«Clown Eolo» e il suo naso rosso per sempre nel cuore dei malati

IL LUTTO. Addio a Giuseppe Duzioni, scomparso a 63 anni per una malattia. L’impegno negli ospedali e nelle Rsa fino alle missioni. Mercoledì i funerali.

Lettura 1 min.

«Giuseppe era un pozzo di energia, metteva l’anima in tutto ciò che faceva». È in questa frase pronunciata dall’amico di sempre Pier Ubiali che si racchiude l’essenza di Giuseppe Duzioni, scomparso il 25 agosto all’età di 63 anni. Nato il 15 marzo 1963 e originario di Verdello, Giuseppe era l’anima del mobilificio «Duzioni Mobili Snc», l’attività ereditata dal padre e che oggi continua a vivere grazie al lavoro di uno dei suoi figli. Per Giuseppe però, nonostante la passione per il suo lavoro, venivano sempre prima le persone, l’ascolto e la relazione umana.

La sua generosità e la sua umiltà lo avevano portato a diventare, quasi a sua insaputa e solo per l’insistenza di chi vedeva in lui una guida, presidente dell’associazione «Dutúr clown», la realtà nata a Bergamo nel 2002 e legata al ramo nazionale di «Vip-Viviamo in positivo», con sede centralizzata a Torino, dove Giuseppe aveva fatto i primi corsi con Pier, in arte clown Ananasso. In corsia e nella vita di tutti i giorni per tutti era «clown Eolo»: «È una forma di volontariato che aiuta a crescere e a confrontarsi con la sofferenza – ripeteva Giuseppe – dove i volontari, con una passione sfrenata per il naso rosso e il camice colorato hanno dai 18 ai 45 anni e arrivano da tutta la Bergamasca».

A tracciarne un ricordo è Alessandro Pellegrini, compagno di viaggio nella clownerie con il nome di clown «Palla» e portavoce del gruppo «Pacoti Brasile», che definisce Duzioni come «un uomo eccezionale dal cuore grande, vero e proprio pioniere della clownerie negli ospedali e nelle Rsa bergamasche, spintosi poi anche in missioni in Africa e in Brasile per portare un raggio di sole dove la solitudine, la paura e la malattia rischiavano di avere il sopravvento. Dietro quel naso rosso non c’era soltanto una maschera, ma un uomo capace di avvicinarsi agli altri con un rispetto e un’umanità straordinari, capace di regalare momenti di pura leggerezza ai bambini ricoverati e parole di profondo conforto alle famiglie smarrite».

Un animo genuino, che i figli Raffaele, Elsa e Gionata descrivono come «un bambino, un giocherellone, un fuori di testa in senso buono, che talvolta combinava pasticci proprio perché non era capace di dire di no a nessuno, mettendo costantemente il prossimo davanti a se stesso». A confermare questa sua caratteristica è anche l’amico Pier: «Giuseppe era troppo generoso, anche quando non c’era la possibilità di fare ciò che gli veniva chiesto, lui diceva di sì e tentava».

Mosso da una forte fede religiosa, si impegnava anche a favore dell’oratorio e della comunità parrocchiale. La sua scomparsa, dovuta a una malattia che ha combattuto per cinque anni, lascia nel dolore la moglie e maestra alla scuola primaria Cinzia, i figli Raffaele, Elsa e Gionata, e la mamma Giovanna, stretti dall’affetto di un continuo via vai di persone che in queste ore stanno rendendo omaggio alla sua memoria con un ricordo sorridente. Il funerale mercoledì 26 agosto alle 10 a Verdello, seguito dalla sepoltura nel cimitero locale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA