Vitamine, calcio e anabolidi
per contrastare l’osteoporosi

La prima «arma» a disposizione per combatterla è la diagnosi precoce (e la prevenzione).

La chiamano «ladra silenziosa delle ossa» perché spesso non presenta nessun sintomo evidente fino a quando non diventa un problema più serio, per esempio, dopo una frattura. Parliamo dell’osteoporosi, patologia che in Italia colpisce circa 4 milioni di persone sopra i 50 anni di cui l’80 per cento donne in post menopausa. Contrariamente a quanto si pensa, però, anche gli uomini sono a rischio, soprattutto dopo i 70 anni e in particolare chi soffre di diabete o artrite reumatoide, chi fa o ha fatto un uso prolungato di cortisone o farmaci chemioterapici, i forti fumatori. Nonostante questi numeri, l’osteoporosi è ancora una malattia poco considerata finché non sopraggiunge la prima frattura. La prima arma a disposizione per contrastarla è la diagnosi precoce, oltre ovviamente alla prevenzione. Ne parliamo con il dottor Marcello Filopanti, endocrinologo di Smart Clinic «Le Due Torri» e «Oriocenter», innovativa struttura sanitaria del Gruppo San Donato dove è possibile essere seguite per problemi di osteoporosi con percorsi personalizzati, con anche esami radiologici come la MOC (mineralometria ossea computerizzata), indagine indispensabile per la diagnosi e la valutazione del rischio.

Dottor Filopanti, cosa si intende per osteoporosi?

«In parole semplici, possiamo definire l’osteoporosi come la riduzione del contenuto di calcio delle ossa, che le rende più fragili, con la possibilità di avere fratture anche con sforzi o traumi minimi. Quando si parla di osteoporosi, infatti, bisogna sempre tenere presente che l’obiettivo principale è la prevenzione delle fratture, soprattutto del femore e delle vertebre (spina dorsale) o la riduzione del loro rischio».

Come si diagnostica?

«Attraverso l’anamnesi durante la visita endocrinologica e con la cosiddetta MOC (mineralometria ossea computerizzata), un esame radiologico, rapido e non invasivo, che avvalendosi dell’emissione di raggi X a basse dosi permette di fare una sorta di “fotografia” dello stato di mineralizzazione delle ossa. La MOC fornisce indicazioni sul rischio individuale di fratture da fragilità, che è il parametro che maggiormente conta e deve essere valutato e tenuto in considerazione. Nel dettaglio misura la quantità e la densità di sali minerali contenuti nella parte dello scheletro esaminata. Questo esame viene utilizzato, inoltre, per lo studio di altre patologie che portano a un “impoverimento” dell’osso tra cui l’osteomalacia (malattia dello scheletro caratterizzata da una difettosa mineralizzazione dell’osso), il rachitismo etc. Inoltre è fondamentale, soprattutto nella donna, per lo studio dell’osso in caso di cure prolungate con il cortisone, patologie che riducono l’assorbimento intestinale del calcio (celiachia o di morbo di Crohn), forte dimagrimento sia per malattie sia per regimi dietetico poco equilibrati (che possono privare lo scheletro di un’adeguata quantità di calcio) ed in caso di blocco delle mestruazioni per più di 6 mesi o menopausa precoce (prima dei 45 anni)».

Quali sono oggi le cure disponibili?

«Le cure mediche consistono sia in supplementi di calcio e vitamina D sia in farmaci veri e propri, che servono per ridurre la perdita di calcio (antiriassorbitivi) o aumentare la sua quantità (anabolici) nelle ossa. La prima categoria è quella più utilizzata e riguarda i cosiddetti bisfosfonati. Bisogna ricordarsi però che i farmaci da soli non bastano: per ridurre il rischio di fratture è importante anche mantenere un’adeguata attività fisica e fare attenzione a evitare cadute e sforzi eccessivi. Il sistema sanitario regola le indicazioni e i tipi di trattamento dell’osteoporosi con le norme delle note AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) numero 79 e 96. È sostanzialmente in base a queste regole che i medici prescrivono la terapia per l’osteoporosi».

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