«Bastava la sua presenza per portare allegria»: a Treviglio l’ultimo saluto a Franco Manzoni

IL FUNERALE. Il 69enne scomparso martedì 2 settembre per le conseguenze di un incidente. «Allegro e generoso, ha saputo farsi voler bene».

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Treviglio

«Siamo qui in chiesa senza pretendere di spiegare l’inspiegabile e senza volere accettare l’inaccettabile». Si è aperta con questa riflessione, pronunciata dal prevosto monsignor Zaccaria Bonalumi, l’omelia del funerale di Franco Manzoni, celebrato nel pomeriggio di venerdì 4 settembre nella Basilica di San Martino a Treviglio. Un pensiero che ha dato voce allo smarrimento di tanti, riunitisi per rendere l’ultimo omaggio al sessantanovenne trevigliese morto martedì 2 per le conseguenze di un incidente . Nelle prime panche la moglie Rosi, sua compagna di vita per quarantasette anni, i fratelli, i nipoti, i familiari tutti.

L’omelia del parroco ha tracciato il ritratto di un uomo stimato, aperto agli altri e capace di tessere legami autentici. Un profilo condiviso dagli ex colleghi di lavoro, che in un messaggio letto prima dell’inizio della funzione hanno ricordato come «Franchino» fosse «uomo di compagnia: bastava la sua presenza per portare allegria». Una persona che «amava la vita», ha detto commosso un ex collega della Stl di Lurano.

«Ha saputo farsi voler bene»

«Siamo qui solo per pregare – ha poi proseguito monsignor Bonalumi rivolgendosi direttamente alla vedova – soprattutto per te, Rosi, per chiedere al Signore la forza di andare avanti dopo quasi mezzo secolo trascorso accanto a Franco, persona allegra, generosa, che ha saputo farsi voler bene».

Il parroco ha poi richiamato il conforto della speranza cristiana di fronte al mistero della morte improvvisa: «Ci sostiene la certezza che Franco continua a vivere nel Signore che l’ha accolto a braccia aperte. La dimora che Gesù prepara non è una terra straniera o remota, ma vicina al nostro cuore». Da lì, ha proseguito, «Franco continuerà a camminare accanto a Rosi e a chiunque gli abbia voluto bene, affinché nessuno si senta smarrito o vinto dallo sconforto». Sull’altare, i gonfaloni dell’Aido di Castel Rozzone, città di origine del trevigliese, e Casirate d’Adda a ricordare l’ultimo gesto di generosità di Manzoni: la donazione degli organi.

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