Abbandonò a Taleggio il corpo dell’amico morto cadendo dal tetto, chiesto il processo per il 53enne
LA VICENDA. Caricò il corpo sul furgone e lo abbandonò a Taleggio: arrestato con l’accusa di averlo ucciso. Ora il reato ipotizzato è l’omicidio colposo.
verdellino
Il 4 gennaio scorso l’egiziano 43enne Hassan Saber Qamer Ahmed Matried precipitò dal tetto dell’abitazione di Verdellino del tunisino 53enne Nouri Hedhili, perdendo la vita. Quest’ultimo non chiamò i soccorsi né le forze dell’ordine, ma caricò il corpo sul suo furgone per poi scaricarlo il giorno successivo in una piazzola di sosta a Taleggio, dove venne ritrovato la stessa mattina. Era stato arrestato per omicidio volontario, ma poi i carabinieri avevano accertato che si trattava di un incidente sul lavoro e quindi la pm Maria Esposito aveva chiesto la scarcerazione. Ora il sostituto procuratore ha chiesto il rinvio al giudizio per il 53enne, ma ipotizzando reati diversi: omicidio colposo, omissione di soccorso (quest’ultima non è però causa del decesso, che fu in pratica quasi immediato) e occultamento di cadavere, a cui si aggiungono le violazioni in materia di sicurezza (oggetto di un separato procedimento).
Il corso delle indagini
Le indagini avevano portato in brevissimo tempo a Hedhili. Che dell’accaduto aveva dato versioni diverse, parse inizialmente inverosimili. Tanto che il 6 gennaio era finito in carcere con l’accusa di omicidio volontario . La versione dell’incidente durante lavori sul tetto, l’ultima resa dal tunisino, aveva trovato solidità grazie al prosieguo degli accertamenti e ai risultati dell’autopsia sul corpo dell’egiziano. La stessa Procura aveva quindi chiesto la sua scarcerazione, che il gip aveva disposto il 13 gennaio.
Attraverso le indagini si è potuto stabilire che la vittima cadde durante lavori edili che stava eseguendo sul tetto, dopo che Hedhili gli aveva chiesto di dargli una mano. Ipotesi che ha trovato conferma dall’autopsia: le lesioni sono risultate compatibili con la caduta dall’alto. Esito a cui si sommano i risultati degli accertamenti sul posto: il luminol non ha evidenziato tracce ematiche compatibili con una colluttazione, ma piccole scie per un presunto trascinamento nel cortile sino al furgone. Inoltre, lo stato del luogo (come le tegole rotte in un secchio, il metro sul tetto) hanno confermato che ci fossero dei lavori in corso.
Gli inquirenti sono arrivati, grazie all’analisi a ritroso delle telecamere, a Hedhili come colui che, dalla propria abitazione, ha portato il corpo di Matried sino al luogo dove poi è stato ritrovato. Il tunisino ha sempre parlato di incidente, ma la dinamica che ha raccontato è stata più volte modificata. Inizialmente ha affermato che il 43enne era andato via da casa sua dopo i lavori. Poi ha ammesso di essere passato, con il suo furgone, sulla strada verso la Val Taleggio sia il 4 che il 5 gennaio per portare del cibo a una famiglia africana. Affermando successivamente che, insieme alla vittima, si era fermato in un parcheggio, da cui lui si era momentaneamente allontanato. Matried, stando all’iniziale racconto dell’indagato, sarebbe salito sul tettuccio del furgone per controllarlo mentre lui non c’era. Al suo ritorno, avrebbe trovato l’amico senza vita e, preso dal panico, avrebbe caricato il corpo sul furgone e infine l’avrebbe abbandonato a Taleggio.
Solo successivamente il 53enne ha ammesso che l’incidente era accaduto nella sua abitazione, mentre la vittima stava eseguendo dei lavori di manutenzione sul tetto. Ha dichiarato di averlo caricato sul furgone per portarlo in ospedale ma, dopo essersi accorto che era morto, aveva abbandonato il corpo in un luogo isolato. Il perché delle menzogne? La paura, soprattutto per la moglie e le figlie. Sino a quella versione che ha trovato finalmente riscontro.
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