Sui sentieri degli States per 4.800 chilometri: l’impresa di «Iron Riki»

L’AVVENTURA. Riccardo Ordanini, 34 anni, insegnante di Spirano, ha percorso il Continental Divide Trail, uno dei tre grandi sentieri escursionistici degli Stati Uniti tra orsi e avventura.

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Questo è uno di quei viaggi che non si misurano in ore di volo, ma in passi. Quello di Riccardo Ordanini ne vale milioni. Novantotto giorni e 4.800 chilometri di cammino - soprattutto in solitaria - lungo il Continental Divide Trail, uno dei sentieri più duri e selvaggi dell’America. Un’impresa che il 34enne di Spirano, «Iron Riki», ha trasformato in realtà al termine di un anno interamente dedicato all’avventura.

I risparmi e l’allenamento

Classe 1992, docente supplente di educazione fisica e motoria nell’ultimo anno scolastico ha insegnato nelle scuole primarie di Cividate al Piano, Calcio e Pumenengo, prima ancora a Bergamo. Tre anni fa si è appassionato di corsa, testando la sua preparazione sulla pista delle ultramaratone. L’impresa è frutto di anni di risparmi accumulati fino allo scorso settembre, quando è partito per attraversare il mondo seguendo alcuni dei cammini più affascinanti e impegnativi esistenti. Riccardo ha percorso complessivamente oltre 9.200 chilometri, quasi tutti a piedi e in autostop. Prima il Giappone, dove ha completato il celebre Pellegrinaggio degli 88 templi di Shikoku; poi la Nuova Zelanda con i 3.000 chilometri del Te Araroa Trail; infine gli Stati Uniti, dove era già stato nel 2023 per completare il Pacific Crest Trail.

I grandi sentieri del Nord America

Questa volta, però, ha scelto una sfida ancora più estrema: il Continental Divide Trail, uno dei tre grandi sentieri escursionistici del Nord America. «È un percorso molto più selvaggio e isolato – racconta –, ci sono lunghi tratti senza incontrare nessuno e bisogna essere completamente autonomi». L’avventura è iniziata il 6 aprile e si è conclusa il 12 luglio. Zaino in spalla e tenda come unica casa, ogni giornata seguiva lo stesso ritmo: sveglia all’alba, colazione, poi ore di cammino fino al tramonto, prima di coricarsi. Dal confine con il Messico attraverso le Montagne Rocciose, risalendo New Mexico, Colorado, Wyoming, Idaho e Montana fino a raggiungere il confine canadese. È stato «un viaggio incredibile – continua il 34enne –. Si passa dal deserto, dove per chilometri non c’è assolutamente nulla, a montagne che ricordano la Patagonia. Il Wyoming mi ha lasciato senza parole, mentre il Glacier National Park è uno dei luoghi più belli che abbia mai visto».

«È stato «un viaggio incredibile – continua il 34enne –. Si passa dal deserto, dove per chilometri non c’è assolutamente nulla, a montagne che ricordano la Patagonia. Il Wyoming mi ha lasciato senza parole, mentre il Glacier National Park è uno dei luoghi più belli che abbia mai visto».

Ma il Continental Divide Trail non regala soltanto panorami mozzafiato. I sentieri superano anche i 4.000 metri di quota e mettono a dura prova il fisico. «Il Colorado è stato la parte più impegnativa: tantissima neve, cammini per giorni con i piedi immersi nel bianco e la fatica si fa sentire». Non sono mancati nemmeno gli imprevisti, tra meteo e fauna

«È un’esperienza che ti cambia dentro e ti insegna quanto poco serva per essere felici»

selvatica. «Più volte mi sono imbattuto negli orsi. In un’occasione ho incontrato un esemplare con il suo cucciolo, ma per fortuna è andato tutto bene». Pochissime distrazioni e quasi nessuna connessione con il mondo esterno. «Quando riuscivo chiamavo casa, ma per il resto ero completamente immerso nella natura. È un’esperienza che ti cambia dentro e ti insegna quanto poco serva per essere felici».

Già pronto per la prossima avventura

Il 21 luglio è tornato a Spirano e già in mente corre l’idea di tornare negli Stati Uniti per affrontare il terzo e ultimo dei tre grandi percorsi - l’Appalachian Trail - e conquistare la Triple Crown of Hiking: «Un titolo che oggi hanno solo tremila persone». A raccontare la sua ultima avventura intanto restano le fotografie scattate lungo il percorso e pubblicate sul suo profilo Strava, piattaforma dedicata agli sportivi. Immagini realizzate con la sua macchina fotografica, senza la pretesa di essere un professionista. «Non sono un esperto – sorride -. Ha fatto tutto il paesaggio». E, osservando quei panorami sconfinati, viene facile dargli ragione.

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