come TC e risonanza magnetica nello studio delle aritmie?
«Lo studio elettrofisiologico analizza l’attività elettrica del cuore e permette di capire dove nasce un’aritmia e come si propaga. L’imaging consente invece di conoscere meglio la struttura nella quale quell’attività elettrica si sviluppa».
Partiamo dalla TC cuore: quali informazioni può fornire?
«La TC permette di ricostruire in modo molto dettagliato l’anatomia delle cavità cardiache e dei vasi. È particolarmente utile, per esempio, nello studio dell’atrio sinistro e delle vene polmonari, la cui conformazione può variare da una persona all’altra. Conoscere in anticipo questa anatomia può aiutare a pianificare con maggiore precisione una procedura».
E in concreto, quanto possono essere utili queste informazioni quando si deve curare un’aritmia?
«Un esempio è la fibrillazione atriale, una delle aritmie più frequenti. In alcuni pazienti si può ricorrere all’ablazione transcatetere, attraverso sottili cateteri che raggiungono il cuore dai vasi sanguigni. Uno degli obiettivi principali è isolare elettricamente le vene polmonari dall’atrio sinistro. La TC permette di conoscere in anticipo l’anatomia della zona sulla quale si dovrà intervenire».
E la risonanza magnetica che cosa ci permette di vedere?
«Permette di studiare le caratteristiche del miocardio, cioè del muscolo cardiaco, e di evidenziare, per esempio, fibrosi e cicatrici. Queste informazioni possono essere particolarmente importanti nello studio di alcune aritmie ventricolari, perché le aree di tessuto alterato possono rappresentare il substrato sul quale si sviluppano circuiti elettrici anomali».
Questi esami servono solo prima dell’intervento o possono essere utili anche durante la procedura?
«Alcune tecnologie possono essere utilizzate anche durante l’ablazione. L’ecocardiografia intracardiaca, per esempio, consente di visualizzare in tempo reale le strutture del cuore e di guidarne alcune fasi. Ma l’evoluzione tecnologica riguarda anche il modo in cui si individua il punto su cui intervenire e la tecnica con cui viene eseguita l’ablazione. Un esempio è l’elettroporazione, che utilizza impulsi elettrici per modificare selettivamente le cellule del tessuto coinvolto nell’aritmia. A questo si aggiungono sistemi di mappaggio come il cosiddetto Carto che permettono di ricostruire una mappa tridimensionale del cuore e integrare informazioni anatomiche ed elettriche. Lo specialista può così individuare le aree coinvolte, intervenire in modo mirato e verificare al termine della procedura se l’aritmia sia ancora presente o possa essere nuovamente indotta».
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