Dalle Orobie al Tor des Géants: il viaggio di Ferdinando Sessantini

L’INTERVISTA. Il bergamasco racconta la sfida sulle montagne nel libro «Un passo alla volta». Il suo compenso sosterrà la montagna accessibile.

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Bergamo

«Sono alto un metro e novantacinque, non ho un fisico propriamente da runner, ma sono un gigante». Ferdinando Sessantini, bergamasco di Valtesse, papà di due figli e impiegato in banca, racconta così la sua partecipazione al Tor des Géants, il Giro dei Giganti sulle alte vie della Valle d’Aosta. Un sogno sportivo diventato un’esperienza personale e poi un libro, con un obiettivo solidale.

Da Valtesse ai sentieri delle Orobie

«Guardavo i video e sognavo. Per preparare questa gara dico sempre che ho iniziato il primo giorno in cui ho iniziato a correre»

La passione è nata vicino a casa, correndo sulla Greenway e sulla pista ciclabile. Poi gli orizzonti si sono allargati: prima il Canto Alto, quindi le Orobie, esplorate poco alla volta. «Quando sono passato ai sentieri è scoccata una scintilla: ho trovato la mia dimensione ideale, una situazione in cui riesco a sentirmi completamente me stesso». Da lì è iniziato un percorso graduale, fatto di distanze sempre maggiori e di gare da cento, poi da centosessanta chilometri, fino alla sfida che sognava anche prima di cominciare a correre. «Guardavo i video e sognavo. Per preparare questa gara dico sempre che ho iniziato il primo giorno in cui ho iniziato a correre».

Il Giro dei Giganti, una settimana di sfida

«L’obiettivo era stare a lungo sulle gambe. Ho passato giornate intere sui nostri sentieri e si è creato un legame profondo con le nostre montagne»

Il Tor des Géants si sviluppa sulle alte vie valdostane, ai piedi di Monte Rosa, Cervino, Gran Paradiso e Monte Bianco: i «giganti» che danno il nome alla gara. Sessantini descrive una prova di circa 330 chilometri e 25 mila metri di dislivello, attraverso le valli della regione. Gigante diventa anche chi riesce a portarla a termine. Ha affrontato la gara a metà settembre 2025, in un’avventura durata una settimana. Nell’ultimo anno di preparazione ha accumulato centomila metri di dislivello, allenandosi sulle Orobie. «L’obiettivo era stare a lungo sulle gambe. Ho passato giornate intere sui nostri sentieri e si è creato un legame profondo con le nostre montagne».

La fatica, la natura e il valore della solitudine

Al sogno sportivo Sessantini ha associato significati che riguardano anche la vita quotidiana. Il primo è il valore della fatica: «Una cosa conquistata con fatica acquisisce valore». L’altro è la connessione con la natura e con se stesso. Sui sentieri cerca una solitudine scelta, che gli permette di ascoltarsi e vivere il presente.

Un libro per condividere le emozioni

Al ritorno, il bisogno di raccontare è stato immediato. Le parole di una conversazione, però, non sembravano sufficienti a restituire la profondità dell’esperienza. Così ha iniziato a scrivere, mettendo in ordine i ricordi ed elaborando le emozioni. È nato «Un passo alla volta. Viaggio tra le emozioni del Tor des Géants». Il centro del racconto è ciò che accade dentro una persona mentre affronta la fatica e si avvicina al proprio limite. «Quello che cerco di spiegare e ricostruire è soprattutto l’aspetto emotivo: cosa si prova quando si raggiunge il proprio limite».

Il sostegno a «Montagna per Tutti Filippo Ubiali»

Sessantini ha deciso di devolvere il proprio compenso al gruppo di volontari «Montagna per Tutti Filippo Ubiali», che opera nell’ambito del Cai per rendere la montagna accessibile a chi convive con una disabilità. Il gruppo ricorda Filippo Ubiali, esponente del Cai scomparso, impegnato nella sensibilizzazione sul tema dell’inclusione e nell’avvio di iniziative per rendere accessibili i rifugi delle Orobie. «Per me questo progetto è molto importante perché unisce due ambiti ai quali sono particolarmente sensibile: la montagna e il mondo della disabilità».

Il suo rifugio del cuore è il Brunone. Vorrebbe che fosse raggiungibile anche da chi non può arrivarci in autonomia: «Il mio sogno è che anche lì ci possano arrivare tutti»

Il rifugio Brunone e un desiderio di inclusione

Fuori dai sentieri, Sessantini coltiva anche la passione per la cucina, nata da bambino nell’attività dei genitori, che per decenni hanno gestito una pasticceria in via Borgo Palazzo. Tra ingredienti e preparazioni ha scoperto un interesse che lo accompagna ancora oggi. Non cerca necessariamente un’altra grande impresa: preferisce pensare alla serenità delle singole giornate e ai piccoli sogni quotidiani. Ma un desiderio legato alle sue montagne resta. Il suo rifugio del cuore è il Brunone. Vorrebbe che fosse raggiungibile anche da chi non può arrivarci in autonomia: «Il mio sogno è che anche lì ci possano arrivare tutti».

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